l’intervista

Emanuele Iannetti: «Ericsson Italia pronta a scattare grazie al 5G»

L’azienda si lascia alle spalle la ristrutturazione e punta a una stagione di crescita

di Andrea Biondi

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Emanuele Iannetti, amministratore delegato di Ericsson Italia

L’azienda si lascia alle spalle la ristrutturazione e punta a una stagione di crescita


3' di lettura

Quello che sta per iniziare sarà l’anno dello sviluppo «massivo» del 5G. Da qui un’equazione che per l’ad Ericsson Italia, Emanuele Iannetti, è fin troppo semplice: «Il 2020 per noi sarà l’anno della crescita, in cui l’azienda, che ha chiuso il pregresso e non ha in essere procedure con esuberi, potrà puntare a crescere».

Il tutto sfruttando la killer application del momento per i vendor di infrastrutture: il 5G. Emanuele Iannetti, 52 anni, romano, è da metà maggio alla guida di Ericsson Italia e responsabile dell’area Sud Est Mediterraneo. Una posizione in cui è arrivato in un anno che per il gruppo sta rappresentando un punto di svolta con crescita dei ricavi e bilancio che dopo aver rivisto l’utile nel primo e secondo trimestre è tornato in rosso nel terzo, ma solo per un accantonamento a copertura di un’ammenda negli Usa. È proprio di qualche giorno fa la notizia del patteggiamento su accuse, per vecchie gestioni, di corruzione in 5 Paesi.

Va detto che il titolo sta chiudendo un 2019 positivo, in miglioramento a ieri del 6,52% da inizio anno e con una capitalizzazione di mercato di 26,4 miliardi di euro. L’azienda ha comunque rivisto al rialzo sia il fatturato 2020 (230-240 miliardi di corone svedesi rispetto alle 210-220 precedenti) sia i margini operativi (12-14% al 2022 rispetto al 12% previsto in passato). Per quanto riguarda l’Italia, dice Iannetti in questa intervista al Sole 24 Ore, «trovo estremamente significativo il passaggio del contratto di espansione, firmato un mese fa con ministero del Lavoro e sindacati».

Secondi nel settore dopo Tim.
Esatto. Grazie a questo innovativo ammortizzatore sociale sperimentale a partire dall’1 gennaio garantiremo almeno 30 assunzioni di giovani e percorsi di formazione per oltre 1.500 addetti sui 3mila dell’intero gruppo in Italia.

Certo, Ericsson in Italia ha passato anni bui. Tutto alle spalle?
C’è stato inevitabilmente un periodo di transizione in questi anni, con un riorientamento in linea con la strategia globale, che è stata quella di concentrarsi sul core business delle reti e dei servizi per gli operatori. C’è poi un aspetto particolare che va considerato

Quale?
Ericsson è in Italia da 101 anni. E non è una presenza solo commerciale. Abbiamo tre centri di ricerca, a Genova, Pisa e Pagani in provincia di Salerno. Abbiamo anche un centro di sviluppo software a Napoli. I clienti ci riconoscono questo valore aggiunto quale fattore differenziante rispetto ai competitor.

Nel bilancio di Ericsson Italia però nel 2018 ci sono ricavi per 583 milioni in calo del 22% e un utile di 7,3 milioni, ma dimezzato. La prima causa da voi individuata è poi l'aumento della competizione sul mercato.
Fra le cause però riportiamo anche quella della rifocalizzazione delle attività. È chiaro che in alcuni casi abbiamo dovuto rinunciare a una parte di fatturato. Abbiamo trasformato l’azienda e lo abbiamo fatto con ristrutturazioni, ma anche con cessioni di rami d’azienda. Ora però siamo pronti a sviluppare tutto il nostro potenziale di crescita

A cosa lega questa fiducia?
Fino allo scorso anno i progetti 5G non erano partiti. I trial sono in corso dal 2016 per quanto ci riguarda, ma il fatturato inizia ad arrivare solo ora. E il 2020 sarà l’anno in cui si potranno raccogliere i frutti.

Avete fornito i vostri equipment a Tim che però ha anche ha Huawei fra i fornitori, mentre Wind Tre ha Zte e Vodafone ha Nokia.
Dobbiamo fare chiarezza. Nella rete Core Ericsson Italia è presente in Tim, Vodafone e Wind Tre. Per la parte Radio siamo preponderanti in Tim e siamo ben presenti in Wind Tre insieme con Zte. È vero invece che, per la parte Radio, non siamo in Vodafone.

Le problematiche legate a Huawei vi stanno avvantaggiando?
La concorrenza è un valore per il mercato ma non mi concentrerei sul vantaggio o svantaggio legato a questa particolare dinamica. A noi interessa che il valore dei nostri prodotti e il know-how dei nostri ingegneri sia ben percepito dagli operatori che infatti ci vedono in una posizione di leadership. Noi oggi ci sentiamo forti, in grado di gestire clienti, mercato e momento. Ci piace essere misurati sul campo. Cito solo questi numeri: il 26% dei brevetti essenziali sul 5G, quelli «caratteristici» del servizio arriva dall'Europa. Ed Ericsson contribuisce in posizione di leader, per il 16 per cento.

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