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Emergenza Coronavirus, i precedenti della flessibilità Ue

Per la prima volta la clausola migranti/sicurezza è stata applicata dalla Commissione europea nel 2016 (governo Renzi) per tener conto della maggiore spesa dovuta al flusso straordinario di rifugiati in alcuni paesi membri

di Dino Pesole

Coronavirus contagia i mercati

Per la prima volta la clausola migranti/sicurezza è stata applicata dalla Commissione europea nel 2016 (governo Renzi) per tener conto della maggiore spesa dovuta al flusso straordinario di rifugiati in alcuni paesi membri


3' di lettura

Rallentamento del ciclo economico, interventi per il dissesto idrogeologico, fondi per l’accoglienza dei migranti, per la sicurezza e per la ricostruzione delle aree colpite dai più recenti eventi sismici. Dal 2015 in poi, l’Italia ha fruito di margini di flessibilità concessi dalla Commissione europea per far fronte a quelli che nell’attuale disciplina di bilancio comunitaria vengono definiti “eventi eccezionali”.

Flessibilità prevista nel Patto di stabilità e crescita
Già nel Patto di stabilità e crescita, e nelle sue successive declinazioni, è infatti prevista la possibilità di deviare dal percorso di rientro del deficit in direzione dell’”obiettivo di medio termine” (il pareggio di bilancio) se si è in presenza di una grave recessione, oppure si deve far fronte appunto a eventi che sfuggono al “controllo diretto” dei singoli Stati: dunque catastrofi naturali e ora l’emergenza coronavirus. Nel tempo per la verità l’accezione degli “eventi eccezionali” si è notevolmente ampliata e dunque anche nel 2020 certamente sarà possibile fruire di ulteriori margini sul versante del deficit per affrontare l’effetto combinato dell’epidemia esplosa in Cina e gli effetti che già si stanno evidenziando sul versante della crescita.

La linea della Commissione Juncker
A rendere possibile margini di scostamento dagli obiettivi di deficit concordati (già previsto dalle regole europee) è intervenuta nel gennaio 2015 la “Comunicazione sulla flessibilità” resa nota dalla Commissione presieduta da Jean Claude Juncker. Riforme, investimenti, ma anche eventi eccezionali. Nel totale delle diverse clausole tra il 2015 e il 2018 la flessibilità concessa si avvicina a 30 miliardi.

Clausola applicata per la prima volta con il governo Renzi
Per la prima volta la clausola migranti/sicurezza è stata applicata dalla Commissione europea nel 2016 (governo Renzi) per tener conto della maggiore spesa dovuta al flusso straordinario di rifugiati in alcuni paesi membri, in misura pari all’incremento delle spese registrato in ciascun anno del biennio 2015-16 rispetto all’anno precedente. Ma anche per effetto delle maggiori spese per la sicurezza collegate agli attacchi terroristici del 2016. Il nostro paese ha ottenuto grazie a questa clausola uno “sconto” pari a 0,03 punti di Pil nel 2015, a titolo di incremento di spese per immigrati. Nel totale per il 2016, si è trattato di 1,6 miliardi, pari allo 0,1% del Pil, destinati a far fronte alle maggiori spese per rifugiati e per la sicurezza.

Il bonus studenti
All’interno di questa voce, non senza suscitare una qualche reazione da parte di Bruxelles e in particolare dell’attuale vice presidente esecutivo della Commissione Ue, Valdis Dombrovkis, il governo Renzi inserì anche il cosiddetto bonus studenti (circa 500 milioni), con la motivazione che il terrorismo e l’estremismo lo si combatte anche elevando il livello culturale del paese. Nel 2017, per migranti e terremoto sono stati concessi altri 6 miliardi di flessibilità, mentre nel 2018 il “margine di discrezionalità” previsto dalle regole europee con riferimento a diverse tipologie di intervento è stato di circa 5 miliardi.

La salvaguardia del territorio
Più di recente, il focus degli “eventi eccezionali” si è spostato dalle spese per migranti e sicurezza alla salvaguardia del territorio. Un territorio fragile, con alto rischio idrogeologico, il nostro. Da qui la richiesta di flessibilità per “dissesto idrogeologico” e “interventi per la rete viaria” quantificata in 3,2 miliardi nel 2019 e 2020.

Spazi fiscali a beneficio degli Stati membri
L’interpretazione più elastica dell’attuale set di regole europee sul fronte dei conti pubblici ha aperto dunque e aprirà spazi fiscali a beneficio degli Stati membri, in attesa che si raggiuga un’intesa politica per riformare parametri ritenuti ormai non più adatti a rappresentare la situazione reale dei conti, quali il disavanzo strutturale o l’output gap.

Per approfondire:
Coronavirus e alto debito, occorre una manovra coraggiosa
Investimenti e meno tasse per uscire dalle secche della bassa crescita

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    Dino PesoleEditorialista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Conti pubblici, Europa, attività politico-parlamentari

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