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Emergenza pomodoro, da quattro Regioni appello al Governo

Gli assessori all’Agricoltura di Campania, Puglia, Basilicata e Molise chiedono al ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, «un urgente tavolo di lavoro» per affrontare l’emergenza

di Micaela Cappellini

(Federico Rostagno - stock.adobe.com)

3' di lettura

Gli assessori all’Agricoltura di Campania, Puglia, Basilicata e Molise chiedono al ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, «un urgente tavolo di lavoro» per affrontare l’emergenza in corso della campagna del pomodoro. All’avvio della raccolta l’Anicav, l’associazione che riunisce gli industriali delle conserve, aveva denunciato una forte carenza di manodopera tra i braccianti nei campi, nelle fabbriche di lavorazione e tra gli autotrasportatori che devono portare le cassette. Quest’anno, a causa del caldo intenso che ha accelerato la maturazione, la raccolta rischia di concentrarsi in pochi giorni: secondo l’assessore all’Agricoltura della Campania, Nicola Caputo (si veda Il Sole 24 ore del 12 agosto) il 20% del prodotto è già marcito nei campi e un ulteriore 20% rischia di fare la stessa fine.

Emergenza clima

Al ministro Patuanelli le quattro Regioni hanno ricordato tutto l’elenco dei fattori negativi che stanno influenzando il settore, comprese le eccezionali condizioni meteorologiche: in particolare il caldo eccessivo, che ha provocato una contemporaneità della maturazione del pomodoro da industria nelle quattro regioni, aumentando la sua deperibilità e provocando nei campi danni «già segnalati come rilevanti». Alcune di queste regioni, Campania e Puglia in testa, in queste ore devono fare i conti anche con l’emergenza incendi: ieri, in particolare, è ricominciata a bruciare la Murgia barese.

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Reddito di cittadinanza: convitato di pietra

Nelle quattro regioni dove si concentra buona parte della produzione nazionale di pomodoro da conserva, a inizio anno gli agricoltori avevano stabilito prezzi e contratti di fornitura con le industrie della trasformazione che ora rischiano di non venire rispettati. Nessuno vuole dirlo apertamente, ma in molti lasciano intendere che dietro la carenza di manodopera ci sia la questione del reddito di cittadinanza. «Ci sarà pure un fondo di verità - sostiene Onofrio Rota, segretario generale della Fai-Cisl - sul fatto che il reddito di cittadinanza ha spinto qualche operaio stagionale a stare a casa, ma il reddito di cittadinanza ha anche aiutato molte famiglie, dunque attaccare i sussidi può essere fuorviante».

Valorizzazione della filiera

Secondo il sindacato dei lavoratori agroalimentari, dunque, i problemi cruciali sono altri: «Primo, un mercato del lavoro che fatica a incrociare domanda e offerta di manodopera agricola e, secondo, una filiera troppo spesso schiacciata da speculazioni che abbassando il valore del prodotto, mortificano anche il lavoro e riducono gli spazi di crescita salariale. Due questioni cruciali sulle quali da tempo chiediamo di intervenire con politiche di valorizzazione della filiera, con più controlli contro il lavoro nero e a garanzia dell’applicazione dei contratti, e con più formazione rispetto all’innovazione tecnologica, che almeno nei territori che lo consentono può essere introdotta rendendo meno pesanti le mansioni dei lavoratori».

Che la carenza di manodopera regolare finisca invece con l’aumentare il ricorso al lavoro nero e al caporalato è un rischio. Il generale Gerardo Iorio, che guida i Carabinieri del Comando tutela del Lavoro, preferisce non commentare. Ma assicura: «La nostra attività di contrasto e di prevenzione è come sempre elevata, ed è stata resa più efficace grazie agli strumenti forniti dall’articolo 603 bis del Codice Penale».

Anche la Flai-Cgil respinge le strumentalizzazioni politiche: «A noi - dice il suo segretario nazionale, Giovanni Mininni - risulta per esempio che nel Foggiano, dove si coltiva il grosso del pomodoro da pelato, ci sia stato un importante balzo in avanti nella raccolta meccanizzata. La questione della carenza di manodopera nei campi dunque è sovrastimata. Mancano invece sì gli autotrasportatori. Così come mancano anche i lavoratori nella trasformazione, però mancano solo in alcune aziende: sono quelle che stanno facendo lavorare gli operai più ore di quelle previste dal contratto, ma senza retribuirgliele».

«Non abbiamo dati specifici che indichino una particolare carenza di manodopera - aggiunge Stefano Mantegazza, segretario della Uila - ma prendiamo atto che da parte delle imprese esistono segnali che vanno in questa direzione. La Uila è pronta al confronto per verificare insieme alle imprese della filiera e alle istituzioni le possibili soluzioni».

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