lettera al risparmiatore

Emak, la nuova frontiera è nel Sud-est asiatico. Focus sull’attività di M&A

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Proseguire nel migliorare, anche grazie alla maggiore informatizzazione dei processi, la gestione del Capitale circolante netto. Inoltre: sfruttare l’M&A per la crescita ed integrare le società acquisite. Ancora: spingere sull’innovazione di prodotto. Sono tra le priorità di Emak a sostegno del business.

L’attività, a ben vedere, nel 2016 è stata caratterizzata da ricavi e profitti netti in crescita. Il fatturato si è assestato a 391,9 milioni in rialzo del 2,7% rispetto al 2015. L’utile netto consolidato è stato di 17,7 milioni a fronte dei 9 milioni realizzati due anni fa. Lo stesso Ebitda è salito (+9,6% a parità di area di consolidamento). Insomma: il giro d’affari e la redditività sono stati positivi. Unica eccezione: l’utile operativo. L’Ebit ha rallentato, passando dai 23,3 milioni del 2015 ai 21,9 milioni dello scorso esercizio.

La dinamica in oggetto, inevitabilmente, fa storcere il naso al risparmiatore. Il gruppo, tuttavia, non condivide la perplessità. Si tratta, è l’indicazione, soprattutto di un effetto legato allo shopping di Lemasa. Emak, infatti, ha svalutato l’avviamento della società brasiliana acquisita nel 2015. Una mossa che, giocoforza, ha impattato l’utile operativo. Tale evento però, sottolinea l’azienda italiana, è stato più che controbilanciato (oltre che dall’effetto cambi) dall’aggiustamento del prezzo da pagare per completare l’acquisizione della stessa Lemasa. Tanto che per l’appunto, conclude Emak, l’utile netto del 2016 è risultato superiore a quello del 2015.

I BILANCI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

Fin qui alcune considerazioni rispetto all’andamento del conto economico della multinazionale tascabile di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Il risparmiatore, però, è interessato a conoscere le strategie di sviluppo della società. In tal senso una priorità rimane il Capitale circolante netto (Ccn). Nella precedente «Lettera al risparmiatore» Emak aveva indicato, a fine 2016, l’obiettivo del rapporto tra Ccn e ricavi tra il 35 e 36%. Il valore si è assestato al 37,2%. Si tratta di una percentuale che soddisfa la società. La quale conferma, tra due anni, il target del rapporto in oggetto attorno al 30%. Un ulteriore riduzione da concretizzarsi in che modo? Fin qui gli sforzi sono stati concentrati soprattutto sull’attività presso le strutture produttive. Ora il focus sarà anche sull’efficientamento rispetto alle scorte presso le filiali commerciali. Così, ad esempio, i due magazzini che servono i mercati di Francia e Germania saranno accorpati. Non solo. Una leva importante è costituita dal nuovo Enterprise resource planning (Erp). Il sistema informativo, lanciato qualche mese fa e che verrà via via esteso a tutto il gruppo, dovrà consentire, da un lato, la riduzione delle scorte di magazzino; e, dall’altro, il maggiore adeguamento dell’offerta alla volatilità della domanda. A fronte di un simile contesto il Ccn, nelle intenzioni di Emak, dovrà diminuire.

IL FATTURATO SUDDIVISO PER DIVISIONI

Dati in percentuale

Ma non è solamente la gestione di scorte o magazzini. Altra priorità è quella sull’M&A. La crescita per linee esterne, si sa, è una strategia consolidata per Emak. Proprio su questo fronte il gruppo, in avvio dello scorso marzo, ha confermato l’esistenza di una trattativa finalizzata all’acquisizione di Lavorwash (gruppo attivo nella produzione e vendita di macchine per la pulizia, sia professionale che domestica). Ebbene: la firma del contratto preliminare, sempre secondo l’indicazione del mese scorso, dovrebbe concretizzarsi nel secondo trimestre dell’anno. Allo stato attuale Emak non fornisce particolari sull’operazione: il gruppo conferma solamente le trattative.

