Covid

Emilia, Toscana, Abruzzo e Valle d’Aosta in giallo dal 10 gennaio. La Liguria evita l’arancione

Dal 10 gennaio restano bianche solo 6 regioni: Molise, Puglia, Sardegna, Basilicata, Umbria e Campania

di Andrea Gagliardi

Coronavirus, terapie intensive al 15,4%, aree mediche al 21,6%, 1.669 casi ogni 100mila abitanti

3' di lettura

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato le ordinanze per il passaggio da lunediì prossimo dalla zona bianca alla zona gialle delle regioni Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo e Valle d’Aosta. Si andranno ad affiancare alle 9 regioni e 2 province autonome già in giallo (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, PA di Trento, PA di Bolzano, Marche, Lazio, Calabria e Sicilia). Dal 10 gennaio dunque resteranno in bianco soltanto 6 regioni: Molise, Puglia, Sardegna, Basilicata, Umbria e Campania (ma con queste ultime 2 quasi a forte rischio giallo dal 17 gennaio).

Va specificato che con l'obbligo di mascherina all'aperto anche in zona bianca non c'è più di fatto alcuna distinzione tra le due zone a livello di misure anti-contagio. Ma in zona gialla i ricoveri ospedalieri sono maggiori (oltre il 10% di pazienti Covid in terapia intensiva e oltre il 15% nei reparti ordinari) e perciò la saturazione dei posti letto è un problema più grave che in zona bianca.

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L’incremento dei ricoveri

In base ai dati utilizzati dalla cabina di regia (riferiti alla situazione dei ricoveri in data 6 gennaio) passano in zona gialla dunque dal 10 gennaio l'Emilia Romagna (19,4% il tasso di ospedalizzazione nei reparti ordinari e il 15,7% nelle terapie intensive), la Toscana (17,9% dei ricoveri in area non critica e 17,2% in rianimazione), l'Abruzzo (18,7% dei ricoveri di pazienti Covid nei reparti ordinari e 13,3% in terapia intensiva) e la Valle d'Aosta che ha ricoveri nei reparti ordinari addirittura da zona rossa (42,4%) ma terapie intensive al 15,1 per cento. Con due paio di ricoveri in più in rianimazione scatterebbe l’arancione. Con cinque in più il rosso.

Umbria e Campania a rischio

Rischiano di lasciare a breve la fascia bianca anche l'Umbria (27,3% i ricoveri area non critica e 9,4% in rianimazione) e la Campania (rispettivamente 19,8% e 9,8 per cento).

La Liguria sfiora l’arancione

Mentre la Liguria, a lungo in bilico, evita per un soffio questa settimana la zona arancione. Ha infatti superato la soglia critica del 30% di ricoveri di pazienti Covid nei reparti ordinari (siamo al 34,2%) ma sfiora soltanto quella del 20% in terapia intensiva (siamo al 19,9% - dato cabina di regia). Pericolosamente vicina alla zona arancione anche la Calabria (33,7% nei reparti ordinari e 17,8% in rianimazione). Sotto osservazione le Marche (24,1% in area non critica e 23,9% in terapia intensiva

Cosa cambia in arancione

Va segnato peraltro, che al di là della pressione ospedaliera maggiore (oltre il 30% di pazienti Covid ricoverati nei reparti ordinari e oltre il 20% nelle terapie intensive), nella zona arancione le misure restrittive sono diventate pressocchè identiche a quelle della zona bianca e gialla (dove le norme sono attualmente identiche).
In base all'ultimo decreto anti Covid di fine anno e alla tabella pubblicata da palazzo Chigi, l'obbligo di super green pass è stato infatti esteso in zona bianca e gialla a partire dal 10 gennaio praticamente a tutte le attività per le quali in precedenza era previsto solo in arancione.

La necessità del super green pass

Come è possibile verificare nella tabella aggiornata sul sito di palazzo Chigi, in zona arancione resta però una maggiore stretta, perché, il super green pass (oltre che per tutte le attività per le quali è previsto già in zona bianca e gialla) è obbligatorio solo in questa fascia cromatica anche per:
- accedere ai negozi dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi (eccetto alimentari, edicole, librerie, farmacie e tabacchi, dove l'accesso è libero);
- partecipare ai corsi di formazione in presenza- praticare sport di contatto all'aperto;
- effettuare spostamenti con auto propria verso altri comuni o fuori Regione, a meno che non si tratti di spostamenti per lavoro, necessità e salute (in questi casi basta l'autocertificazione).

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