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Emilia-Romagna, manifattura campione di export: +3,2% nel 2022

Investimenti fissi lordi in crescita del +10,7%: dai numeri dell'Osservatorio Confindustria Emilia-Crif la speranza «di portare il Pil 2023 oltre la soglia del +1%»

di Ilaria Vesentini

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3' di lettura

Politici e industriali dell'Emilia sono pronti a scommettere che le previsioni appena pubblicate da Prometeia, che danno il Pil della regione in crescita del +0,5% in questo 2023 compresso da rincari e inflazione, sono eccessivamente prudenti e al ribasso, come si è dimostrato negli ultimi due anni (il 2022 si è chiuso con un +4%, contro il +2,5% previsto a inizio anno e sopra la media italiana ed europea, il 2021 con un +8%, contro il +6% preventivato da Prometeia).

Ne sono convinti perché le filiere manifatturiere della via Emilia continuano a dimostrarsi campioni non solo per export (+3,2% in termini reali nel 2022, quindi scorporando l'effetto inflattivo, un trend confermato anche quest'anno), già schizzato oggi di 11,6 punti sopra i dati pre-pandemia e per tasso di innovazione (+10,7% gli investimenti fissi lordi nel 2022), ma «perché le nostre imprese associate sono le prime della classe, a livello nazionale e non solo, per solidità e per crescita di fatturato, margini, occupazione e capacità di ricerca e brevettazione», afferma Valter Caiumi, presidente di Confindustria Emilia area Centro. E non teme smentite presentando la seconda edizione dell'Osservatorio di filiera, realizzato dall'associazione che riunisce le industrie di Bologna, Modena e Ferrara in collaborazione con Crif.

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Le dimensioni delle filiere

Un ecosistema territoriale che per primo, all'interno della Confindustria nazionale, ha scelto di riorganizzarsi in filiere (20, di cui 17 manifatturiere) che con le loro 3.400 aziende per 75 miliardi di euro di fatturato e oltre 181mila lavoratori, rappresentano un patrimonio «ancora troppo poco valorizzato e conosciuto>, commenta Caiumi. L'evoluzione delle performance nel triennio 2019-2021 e il confronto con i dati medi delle imprese non associate sia in regione sia, ancor più, in Italia confermano la straordinarietà di questo tessuto imprenditoriale.

Un'azienda della chimica-farmaceutica italiana ha un fatturato medio di 8,8 milioni di euro e 5 addetti, il competitor medio del triangolo industriale Bologna-Modena-Ferrara fattura in media oltre cinque volte in più (48 milioni) con 63 dipendenti. Nel packaging e nei veicoli industriali la sproporzione è ancora più accentuata (meno di 6 milioni di fatturato medio in Italia e da otto a dieci volte in più in Confindustria Emilia) e sono solo un paio di esempi. I risultati di bilancio 2021 confermano la stazza e la salute del sistema rappresentato dall'associazione di via san Domenico, che dopo la crisi del 2020 ha tenuto un ritmo di crescita del fatturato e del Mol superiore a quelli medi delle imprese regionali e nazionali, trainato da agrifood, automotive, pharma, facilities, home, packaging, portando le filiere ben oltre i livelli del 2019 per ricavi e redditività.

LE 20 FILIERE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA EMILIA AREA CENTRO
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Industrie emiliane più internazionalizzate

L'Osservatorio Confindustria Emilia-Crif offre altri spunti che lasciano ben sperare sulla capacità della manifattura emiliana «di portare il Pil 2023 oltre la soglia del +1%, che non è una banalità dato il contesto – sottolinea l'assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro Vincenzo Colla – e si spiega con la continua crescita degli investimenti, come mostrano anche i risultati degli ultimi bandi che abbiamo promosso. Con la spinta del tecnopolo e dei fondi europei vogliamo arrivare al 3% di investimenti sul Pil. Siamo una regione molto attrattiva per i capitali, ora dobbiamo portare e trattenere qui competenze ed è proprio sulle misure concrete della nuova legge sui talenti che ci stiamo confrontando in questi giorni con tutti gli stakeholder».

La fame di personale qualificato nelle industrie emiliane è diventata un'emergenza come conferma il fatto che qui gli imprenditori pagano e spendono molto di più per i dipendenti rispetto alla media nazionale (l'incidenza del costo del personale sul fatturato è del 18,1%, oltre 5 punti sopra il dato medio Italia nel 2021). E sopra le medie sono i dati relativi all'export (oltre il 50% delle imprese associate a Confindustria Emilia esporta, contro il 21% in regione e il 16,4% in Italia e questo accade in tutte le filiere).

Inoltre le industrie della via Emilia pagano i fornitori con meno di 9 giorni di ritardo, contro i 24 giorni di ritardo dell'azienda media italiana. Due su tre hanno chiesto un finanziamento in banca e il 93% l'ha ottenuto (in Italia el 2021 il 38% delle aziende ha chiesto un prestito con un tasso di risposta positivo dell'88%). E una su tre (il 32,6%) ha ottenuto il massimo punteggio per livello di innovazione (Innovation score di Crif), che nel resto del Paese si aggiudica solo una impresa ogni dieci.


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