agenzia europea del farmaco/intervista

Ema, parla Diana Bracco: dossier di Amsterdam non veritiero. Rivedere la scelta

di Marco Morino


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(Ansa)

3' di lettura

«Bisogna crederci. Noi ci abbiamo creduto moltissimo fin da subito. E ci crediamo ancora». Diana Bracco, imprenditrice del settore farmaceutico, già presidente di Expo 2015 spa, è sempre stata convinta che Milano fosse la destinazione più giusta per l’Ema. Non solo per Milano e l’Italia, ma anche per la stessa Europa. «Abbiamo sempre sostenuto - dice Diana Bracco al telefono con Il Sole 24 Ore - che scegliere una città inadeguata, e Amsterdam si è ormai rivelata tale, avrebbe rappresentato una sconfitta per l’Europa perché a farne le spese sarebbero stati ben 500 milioni di pazienti. È sempre bene ricordare infatti che l’Agenzia europea del farmaco si occupa della salute dei cittadini europei che contano su Ema per avere la possibilità di accedere tempestivamente a farmaci innovativi che in molti casi potrebbero essere davvero salvavita. Ecco perché ora è essenziale che si faccia di tutto per riaprire la partita. E non è questione nazionalistica o di campanili».

Dottoressa, è sorpresa dei ritardi che sta incontrando Amsterdam?

Sono passati poco più di due mesi dall’assegnazione dell’Ema ad Amsterdam e siamo tornati al punto di partenza. Ciò che sospettavamo è emerso alla luce dei fatti: mentre Milano metteva a disposizione una sede prestigiosa, il Pirellone, subito operativa e addirittura gratis per un primo periodo, Amsterdam non soltanto a causa di gravi ritardi non avrà la sede definitiva pronta nei tempi richiesti, ma anche la sede transitoria risulta inadeguata. Noi conosciamo bene l’importanza del lavoro dell’Agenzia per la salute dei cittadini e quindi auspichiamo che già nel prossimo Consiglio europeo si ridiscuta la questione. Se la città estratta con il sorteggio nel ballottaggio non è in grado di garantire il trasferimento e soprattutto la funzionalità dell’agenzia nei modi richiesti le istituzioni europee hanno il dovere di riesaminare la proposta di Milano che, tra l’altro, fu la città più votata nelle prime due votazioni.

C’è chi sostiene che non si sarebbe dovuti arrivare al quel fatidico sorteggio...

L’Italia, a onor del vero, aveva protestato contro l’uso del sorteggio in tempi non sospetti, ma è rimasta inascoltata. Aveva ragione il nostro governo: persino nel calcio oggi non si usa più il sorteggio ma si tirano i calci di rigore.

Cosa ne pensa dell’allarme lanciato dal direttore dell’Ema?

Sono parole gravi che colpiscono molto e preoccupano. Guido Rasi è italiano e proprio per questo è molto prudente nel dire cose che rischiano di sembrare a favore dell’Italia. Quindi se ha detto che la sede transitoria proposta da Amsterdam può contenere solamente metà degli impiegati che devono essere trasferiti, è una cosa assolutamente gravissima. All’Ema va garantita dalla città che l’ospiterà dopo il trasferimento da Londra in modo tassativo la funzionalità e la continuità delle sue attività che non possono fermarsi nemmeno per un giorno.

Ma, arrivati a questo punto, non c’è il rischio di essere fuori tempo massimo?

Se il dossier di Amsterdam non era veritiero, è giusto che venga riaperta la pratica dell’assegnazione. Le voci a livello europeo circolavano da tempo, ora è certo che la realizzazione dell'edificio destinato a ospitare l’Agenzia in Olanda è in gravissimo ritardo, tanto che è emersa la necessità di un doppio trasloco dell’ente, con complicazioni operative per l’Ema. Due trasferimenti che, ribadisco, avranno un costo economico rilevante. Anche la soluzione transitoria proposta dagli olandesi è poi del tutto insufficiente: addirittura metà delle riunioni dell’Ema finirebbero con l’essere fatte in un albergo, mentre è noto che richiedono assoluta riservatezza. Dunque, i governi hanno valutato e deciso basandosi su un dossier non veritiero e pertanto c’è margine per rivedere la scelta fatta. Quando Amsterdam ha presentato il suo dossier probabilmente erano consapevole che la sede non sarebbe stata pronta. Quindi ha mancato anche di trasparenza e correttezza.

Quale messaggio lancia al governo italiano?

Come hanno sottolineato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e gli esponenti di tutti gli schieramenti politici è importante che il nostro governo alzi la voce nelle forme e nei contesti più opportuni. Con l’obiettivo ultimo di garantire il pieno ed efficace funzionamento dell’European Medicines Agency, senza spreco di denaro pubblico: due temi che stanno a cuore a tutti i cittadini europei.

Sarà decisivo anche il voto del Parlamento europeo...

Si certamente, sarà importante così come lo saranno i ricorsi presentati dall’Italia. Da settimane al Parlamento europeo c’è un’interrogazione con argomentazioni solide presentata dalle deputate europee Patrizia Toia ed Elisabetta Gardini che richiedono spiegazioni su aspetti tecnici e impegni assunti dalle città candidate. Vedremo quali valutazioni esprimerà il Parlamento, ma siamo certi che tutti dovranno tenere conto.

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