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Emporio Armani plasma un nuovo formale. E l’estetica street è in via di estinzione

N°21 rende intriganti colori neutri e forme, mentre Neil Barrett ammorbidisce il rigore. Da Marni l'estetica del caos

di Angelo Flaccavento


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(AFP)

3' di lettura

È ufficiale: la moda maschile sta guarendo rapidamente dalla febbre street che negli ultimi anni ha fatto della tuta da ginnastica abbinata al piumino l’ubiquo grado zero dello stile. Nella fashion week attualmente in corso a Milano, aggettivi come formale, o classico, sono di nuovo al centro del discorso. Quanto poi questo modificherà davvero i modi e i comportamenti delle nuove generazioni, certamente interessate alla moda, ma pressochè digiune della relativa cultura, almeno in senso tradizionale, è tutto da vedere.

Giorgio Armani da Emporio Armani ricama addirittura la scritta «Classic-pro», leit-motiv grafico e concettuale di tutta la stagione, sul petto dei cappotti, sul dorso delle maglie. «Pro» come progresso, ma anche come roba da professionisti, del digitale o dello sport. La collezione è infatti una fusione di formale - giacche doppiopetto, cappotti dall’aplomb irremissibile, in disegnature classiche completamente dilatate, a volte attraversate da bagliori di lurex - e sport.

Emporio Armani, indagine sull’anima della nuova sportività

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I pantaloni sono larghi, quasi da snowboarder; le scarpe con la suola a carrarmato hanno un piglio militare e il look, insomma, è metropolitano. Messo cosí, il classico par qualcosa che a Millennial e dintorni - demografia cruciale - potrebbe anche piacere, indipendentemente dal fatto che i distratti eternamente connessi comprendano che un principe di galles gigante, magari in rosso e nero, non è per nulla consueto».

Non c’è niente di più moderno di un giovane uomo che indossa un tessuto che poteva essere del nonno, e che lo fa senza nostalgia», dice Armani. Aggiornare i classici è, da sempre, il principio della dinamica dell’Armani style. A questo giro la proposta è particolarmente a fuoco, appuntita su tutta la linea, inclusa la capsule finale R-EA, interamente realizzata con tessuti e imbottiture riciclati e composta di capi avvolgenti in blu e nero, per un look armaniano d’antan.

N. 21, mascolinità sensuale e ironica

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Anche Alessandro Dell’Acqua, da N°21, parla di nuovo formale. «Ho pensato a qualcosa di non non troppo classico, però» racconta. Lo show è conciso, deliberatamente sottotono: colori neutri forme pure, nessuna stampa ad alto impatto. Un fremito erotico rompe l’inappuntabile precisione; sbilancia e intriga: le maglie girocollo lasciano la schiena nuda, o sono maculate; le cinture dei trench si allungano come ad invitare di essere slacciate; la giacca finisce sui boxer e nulla più; il parka è di faille come una cappa couture. Insomma, domina l’ambiguità, e la calma muta in pericolo.

Dsquared 2, show-party per 25 anni di creatività

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Da DSquared2, nessun sottotesto, nessuna seconda lettura: il messaggio è in quel che si vede. Giunti al traguardo dei 25 anni di vita del marchio, i gemelli Caten celebrano con una sfilata co-ed che ricapitola i valori fondanti, e le forme risicate, senza nostalgia. C’è tutto, dai jeans bassi di vita al vago grunge, dal country boscaiolo all’outerwear sovradimensionato, dalle minigonne inguinali ai cappelloni da giovani marmotte, riproposti con grande onestà e chiarezza di visione. La moda di DSquared2 è fatta per sedurre, nella maniera più disinibita e insolente, e va bene cosí.

Neil Barrett alle ragioni della precisione sartoriale non ha mai abdicato, anche a costo di apparire algido. Questa stagione ribadisce, ammorbidendo però il rigore dell’uniforme in una idea, caotica ma controllata, di abito d’artista.

Con i mala tempora che corrono, il desiderio di chiudersi in una bolla è comprensibile e, sotto certi aspetti, necessario. Francesco Risso, da Marni, riunisce un gruppo multiforme di reietti, o semplici sognatori in fuga dalla civiltà che rotola, e li fa ballare, complice il coreografo Michele Rizzo, in un movimento che parte disperso, lento e individuale e diventa alla fine incalzante e corale. Metafora magnifica, nella quale i vestiti, frankenstein e ibridi messi insieme attraversando archetipi vestimentari ed epoche e cucendoli insieme alla rinfusa, passano solo apparentemente in secondo piano. È l’estetica del caos che prende forma, in un coesistere di largo e di stretto, di corto e di lungo, di vecchio e di nuovo che è confondente quanto eccitante, e che parla davvero ai giovani.

Ancora psichedelia, in versione folk-metropolitana, da Marcelo Burlon County of Milan, in un distorcersi di quadri principe di galles e un luccicare di cristalli colorati su forme utilitarie che suggerisce insieme un’ idea di escapismo e un indubbio pragmatismo.

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