Confcommercio

Emergenza commercio: in nove anni perse quasi 100mila attività

Secondo il report «Demografia d’impresa nelle città italiane» pesa la continua stagnazione dei consumi che in termini reali sono sotto i livelli del 1999

di Enrico Netti

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Emergenza commercio al dettaglio. In nove anni sono state perse poco meno di 85mila attività di cui quasi 4.500 durante la pandemia. È quanto rivela la nuova analisi dell’Ufficio studi «Demografia d’impresa nelle città italiane» di Confcommercio che evidenzia che «questi numeri potrebbero essere anche peggiori immaginando un quadro più ampio, completo e in tempo reale dei dati». Infatti l’analisi è stata concentrata sui 110 capoluoghi di provincia e 10 comuni di medie dimensioni nel periodo dal 2008 al giugno 2021. La situazione poteva essere peggiore senza i ristori e il ricorso alla cassa integrazione che hanno congelato la situazione. La malattia che ha portato a tutte queste cessazioni ha un nome: stagnazione dei consumi. Infatti il report evidenzia come «una grossa parte della riduzione è dovuta, purtroppo, alla stagnazione dei consumi di tipo strutturale che affligge l’Italia da tanto tempo». Nel lungo periodo le cose vanno un po’ peggio per il commercio in sede fissa e gli ambulanti, meglio le attività turistiche nel lungo periodo. Non manca una nota positiva: nel lungo termine crescono «le attività legate al turismo. Sembra che esse siano cresciute anche durante la pandemia» si legge nel report.

La lunga crisi del commercio al dettaglio si spiega soprattutto con la continua flessione dei consumi che «in termini reali sono sotto i livelli del 1999 e lo stesso parametro in termini pro-capite si colloca sotto i valori del 1998, cioè 17.297 euro del 2021 contro i 17.708 euro di 25 anni fa - continua l’Ufficio studi di Confcommercio -. Se sommiamo le perdite di ambulanti a quelle del commercio dei negozi in sede fissa in nove anni spariscono quasi 100mila attività». Da parte sua Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, sottolinea come «pandemia e stagnazione dei consumi hanno acuito la desertificazione commerciale delle nostre città e rischiano di ridurre la qualità della vita di turisti e residenti - dice il presidente -. Per scongiurare questa eventualità bisogna sostenere con maggior forza le imprese più colpite, soprattutto quelle della filiera turistica, e utilizzare presto e bene le risorse del Pnrr per migliorare il tessuto economico urbano e quindi l’attrattività e la sicurezza e delle nostre città».

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