Interventi

Emmanuel Farhi, economista e uomo rinascimentale

di Matteo Maggiori

2' di lettura

Emmanuel Farhi, una delle grandi menti del pensiero economico contemporaneo, è morto prematuramente a fine luglio, giusto un mese fa. Brillante economista francese e professore ad Harvard negli Stati Uniti si è spento a 41 anni a Boston. Ha contribuito in modo fondamentale allo sviluppo della teoria macroeconomica keynesiana, dell'instabilità finanziaria e delle politiche macroprudenziali, e all'analisi del sistema monetario internazionale.

Allievo e coautore del Premio Nobel Jean Tirole ha con lui sviluppato l'analisi delle distorsioni nel sistema bancario che portano le banche ad assumere rischi eccessivi e correlati tra loro. Un tema di ricerca divenuto fondamentale con la crisi finanziaria del 2008 e le politiche di salvataggio delle banche.

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Motivato dalla crisi del debito sovrano in Europa del 2011-12, Emmanuel ha sviluppato insieme con Ivan Werning un'analisi della politica macroprudenziale dentro e fuori da unioni monetarie. Al centro dell'analisi hanno posto un'esternalità della domanda proveniente dalla tradizione keynesiana. Se i prezzi e salari sono troppo alti in Italia rispetto alla Germania, in assenza di un deprezzamento del tasso di cambio, l'Italia soffre una recessione. Le scelte di produzione e consumo individuali non sono socialmente ottimali perché non internalizzano che la spesa di ogni individuo contribuisce a creare domanda e lavoro per altri. Trasferimenti fiscali tra i Paesi dell'unione sono ottimali; un'unione fiscale oltre che monetaria. Le analisi di Emmanuel hanno precorso le politiche adottate dall'Eurozona nella crisi del Covid.

Con Ricardo Caballero e Pierre-Olivier Gourinchas, Emmanuel ha contribuito allo studio degli squilibri globali con l'emersione della Cina e il deterioramento della bilancia di pagamento degli Stati Uniti. Temi importanti per la politica economica statunitense legati all'ipotesi di Ben Bernanke, ex governatore della Federal Reserve, che questi squilibri inducano tassi di interesse molto bassi negli Stati Uniti.

Emmanuel ed io ci siamo conosciuti nel 2012, quando io avevo appena finito il dottorato. Siamo poi divenuti coautori e colleghi. Insieme abbiamo scritto una teoria del sistema monetario internazionale. Ho un bellissimo ricordo delle nostre lunghe passeggiate assorbiti in conversazioni su quale fosse il modello giusto. Pensavamo ai rischi dovuti al crescente debito americano. Rischi non immediati, anzi spesso ignorati, ma fondamentali per il lungo periodo. È difficile per me tollerare che Emmanuel non ci sarà nel lungo periodo.

Emmanuel scriveva in ricerca quello che pensava fosse il meglio, non quello che necessariamente fosse popolare al momento. Recentemente aveva avviato con un suo ex studente, David Baqaee, una nuova agenda sulle fondamenta della produzione aggregata. Ne era entusiasta.

Sebbene da tanti anni a Boston, era profondamente francese ed europeo. Aveva studiato le imperfezioni dell'Eurozona e disegnato politiche per migliorarla. Il Presidente francese Macron ne ha recentemente ricordato il contributo alla propria agenda di governo.

Un uomo del rinascimento con interessi nelle arti, nella letteratura, e nel cibo. Una delle nostre ultime conversazioni era una ricerca di buoni libri da leggere su Alessandro Farnese, poi Papa Paolo III. Lascia una madre adorata ed una compagna italiana, Micol, a cui rivolgo tutto il mio affetto. Ero sicuro che un giorno avrei dovuto scrivere un articolo sui grandi contributi di Emmanuel Farhi, mai avrei voluto fosse un articolo in memoriam.

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