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Emergenza alimentare, entro martedì i 400 milioni ai Comuni per i buoni spesa

La tempistica è scritta nella versione definitiva dell’ordinanza della Protezione civile, che fissa anche i criteri di ripartizione delle risorse

di Gianni Trovati

Coronavirus: arrivano buoni spesa e prodotti per 400 milioni

La tempistica è scritta nella versione definitiva dell’ordinanza della Protezione civile, che fissa anche i criteri di ripartizione delle risorse


2' di lettura

Arriveranno entro martedì 31 marzo i 400 milioni di euro destinati ai Comuni per finanziare i buoni spesa e fronteggiare l’emergenza alimentare. La tempistica è scritta nella versione definitiva dell’ordinanza della Protezione civile, che fissa anche i criteri di ripartizione delle risorse. L’80% del fondo sarà distribuito in base alla popolazione, e l’altro 20% si concentrerà nelle zone più povere in base al parametro della distanza fra il reddito pro capite del Comune e quello medio nazionale.

I tempi
Capire meccanismi e calendario è importante per misurare l’intervento e capirne dimensioni e funzionamento. E per evitare che domattina cittadini in difficoltà si presentino in Comune reclamando il buono spesa. Perché il momento è delicato e l’enfasi che accompagna i provvedimenti può rivelarsi controproducente. Dunque, i soldi arriveranno entro martedì, a meno di (improbabili) inciampi in Corte dei conti). Dopo di che sindaci e servizi sociali dovranno individuare le famiglie a cui riservare il buono spesa.

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Ecco l'anticipo del Fondo ordinario comune per comune

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Il valore del buono
L’ordinanza non fissa al momento il valore del buono: ma con 400 milioni di euro dovrebbe avvicinarsi a una media di 400 euro, dal momento che i calcoli svolti su una prima ipotesi da 300 milioni parlavano di 300 euro. Evitare di indicare l’importo nel provvedimento pare comunque una scelta saggia, perché permette ai Comuni di agire con più flessibilità modulando le risorse disponibili. La prova per le amministrazioni locali non è semplice: i buoni spesa potranno essere acquistati direttamente, con una deroga al Codice degli appalti che permette di accelerare parecchio. Ma è inevitabile che per acquisto e individuazione delle famiglie da aiutare ci vorrà almeno qualche giorno.

Gli altri soldi
Le risorse per i buoni spesa sono tutt’altro che infinite, ma per sostenere le Casse comunali interviene la seconda mossa. Da 4,3 miliardi. Queste non sono risorse aggiuntive, ma un’anticipazione del Fondo nazionale dei Comuni (il nome, “Fondo di solidarietà”, nasce anni fa e non c’entra con l’emergenza, perché riguarda l’aiuto che i Comuni con più risorse fiscali danno agli enti più poveri) che ogni anno vale. L’anticipo è un meccanismo ordinario, che è avviene tutti gli anni. L’anno scorso fu deciso il 20 marzo. Straordinario è il contesto, ed è ovvio che anche questi soldi aiuteranno i sindaci nelle spese emergenziali mentre le Casse si svuotano per l’impossibilità di incassare tributi, tariffe e canoni. Proprio per questa ragione, una parte importante delle risorse servirà alle spese ordinarie della macchina amministrativa che non riescono a essere alimentate dalle entrate proprie degli enti.

La situazione al Centro Sud
Del resto una paralisi delle amministrazioni per mancanza di fondi sarebbe stato un problema esplosivo sul piano sociale. Perché soprattutto al Centro Sud molti Comuni stanno già da giorni affrontando l’emergenza alimentare con mezzi di fortuna. Con l’aiuto del volontariato. E con lo sforzo straordinario di amministratori locali e dipendenti: uno sforzo, soprattutto negli enti medio-piccoli, inversamente proporzionale al valore di indennità e stipendi.

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