lettera al risparmiatore

Emak, più crescita organica con la meccanica «intelligente»

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Spingere ulteriormente sull’innovazione dei processi e dei prodotti. È tra le priorità del gruppo Emak, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, a sostegno del business. La strategia, a ben vedere, è trasversale alle sue tre aree d’attività. Quindi, per comprenderne l’applicazione, è necessario ricordare l’articolazione dell’oggetto sociale dell’azienda. La prima area è l’”Outdoor power equipment” (Ope). Qui sono ricompresi la realizzazione e vendita di prodotti per il giardinaggio, l’attività forestale e le piccole macchine per l’agricoltura (dai decespugliatori fino alle motoseghe). La seconda, invece, è il segmento delle “Pompe e High Pressure water Jetting” (Pwj). Ad esso si riconducono: macchinari per l’agricoltura, per l’industria e per il lavaggio (dalle idroplutrici professionali fino ai lava-asciuga pavimenti). Infine: i “Componenti e accessori”. Qui è inclusa l’attività di produzione e vendita di prodotti quali, ad esempio, il filo e le testine per i decespugliatori.

L’innovazione
Ciò detto Emak, per l’appunto, punta sull’innovazione tecnologica in tutti i segmenti. Così nell’Ope è rilevante la batteria elettrica. Verrà introdotta, nell’ultimo trimestre del 2018, su una gamma di prodotti tra cui i decespugliatori. Sempre nell’Ope c’è, poi, l’uso dei sensori. Un esempio? Le motoseghe. Il macchinario funziona spesso con la miscela di benzina ed olio. Quest’ultimo componente non di rado viene “dimenticato”. Con il che il motore si ingolfa e l’oggetto è da buttare. Attraverso il sensore, invece, da una parte è rilevato il surriscaldamento del motore stesso; e dall’altro l’attrezzo viene automaticamente bloccatto, mantenendone l’integrità. Non va dimenticato, inoltre, il cosiddetto “engine management”. Cioè: un sistema di controllo elettronico del motore. Questo, diventando “autoadattivo”, è in grado di stabilizzarsi su condizioni di efficienza ottimali, riducendo il consumo energetico e le emissioni inquinanti. Attualmente ne sono stati realizzati dei prototipi ma l’industrializzazione dovrebbe partire nel 2019. Riguardo ai “Componenti e accessori”, invece, il gruppo si è concentrato, tra le altre cose, nell’individuare nuove forme aerodinamiche della componentistica di decespugliatori e tosaerba per ridurre consumi energetici, rumore e vibrazioni. Infine: Pompe e idropulitrici. Qui l’azienda sfrutta l’Internet of Thing (IoT) che, peraltro, è trasversale alle altre aree di business. Così, sempre attraverso sensori, è possibile ad esempio il controllo da remoto delle pompe di verniciatura in un impianto industriale. Un sistema che monitora in tempo reale il funzionamento della macchina e permette, tra le altre cose, la manutenzione predittiva. Non solo. All’IoT si riconduce il progetto (oggi non operativo) di raccogliere i dati di come i prodotti “targati” Emak sono utilizzati. Un “set d’informazioni” che aiuterà l’azienza a migliorare l’offerta. Sennonché c’è un rischio: l’acquirente, deciso nel difendere la sua privacy, può diventare restio all’acquisto del prodotto. Emak, pure consapevole del tema, smorza la preoccupazione. In primis perché, ricorda, l’analisi di come i macchinari vengono utilizzati, ad esempio negli impianti industriali, è da tempo realtà. Inoltre perché il programma in oggetto non entrerà in vigore prima di due anni. Un tempo sufficiente, dice Emak, per tarare ogni passaggio in modo tale da rispettare la privacy dell’utente finale.


Fin qui l’innovazione tecnologica. Il risparmiatore, però, vuole a capire come evolve l’attività aziendale. In tal senso c’è il seguente quesito. Alla fine del 2017 la divisione dei ricavi pro-forma tra le tre aree di business vede l’Ope pesare intorno al 36% e il Pwj per circa il 39%. “Componenti e accessori”, invece, ha un’incidenza del 25%. Ebbene: nel medio periodo la ripartizione cambia? In generale no. Il peso dei segmenti di business resta più o meno lo stesso.