Trattative che invece, rispetto allo shopping del 30% di Cifarelli, sono state concluse nel 2016. Un’acquisizione di quota minoritaria che, grazie all’esistenza di opzioni put e call, dovrebbe portare alla «conquista» del restante 70% nel 2020. Qui, a differenza di Lavorwash attiva nel frammentato business riconducibile alla divisione «Pumps & High Pressure Water Jetting» (PWJ), l’operazione è appannaggio del più consolidato «Outdoor Power Equipment» (OPE). L’area in oggetto, vale la pena ricordare, è quella storicamente più importante per Emak. Nel 2016 ha generato il 46% dei ricavi del gruppo; il PWJ, invece, ha raggiunto un’incidenza sul fatturato del 26% mentre il peso della terza divisione aziendale («Componenti ed Accessori») si è assestato al 29%. Al di là dei singoli numeri è comunque probabile, soprattutto per l’M&A, che il PWJ possa negli anni aumentare l’incidenza sul buniness.

Ciò detto quali le dinamiche delle singole divisioni descritte? Lo scorso anno l’area «Components and Accessories» è stata contraddistinta da ricavi (+4,5%) e Mol (+29,6%) in salita. La dinamica, a ben vedere, è replicata nel PWJ: qui il fatturato è aumentato a 44,5 milioni mentre l’Ebitda margin è cresciuto al 13,4%.

Un po’ diversa, invece, la situazione nell’OPE. Nel 2016 il totale dei ricavi è leggermente sceso (-0,6%). Ma, soprattutto, l’Ebitda è diminuito del 12%. Proprio quest’ultima dinamica induce il dubbio. Il timore è che sussista una problematica rispetto alla capacità di aumentare la redditività. La società rigetta la preoccupazione. In primis, è l’indicazione, ha influito il maggiore peso, nella distribuzione, dei canali indipendenti caratterizzati da minore marginalità per il gruppo. Inoltre, aggiunge sempre Emak, ci sono stati diversi costi non ricorrenti: da quelli legati all’operazione su Cifarelli alla definizione di alcuni contenziosi fino ad oneri di ristrutturazione. Insomma: voci una tantum che, come tali, sono riconducibili al solo 2016. Di conseguenza, conclude l’azienda, si è trattato di una dinamica contingente. Al di là di ciò il gruppo sottolinea alcuni aspetti. Tra questi:la spinta sull’innovazione di prodotto che, agevolando le vendite, permetterà di sfruttare la leva operativa; e, poi, l’avvio delle sinergie con Cifarelli. A fronte di un simile contesto Emak, da un lato, stima per l’OPE il recupero nel 2017 del calo dell’Ebitda del 2016 rispetto al 2015. E, dall’altro, di raggiungere in un biennio l’Ebitda margin a doppia cifra.

Già, la doppia cifra. Il target è giustificabile grazie, per l’appunto, anche all’innovazione tecnologica. Questa è un fil rouge che attraversa le diverse divisioni. Così, ad esempio, il prossimo anno saranno lanciati sul mercato prodotti con la propulsione a batteria a ioni di litio. Senza dimenticare, poi, il positivo andamento del nuovo tipo di testina da usare nei decespugliatori professionali. Un sistema che è stato sfruttato anche, e soprattutto, per incrementare il business negli Stati Uniti. Quel mercato statunitense che ha indubbiamente contribuito alla crescita di Emak nel 2016; ma rispetto al quale il Presidente Donald Trump ha ipotizzato dazi sull’import. Un’eventualità che può impattare sullo sviluppo dell’attività di Emak. La società smorza i timori ed invita ad un’analisi più approfondita. In primis, è l’indicazione, bisogna vedere se dalle parole si passerà ai fatti. Ciò detto il gruppo sottolinea di avere due impianti in loco che producono prodotti per circa la metà del fatturato realizzato negli Usa. Di conseguenza, da un lato, l’eventuale impatto dei dazi è dimezzato in partenza; e dall’altro, se del caso, la produzione negli Usa potrà essere aumentata. In conclusione Emak dice di non essere preoccupata della situazione.

Dal Nord America all’Asia. Qui la Cina recita un ruolo primario. Tanto che la società italiana, tra le altre cose, punta ad una maggiore articolazione della distribuzione. Il gruppo, presente soprattutto nelle aree urbane, ha avviato l’ampliamento del suo raggio d’azione nelle zone rurali. L’obiettivo? Riuscire ad aumentare le vendite in ambito agricolo. Ma non è solamente il Paese del Dragone. Emak guarda anche a nuovi mercati. Stati del Sud Est Asiatico quali, ad esempio, Indonesia o Vietnam. Una nuova frontiera dove, attraverso accordi con distributori locali indipendenti e nuove famiglie di prodotti (ad esempio motoseghe da 50-55 di cilindrata), l’obiettivo è di arrivare, nel medio periodo, a vendere tra 50.000 e 100.000 macchine l’anno.

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