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Emilia-Romagna, il Covid non ferma gli investimenti industriali

Presentata l'indagine annuale: si rafforza la spesa in formazione e sostenibilità; oltre l'87% delle imprese investirà anche nel 2021

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

«L’Emilia-Romagna esce dalla pandemia a testa alta perché nell’ultimo decennio le sue aziende si sono rafforzate a suon di investimenti: se il Covid fosse arrivato all'epoca del crac finanziario del 2009, oggi saremmo sicuramente in ben altre difficoltà». Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, chiude così la presentazione annuale dell’Indagine sugli investimenti industriali, che da un ventennio vede l’associazione regionale collaborare con tutte le territoriali per fotografare andamento e prospettive della voce più emblematica della preparazione delle imprese nell'affrontare l'arena competitiva globale.

Triplicata la spesa in sostenibilità

«Si tratta per me del terzo appuntamento con questa indagine e per la terza volta – sottolinea il presidente – anche nel pieno di una emergenza sociale ed economica rilevo la tenacia con cui le nostre imprese continuano a investire. È vero, hanno mollato un po’ la presa nel 2020 (gli investimenti sono scesi al 6,6% del fatturato, con un calo di circa un punto percentuale sull'anno prima, ndr), ma rispetto a dieci anni fa è triplicata la quota di chi ha investito in sviluppo sostenibile e anche per quest’anno l’87,4% delle imprese prevede investimenti.

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INVESTIMENTI REALIZZATI E PREVISTI
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Spesa in formazione

La spesa è focalizzata ancora più che nel passato sulla formazione (con un aumento di dieci punti in un anno delle imprese impegnate su questo fronte, salite al 58,3%), R&S (49.5%) e tutela ambientale (29,4%). Mentre scende leggermente la spesa in ICT dopo gli investimenti massicci del 2020 per fronteggiare smart working, servizi e marketing da remoto».

Investimenti privati e pubblici devono correre in parallelo

Nel 2010 era del 20% la quota di imprese industriali che investiva sui principi sostenibili ESG, nel 2020 la percentuale è salita al 58% e gli investimenti più “sostenibili” sono anche quelli che calano meno. Anche perché il tema green sta entrando in modo strutturale nelle politiche di sviluppo aziendale ai fini di migliorare non più solo la struttura dei costi e l’impatto esterno ma anche e soprattutto la reputazione verso clienti e fornitori. «Le imprese hanno continuato ad investire, con una chiara traiettoria di evoluzione verso una sempre maggiore sostenibilità. Anche per il 2021 per il 60% delle aziende aumentare il grado di sostenibilità sarà una priorità di investimento», spiega il presidente. Ma aggiunge anche che investimenti privati e pubblici devono sempre andare a braccetto: «Gli obiettivi del Patto regionale per il lavoro e per il clima in termini di decarbonizzazione ed energie rinnovabili sono molto ambiziosi e li abbiamo condivisi – aggiunge – ma senza norme chiare e strumenti finanziari la transizione energetica rischia di restare solo enunciazioni di principio».

La piccola dimensione frena spese e competitività

L’indagine campionaria ha coinvolto quest’anno 450 aziende industriali della via Emilia (61% piccole, 31% medie e 6% grandi). Lo scenario di svolta che si respira in queste settimane di allentamento della morsa epidemiologica e di ripresa di traffici e inflazione non possono però fa dimenticare neppure nella resiliente Emilia-Romagna che il sottodimensionamento aziendale resta un fattore discriminante dal punto di vista competitivo e l’indagine sugli investimenti lo conferma: le piccole realtà evidenziano maggiori criticità rispetto alle medio-grandi in tutte le voci scandagliate e una azienda (piccola) su cinque che non ha effettuato investimenti nel 2020, a causa dei cali di fatturato che hanno portato a rivedere i programmi di investimento.

La leva è all’interno delle imprese

E se non mancano le lamentele contro burocrazia e costi di adeguamento che frenano gli investimenti, soprattutto in sostenibilità, è però forte la consapevolezza che la leva strategica per lo scatto in avanti è dentro l’azienda, non fuori ed è rappresentata dalle risorse umane: oltre l'80% delle imprese prevede infatti di accompagnare le scelte legate alla sostenibilità con adeguamento e crescita delle competenze e delle conoscenze del personale.

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