intervista

Emergenza migranti ai confini greci, Unicef: «A Lesbo tensione altissima»

Il responsabile Unicef per la Grecia non nasconde la sua preoccupazione per ciò che sta avvenendo in queste ore con scontri sull’isola di Lesbo e con tensione ai confini terrestri, dove la polizia spara gas lacrimogeni sui migranti che tentano i passare in Europa dalla Turchia

di Valentina Furlanetto

Migranti, Grecia: fermate quasi 10mila persone al confine turco

3' di lettura

«Il passaggio ufficiale fra Turchia e Grecia è ufficialmente chiuso. Quello che avviene è che si è formato un assembramento di centinaia di profughi fra i due punti di frontiera. Poi ci sono migliaia di persone che provano a passare lungo tutto il confine, in particolare lungo il fiume Evros. La tensione è altissima. Ma possiamo davvero parlare di crisi umanitaria? Io direi che possiamo parlare di esiti umanitari di un problema che è politico».

Lucio Melandri, responsabile Unicef per la Grecia, non nasconde la sua preoccupazione per ciò che sta avvenendo in queste ore con scontri sull’isola di Lesbo e con tensione ai confini terrestri, a Edirne e Ipsala, dove la polizia spara gas lacrimogeni sui migranti che tentano i passare in Grecia dalla Turchia. A Lesbo è anche annegato un bambino, morto nel naufragio dell’imbarcazione sulla quale si trovava.

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Lucio Melandri, è vero che il personale umanitario è stato aggredito a Lesbo?
Si è vero, ci sono stati casi di aggressioni a personale delle ong e anche delle agenzie delle Nazioni Unite, per fortuna queste aggressioni non sono degenerate. È avvenuto perchè a Lesbo la tensione è altissima, ci sono 20 mila persone in un centro che ha una capacità di meno di 3000 persone. L’accesso al campo è stato bloccato per alcune ore. C'è stato anche il caso di una imbarcazione sulla quale stavano dei migranti alla quale è stato impedito di attraccare la porto di Mitilene. Questo perchè la popolazione residente di Lesbo si sente abbandonata e in questo abbandono alcune frange più violente e radicali prevalgono sulle altre. Se non si gestisce il problema, se non si identifica una soluzione il clima non potrà che deteriorare ulteriormente. D'altra parte lo Stato greco ha preso una posizione molto forte, cioè che nessun ingresso irregolare può essere tollerato.

Quindi sparano gas lacrimogeni sulle famiglie e i bambini?
Gli scontri per ora non sono fra la polizia turca e la polizia greca, ma fra la polizia greca e questa povera gente. Quello che sappiamo è che quelli che sono riusciti a passare sono stati posti sotto detenzione. Si parla poi della possibilità di sospendere il riconoscimento delle applicazioni del diritto d’asilo.

Come mai la situazione è precipitata?
Nelle isole la tensione era già da mesi molto elevata, negli ultimi giorni ci sono stati scontri tra i residenti e le forze di polizia perché la popolazione ha contestato la costruzione di nuovi centri per i migranti. Con questi nuovi arrivi il nervosismo è aumentato ulteriormente. Pensiamo che sono arrivate 800 persone in appena ventiquattro ore nelle isole. È evidente che c'è un movimento più importante di quello che c'era nelle settimane scorse. Questo crea grande preoccupazione e Atene ha fatto presente che questo flusso migratorio non può essere oggetto delle preoccupazioni di un solo Paese dell'Europa. La Grecia è un Paese piccolo che fa già molto, ufficialmente ospita oltre cento mila richiedenti asilo e questo crea grossi problemi anche solo per dare loro un tetto. Abbiamo 5000 bambini non accompagnati e solo per la metà di loro esistono protezioni adeguate, la metà si trova esposto a ogni tipo di abuso. La Grecia ha fatto uno sforzo enorme. Ma un Paese solo non può far fronte a un evento che dovrebbe coinvolgere tutta l'Unione europea.

Che soluzioni ci possono essere?
Noi come Unicef stiamo rafforzando le capacità ricettive già esauste, ma la preoccupazione è molto elevata. Il problema è che la politica prevale. Tutta questa vicenda è politica. Possiamo davvero parlare di crisi umanitaria? Io direi che possiamo parlare di esiti umanitari di un problema che è politico. Si attende che la soluzione sia umanitaria, ma nella realtà dei fatti la vicenda è politica. I cambiamenti climatici, i conflitti, le guerre e la povertà porteranno sempre più persone a muoversi per il mondo e questo fa si che non sarà più sufficiente erigere nuovi muri, bisognerà trovare soluzioni politiche.

Per approfondire:
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