LAVORO

Emergenza coronavirus, ecco le regole per la ripresa delle attività produttive nella fase 2

Le parti sociali hanno aggiornato il protocollo del 14 marzo: l’uso della mascherina per assicurare il distanziamento tra lavoratori, sanzioni per inadempienze

di Giorgio Pogliotti

Coronavirus, ecco gli incentivi per le imprese che si preparano alla fase 2

Le parti sociali hanno aggiornato il protocollo del 14 marzo: l’uso della mascherina per assicurare il distanziamento tra lavoratori, sanzioni per inadempienze


4' di lettura

Per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni è previsto l’utilizzo di una mascherina chirurgica, nelle aree più a rischio si potrà ricorrere anche al tampone. E’ prevista una riorganizzazione degli spazi e degli orari di lavoro per evitare assembramenti. La prosecuzione delle attività produttive va coniugata con le condizioni di sicurezza: per le aziende inadempienti si potrà disporre anche la riduzione o sospensione temporanea delle attività.

Documento / Il protocollo aggiornato sulle misure per il contenimento del virus negli ambienti di lavoro

Lavoro agile per contenere i contagi
Sono alcune delle indicazioni operative concordate dalle parti sociali , che dopo una lunga trattativa in videocollegamento con i ministri Nunzia Catalfo (lavoro) e Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) hanno aggiornato il protocollo del 14 marzo con le misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid 19 nei luoghi di lavoro, in vista della “fase 2”.

Anche nella fase di progressiva riattivazione delle produzioni, il lavoro agile viene indicato come lo strumento utile in chiave di prevenzione dei contagi.

«Il confronto andato avanti per tutta la notte - ha commentato il ministro Catalfo-, si è concluso in modo proficuo. Ancora una volta, Governo e parti sociali si sono dimostrati attenti alla sicurezza dei lavoratori e, più in generale, dei cittadini. Un ulteriore passo avanti per garantire alle nostre imprese di ripartire». L’intesa, aggiunge il leader della Cgil, Maurizio Landini «verrà recepita in un dispositivo normativo. Questo ci consentirà di avere certezza ed esigibilità delle regole che abbiamo concordato».

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Responsabilizzata l’azienda e il lavoratore
L’azienda ha l’obbligo di informare i lavoratori, anche con depliant sulle misure di prevenzione del contagio, ma viene responsabilizzato anche il singolo lavoratore che deve rimanere a casa se ha sintomi influenzali o la febbre oltre 37.5°. Il personale, infatti, può essere sottoposto al controllo della temperatura all’ingresso, e sopra questa soglia non potrà accedere al luogo di lavoro.

Il datore di lavoro deve essere informato della presenza di qualsiasi sintomo influenzale durante l’espletamento della prestazione lavorativa. Le persone in tale condizione saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine non dovranno recarsi al Pronto Soccorso o nelle infermerie di sede, ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni.

Rientro in azienda con il tampone negativo
L’ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da Covid 19 dovrà essere preceduto da una comunicazione con la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.

E’ vietato l’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’Oms.

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Utilizzo di Dpi e tamponi
Se per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disporrà misure aggiuntive, come l’esecuzione del tampone per i lavoratori, «il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione». Viene dunque attenuata la disposizione prevista dalla bozza iniziale sul ricorso generale ai tamponi nelle aree maggiormente colpite dal coronavirus.

Altra novità: l’adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione individuale è considerata «fondamentale», ma è «evidentemente legata alla disponibilità in commercio». Se il lavoro impone di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro, e non siano possibili altre soluzioni organizzative, è «necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie».

Verranno adottati i Dispositivi di protezione individuale in base al complesso dei rischi valutati e, a partire dalla mappatura delle diverse attività dell’azienda. Per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni, è previsto l’utilizzo di una mascherina chirurgica.

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Sanificazione delle aziende a rischio
Se una persona con Covid-19 è stata presente all’interno dei locali aziendali, occorre procedere alla pulizia e sanificazione, e alla loro ventilazione. Va garantita la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, che nei reparti produttivi.

L’azienda può organizzare interventi periodici di pulizia ricorrendo agli ammortizzatori sociali (anche in deroga).

Orari differenziati nei luoghi di lavoro
Va ridefinita l’articolazione del lavoro con orari differenziati che favoriscano il distanziamento sociale, riducendo il numero di presenze in contemporanea nel luogo di lavoro, e prevenendo assembramenti all’entrata e all’uscita con flessibilità di orari. Vanno evitati assembramenti anche per raggiungere il posto di lavoro e rientrare a casa, con l’utilizzo di navette e di mezzi privati.

E’ previsto un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili

Pannelli in plexiglas per il distanziamento
Decisivo è il rispetto del principio del “distanziamento sociale”, che nei nei luoghi di lavoro si traduce nel riposizionamento delle postazioni lavorative, introducendo barriere di separazione con pannelli in plexiglas o mobilio, o ricavando spazi da uffici inutilizzati (come le sale riunioni, dal momento in cui si prevede il ricorso di norma a riunioni in videoconferenza, essendo sostanzialmente vietate quelle che richiedono la presenza delle persone).

Rafforzato il ruolo del medico competente
Il medico competente segnala all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e l’azienda provvede alla loro tutela nel rispetto della privacy.

Per il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione, il medico competente, dopo che è stato presentato il certificato che attesta il tampone negativo rilasciato dal dipartimento di prevenzione competente, effettuerà la visita medica precedente alla ripresa del lavoro, per verificare l’idoneità alla mansione e profili specifici di rischiosità.

Limiti all’accesso di fornitori esterni
Per l’accesso di fornitori esterni vanno individuate specifiche procedure di ingresso, transito e uscita, con percorsi e tempistiche predefinite, per ridurre le occasioni di contatto con il personale impiegato nei reparti o uffici aziendali.

Per approfondire:
Coronavirus, accordo governo-parti sociali su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: ecco il testo

Sicurezza in fabbrica, la manifattura di Bergamo firma il suo protocollo

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