Telecomunicazioni

Emirates entra in Vodafone: sale al 9,8% e paga 4,4 miliardi di dollari

L’operazione ha carattere finanziario e la società non punta ad avere voce in capitolo nella gestione, anzi intende supportare il management e il piano presentato a novembre

(Ricochet64 - stock.adobe.com)

2' di lettura

La compagnia telefonica degli Emirati Arabi Uniti Etisalat è entrata nel capitale di Vodafone. La società ha comunicato di aver acquisito una partecipazione del 9,8% per 4,4 miliardi di dollari e di aver «effettuato l’investimento per ottenere un’esposizione significativa nel leader mondiale nella connettività e nei servizi digitali». In questo modo è diventato di gran lunga il primo azionista singolo davanti a BlackRock, Vanguard e HSBC Holdings.

Emirates, questo è il nome con cui è conosciuta la compagnia degli Emirati, si è mossa attraverso la controllata al 100% Atlas 2022 che ha pagato ciascun titolo circa 159 dollari. La manovra non ha però alcun intento “bellicoso”. Anzi la compagnia è pienamente in sintonia con l’attuale consiglio di amministrazione di Vodafone e il team di gestione esistente. Così come condivide le linee guida della strategia annunciate a novembre 2021. In virtù di ciò allo stato attuale non punterebbe ad avere alcuna rappresentanza in cda e non sarebbe intenzionata a promuovere un’offerta su Vodafone.

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L’investimento ha piuttosto una logica di lungo termine volta a supportare il gruppo telefonico. Di fatto la mossa viene spiegata come una sorta di investimento finanziario con la possibilità però di realizzare partenership commerciali o nella ricerca e sviluppo.

Va detto, peraltro, che l’acquisto è arrivato proprio mentre Vodafone deve affrontare le pressioni del fondo attivista Cevian Capital AB, che ha invitato il gigante delle telecomunicazioni a semplificare la propria attività e perseguire accordi per migliorare i rendimenti. La società è in trattative per unire le business unit del Regno Unito con l’operatore rivale Three UK, di proprietà di CK Hutchison, secondo quanto riportato dal Financial Times qualche settimana fa.

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