la settimana della moda di milano, giorno 3

Emporio Armani, mega show a Linate puntando ai Millennial. Per Tod’s lusso è artigianalità virtuosistica

di Angelo Flaccavento

3' di lettura

La giovinezza è valore, dato di fatto o inafferrabile utopia di una stagione troppo breve? Con l’ossessione Millennial che non s’arresta, l’interrogativo incalza senza trovar risposta, perché la moda da un lato accetta varie demografia d’età, dall’altro si infantilizza a vista d’occhio. È una esperienza totalizzante e instagrammabile, per Millennial di ogni età, l’evento Emporio Armani Boarding: una impresa epica sotto ogni aspetto, dai 166 look alla scelta di un hangar nell’aeroporto di Linate come teatro dello show.

L'aeroporto diventa teatro: la sfilata-show di Emporio Armani a Linate

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Giorgio Armani pensa in grande, e ha stuoli di collaboratori che realizzano senza sbavature le sue visioni. La macchina dello spettacolo è oleata a perfezione: dopo il check in (vero, ai banchi) ci si siede nell’immensa arena. Apre un toccante omaggio video a Milano come metropoli internazionale, chiude Robbie Williams live, in mezzo ci stanno i vestiti, per uomo e donna, summa di decostruzione e dinamismo. C’è molto, forse troppo, ma con una macchina scenica così era naturale debordare. Il disegno, chiaro, è di ammantare Emporio della stessa patina di desiderabilità che ebbe negli anni Ottanta e Novanta; di renderlo appetibile in primo luogo per i Millennial. Impresa ardua, ma possibile, che richiede un editing implacabile oltre allo spettacolo, che comunque rimarrà negli annali.

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Anche Miuccia Prada sembra guardare a un pubblico giovane, cui propone una versione aggiornata dell’ugly chic che la rese famosa vent’anni fa. La signora scatena il proprio lato lisergico, libertario e psichedelico mentre promuove un modello estetico borghese.

È il gioco cui ci ha da tempo abituati: la distorsione del classico, strapazzato ma mai negato. Con il cerchietto punk e i maglioni bucati, le ribelli di Prada sono rivoluzionarie da camera, in gambaletti da nonna e borsette da regina Elisabetta. Si oppongono alla banalità e brutalità del presente, ma non si sporcano troppo con la realtà. Le novità non sono molte, ma il prodotto brilla, e il botteghino ne gioverà.

Lo stile conservatore torna in auge, in varie guise. Sulla passerella di Fendi si materializza il ladylike da giungla d’asfalto in un proliferare di tasche, distribuite a iosa su copriborsa di neoprene che proteggono i preziosi articoli pellettieri della casa, applicate a contrasto su gonne di pvc.

 Fendi, logomania, pelle e trasparenze per  la primavera-estate 2019

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Ritorna la Baguette, in due misure, da portarsi dietro entrambe, mentre corsetti cingono la vita, evitando che la praticità prenda una china militare. La visione è fresca, invero metropolitana, e convince.

Lo chic perbene di Tod’s ha una nonchlance tutta italiana, e una leggerezza espressa attraverso il saper fare italianissimo di artigiani capaci di plasmare ogni materia.

Tod’s, invasione di pelle nel guardaroba di primavera

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In passerella vanno uomini e donne, vestiti in una palette delicata di tonalità che addosso quasi scompaiono; le forme accompagnano il corpo con naturalezza. Protagonista è la pelle: conciata, intarsiata, lavorata fino a diventare un tessuto, tagliata in forma di suit sartoriali dall’appiombo seducente, ridotta in frange che vibrano come piume sul mocassino con i gommini.

La voglia di giovinezza è in fondo desiderio di fuga: un tema che, in varie declinazioni, è forza trainante di stagione. Veronica Etro parte in surf dalla West Coast per approdare in Giappone. Mescola la muscolarità e fisicità di uno sport dal forte potere aggregante alla spiritualità zen, gli abitini impalpabili ai corpetti di neoprene, e il risultato ha la nonchalance svagata tipica di Etro, ma non l’aroma hippie troppo a lungo associato alla maison.

Etro, l’allegria di un’estate sul Pacifico

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Da Sportmax il repertorio del surf entra nel guardaroba metropolitano unendo alto impatto visivo e performance, mentre da Blumarine il romanticismo incontra lo sport, e i bermuda da ciclista i pizzi a tombolo, in una rivoluzione annunciata che in fondo è solo styling. Massimo Giorgetti moltiplica rose e reti elastiche da MSGM. La ricerca di una nuova chiarezza espressiva è evidente, ma c’è ancora del lavoro da fare. Il non finito di Moschino è un commentario divertente sull’insensatezza dei cicli della moda.

Antonio Marras, piume, farfalle e tocchi tropicali

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Antonio Marras decostruisce militarismi e camouflage con puro afflato libertario. Marco De Vincenzo, in fine, fa cozzare Sicilia e America, psichedelia e dramma. È fuga anche questa: tra le memorie fanciullesche di una zia in visita dagli States.

La sfilata Marco De Vincenzo per la primavera-estate 2019

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