Cambiare vita

Emigrazione, siti e gruppi per non perdere le proprie radici

Barbara Ganz

4' di lettura

Da un lato c’è la perdita di talenti, persone che hanno studiato in Italia, ma hanno colto opportunità di crescita e carriera all’estero, con il rischio che la scelta diventi permanente. Da l’altro c’è lo sforzo di mantenere contatti e relazioni con chi è emigrato, o discendete dalle migliaia di persone che hanno nel tempo lasciato il NordEst principalmente diretti verso Svizzera, Brasile, Argentina.

L’eccellenza

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Dario Petri, direttore del Dipartimento di Ingegneria industriale all’università di Trento, è stato responsabile della Sezione Italia dell’IEEE (Institute of electrical and electronics engineers) che annovera oltre 5mila membri, ricercatori universitari o dell’industria. È la maggiore e più prestigiosa organizzazione mondiale no-profit nell’ambito delle nuove tecnologie (informatica, elettronica, telecomunicazioni, automazione, robotica, ingegneria aerospaziale, ingegneria biomedica e altro) e vi aderiscono più di 400mila ricercatori e professionisti di oltre 160 Paesi. Lo scopo è promuovere innovazione ed eccellenza tecnologica a beneficio dell’umanità favorendo la comunicazione e la collaborazione tra le comunità scientifiche e tra queste e il mondo produttivo. «Ogni anno un comitato internazionale di ricercatori IEEE di alta qualificazione scientifica eleva circa 300 membri al grado di fellow. Il riconoscimento è assegnato a ricercatori che si sono distinti nel proprio settore ottenendo risultati di assoluta eccellenza. L’IEEE fellowship è un riconoscimento di grande prestigio che comporta una grande visibilità per chi lo riceve e per l’istituzione cui appartiene». La lista dei prescelti per il 2021 mostra che questo riconoscimento è stato conferito a 9 ricercatori italiani operanti in Italia e a 7 laureati in Italia, ma che svolgono attività di ricerca all’estero, tutti in settori relativi alle nuove tecnologie». Un’arma a doppio taglio: «È un grande riconoscimento per la formazione e la ricerca del nostro Paese, ma anche un indicatore della quantità e qualità dei nostri “cervelli in fuga” - sottolinea Petri - Sembra ci sia una tendenza alla crescita del numero ricercatori italiani all’estero a cui viene riconosciuto il raggiungimento di risultati di eccellenza: cinque anni fa la proporzione era di 14 ricercatori in Italia, tre in altri Paesi, mentre non risultano IEEE fellows stranieri che operano in Italia».

I legami

L’associazione Bellunesi nel mondo ha 5mila soci ovunque e 80 famiglie, l’organizzazione territoriale per mantenere - o ritrovare - il rapporto con la terra d’origine. Fra i progetti realizzati c’è un social network, bellunoradici.net (oltre 1000 iscritti in 68 Paesi ), che collega bellunesi dalla prima alla quinta generazione con un tratto in comune: tutti, in Italia e nel mondo, hanno messo in luce le proprie capacità, raggiungendo posizioni di responsabilità e di prestigio nei più diversi settori, e possono dare indicazioni e consigli agli studenti che vogliono pianificare al meglio il loro futuro in Italia e all’estero, ma anche aziende ed enti che vogliono investire su idee e persone per lo sviluppo del territorio.

La Consulta

Lunedì 29 marzo, a Venezia, si è tenuta la riunione della Consulta regionale dei Veneti nel Mondo, con l’elezione del Vicepresidente e la presentazione del programma annuale per l’anno 2021. È un organo previsto dalla Legge regionale n. 2 del 2003: partecipano Federazioni e Associazioni che rappresentano emigrati veneti nel mondo (dalla Svizzera all’Australia e all’America, toccando territori come Brasile, Cile, Argentina, Canada), oltre ai rappresentanti di Unioncamere e Anci Veneto.

La Consulta ha espresso parere favorevole al programma annuale che ha tra gli obiettivi più innovativi la creazione di una piattaforma informativa “Wiki-Veneto”, come punto di contatto fra le collettività venete nel mondo. Sono previsti bandi che permetteranno di presentare proposte progettuali finalizzate a favorire il mantenimento delle tradizioni e usi veneti e il ritrovamento delle radici culturali venete presso le comunità all’estero. Ci sarà anche un avviso pubblico per l’organizzazione di soggiorni in Veneto di cittadini veneti emigrati e dei loro discendenti, mentre per consentire di poter rientrare in Veneto a chi ne ha la volontà ma non ha le capacità economiche verrà approvato un avviso pubblico per la concessione di benefici economici ai veneti emigrati e ai loro discendenti fino alla terza generazione per il rimborso, anche parziale, delle spese di viaggio e prima sistemazione.

Figli e discendenti

Si chiama “Studiare in Friuli” ed è nato nel 2001 progetto di interscambio riservato a figli o discendenti di corregionali del Friuli-Venezia Giulia all’estero promosso da Convitto Nazionale “Paolo Diacono” di Cividale del Friuli in collaborazione con Ente Friuli nel Mondo. Il Convitto finora ha messo a disposizione ogni anno scolastico fino a 20/25 borse di studio di un anno (o un semestre). I destinatari sono giovani di terza o quarta generazione, che portano cognomi per lo più friulani e hanno l’opportunità, grazie al supporto delle istituzioni, di riagganciare i legami dei corregionali all’estero con il Friuli-VG e riscoprire la lingua friulana, in un ambiente di apprendimento improntato alla convivenza di diverse culture. Per tutti la possibilità di approfondire la conoscenza della “Friulanità”, a contatto con le usanze e le tradizioni locali più caratteristiche. Gli studenti frequentano dei corsi intensivi di Lingua Italiana, in modo da rendere il più agevole possibile il loro ingresso in aula e l’inserimento nella comunità. Grazie agli accordi stipulati con gli istituti scolastici di provenienza, al loro rientro i ragazzi vedranno riconosciuto il percorso di studio frequentato in Italia. E nonostante l’emergenza Covid-19, «c’è la più forte volontà di proseguire con “Studiare in Friuli” e accogliere quanto prima nuovi studenti da tutto il mondo», dice la dirigente Alberta Pettoello.

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