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Emissioni obbligazionarie con concambi e irredimibili per ottenere soldi sul mercato senza aumentare il disavanzo

Contrariamente a quanto molti pensano, il nostro debito pubblico non viene ancora del tutto rigettato dai risparmiatori italiani e dagli investitori esteri nonostante l'allarme rosso

di Giancarlo Mazzuca

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(luzitanija - stock.adobe.com)

Contrariamente a quanto molti pensano, il nostro debito pubblico non viene ancora del tutto rigettato dai risparmiatori italiani e dagli investitori esteri nonostante l'allarme rosso


2' di lettura

All'Enel si è accesa la lampadina. Di recente l'ente elettrico ha lanciato una nuova emissione obbligazionaria da 1,8 miliardi di euro con alcune caratteristiche particolari: per un parte (1,1 miliardi) era previsto il concambio con vecchi titoli già sul mercato mentre, per l'altra “tranche” (700 milioni), erano stati scelti gli “irredimibili ibridi”, titoli, cioè, che potranno essere rimborsati dopo un periodo di tempo prefissato.

Operazione gradita dai risparmiatori

L'operazione, nel suo complesso, è stata gradita dai risparmiatori: la richiesta ha, infatti, raggiunto i 3 miliardi. Riparlo oggi di quest'operazione dell'Enel perché è analoga a quella descritta in luglio da “Sale in zucca” che aveva ripreso un'idea dell'Istituto di Antropologia della Finanza guidato da Paolo Alazaraki. Quel progetto suggeriva al Tesoro di emettere titoli di Stato per 400 miliardi, tra concambi ed “irredimibili”, che non avrebbe, quindi, inciso sul volume totale del nostro debito pubblico. Un modo intelligente, in tempi di Covid, per rastrellare soldi sul mercato senza aggravare ulteriormente il disavanzo che ha sempre più raggiunto livelli da allarme rosso.

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L’“appeal” del debito pubblico italiano

Il successo dell'ultima operazione dell'Enel conferma, appunto, come quella proposta meritasse un approfondimento. Anche perché, contrariamente a quanto molti pensano, il nostro debito pubblico non viene ancora del tutto rigettato dai risparmiatori italiani e dagli investitori esteri nonostante l'allarme rosso. Il motivo? Il Belpaese viene ancora considerato abbastanza solido per il semplice motivo che resta tuttora un discreto “mix” tra risorse industriali, turistiche e culturali. Quella proposta diventava, così, anche un messaggio di speranza. Senza contare che, se l'emergenza economica dovesse continuare per molto tempo ancora (tocchiamo ferro …), possiamo sempre giocare il “jolly” di Francoforte della Bce in grado di premere il grilletto di un nuovo “bazooka” tipo quello usato, anni fa, da Mario Draghi per salvare la Grecia dalla bancarotta.

Serve piano per programmare il disavanzo nel medio e nel lungo periodo

Certo, con il ritorno di fiamma del contagio, la situazione appare ora sempre più grave. Ma, a dispetto di tutto, molti addetti ai lavori continuano ad avere un briciolo d'ottimismo: anche stavolta possiamo farcela. Ecco perché, sulla scia dell'Enel, sarebbe opportuno che il Tesoro studiasse a fondo queste emissioni obbligazionarie con i concambi e con gli “irredimibili”. E, in parallelo, il governo dovrebbe pure varare un piano molto più dettagliato d'interventi in modo da programmare meglio l'andamento del nostro disavanzo nel medio e lungo periodo. Anche perché, di questo passo, i finanziamenti europei del Recovery Fund rischiano di slittare alle calende greche con una “Azienda Italia” che è già arrivata ai tempi supplementari.


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