Peraltro, sul fronte della crescita, va rilevato che il gruppo punta maggiormente su quella organica. Negli ultimi 3 anni il tasso composto medio annuo di crescita (Cagr) si è assestato a circa il 6%. Di questo intorno al 4% è da attribuirsi all’M&A. Tra il 2019 e il 2021 invece, a fronte di un Cagr complessivo stimato al 5-6%, l’incremento per via linee interne dovrebbe pesare il 3-4%. In un simile contesto ben si capisce, quindi, perché Emak punti con forza sull’innovazione tecnologica, sborsando su questo fronte circa 17 milioni l’anno sia in Capex che Opex.

I numeri societari
Ma non è solo questione di crescita organica o R&D. L’interesse è anche verso i conti aziendali. Su questo fronte nel primo semestre del 2018 i ricavi e la redditività reported sono saliti. Il fatturato è cresciuto del 13,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (soprattutto, però, grazie al consolidamento, dal luglio 2017, di Lavorwash). L’utile netto, dal canto suo, è aumentato del 36,5% seppure aiutato dalla plusvalenza (2,47 milioni) per la cessione di Raico. A ben vedere la spinta ai conti è arrivata in perticolare dal Pwj e poi dall’Ope. In decelerazione, al contrario, il segmento dei “Componenti ed accessori”. Il che dà luogo ad un dubbio. La preoccupazione è che sussista un problema più strutturale che impatta il segmento di business in oggetto. Emak rigetta il timore. Dapprima la società ricorda che il risultato è in parte dovuto alla scelta di cedere la controllata Raico. Inoltre, aggiunge sempre Emak, c’è stato il rialzo delle materie prime che ha inciso sui costi operativi. Si tratta di maggiori oneri che, a fronte della durata media annuale dei contratti con i grandi clienti, non possono immediatamente riassorbirsi. Via via però che gli accordi vengono rinnovati, afferma il gruppo, c’è il recupero parziale della redditività. Quella marginalità, peraltro, “aiutata” anche dalle continue maggiori efficienze sulla filiera produttiva. Ciò detto Emak ricorda che la stessa strategia d’espansione del segmento in oggetto (ad esempio negli Usa) ne agevolerà la ripresa. Cosicché, sottolinea Emak, i “Componenti e accessori”nella seconda metà del 2018 vedranno rallentare la loro discesa. Per poi, nel 2019, tornare a crescere ripresa.

IL GRUPPO EMAK IN NUMERI

IL GRUPPO EMAK IN NUMERI

L’internazionalizzazione
Al di là della contabilità aziendale c’è infine un altro elemento: l’ulteriore articolazione internazionale. Tra i focus deve ricordarsi il Far East: in particolare su Cina e Sud-Est asiatico. Altra area d’interesse inoltre, al di là del Sud America e dell’Europa, sono poi gli Stati Uniti. Qui la società è attiva nei “Componenti ed accessori” e nel “Pump & High power jetting”. La volontà di Emak è di spingere i ricavi made in Usa. Nel 2017 erano circa 60 milioni di euro: l’obiettivo, in tre anni, è arrivare intorno a 100 milioni.

Ciò detto, però, deve ricordarsi che Washington ha imposto una serie di dazi doganali relativi alle importazioni di acciaio e alluminio e su alcune categorie merceologiche “made in Cina”. Una politica protezionistica che può limitare la crescita del gruppo. Anche perché Emak ha un’importante base produttiva in Cina sfruttata in parte per l’export verso gli Usa. La società smorza i timori. I suoi prodotti, dice il gruppo, in generale non sono colpiti da dazi. E, però, alcune idropulitrici ne sono coinvolte. Allo stato attuale, ribatte Emak, la situazione non è chiara. Comunque sia, afferma l’azienda, a differenza dei concorrenti che spesso producono solo in Cina, Emak ha stabilimenti anche in Europa. Quindi il suo posizionamento è migliore. Non solo. Con riferimento alla realizzazione del filo di nylon, spiega il gruppo, diversi competitor hanno le fabbriche solo nel Paese del Dragone. Emak, invece, lo produce nel Vecchio Continente.

In conclusione, quindi, la società da un lato considera il problema in oggetto limitato; e dall’altro prevede ricavi ed Ebitda a fine 2018 in rialzo rispetto al 2017.

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