progetto sostenibile

Enea ridà vita ai Pc Oro e metalli pregiati dalle vecchie schede

Il sistema Romeo garantisce l'estrazione con tecnologia innovativa a basso impatto

di Davide Madeddu

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Recupero di alto valore. Il sistema brevettato da Enea consente di recperare metalli pregiati dalle schede interne ai computer

Il sistema Romeo garantisce l'estrazione con tecnologia innovativa a basso impatto


3' di lettura

Alla ricerca dell’oro e dei metalli pregiati nei vecchi computer. Al Centro ricerche Casaccia dell’Enea a Roma nord si lavora per recuperare materiali di alto valore dalle schede dei vecchi Pc. Con la prospettiva di estendere il procedimento a tutti i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee. Il tutto attraverso un sistema denominato Romeo (Recovery of Metals by hydrOmetallurgy) che garantisce una resa del 95% nell’estrazione di oro, argento, platino, palladio, rame, stagno e piombo. In questo centro pilota, attraverso un sistema di lavoro “sostenibile” inizia la nuova vita delle schede che hanno animato computer ormai fuori uso.

Schede e materiali che altrimenti sarebbero finiti nelle ceste dei rifiuti e poi nel mercato europeo giacché, come chiarisce Danilo Fontana, primo ricercatore del Laboratorio Tecnologie per il riuso, il riciclo, il recupero e la valorizzazione di rifiuti e materiali dell’Enea «in Italia il settore del riciclo si ferma generalmente alle prime fasi del processo di trattamento e recupero, cioè quelle decisamente più semplici ma anche meno remunerative, lasciando agli operatori esteri, in particolare a quelli del nord Europa, il compito di recuperare la parte nobile del prodotto che nel caso specifico dei Raee è costituita dalle schede elettroniche». Proprio partendo da questo fatto, e tenendo conto anche degli obiettivi previsti (al 65 per cento) dalla direttiva europea che regolamenta il settore dei rifiuti elettrici ed elettronici, nasce il programma Romeo.

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«Con questo progetto - argomenta il ricercatore - vogliamo stimolare la creazione di una filiera nazionale completa per il recupero di metalli preziosi da Raee offrendo uno strumento tecnologico che consente di recuperare gli elementi nobili o di elevato valore aggiunto presenti nelle schede e a basso impatto ambientale». La novità che caratterizza l’impianto è proprio il tipo di procedimento (brevettato dall'Enea) «in cui si prevede l’uso di soluzioni liscivianti a temperatura ambiente e una drastica riduzione dei costi energetici rispetto alle tecniche pirometallurgiche ad alta temperatura». In Europa «dove vanno a finire gran parte delle schede recuperate vengono utilizzate tecnologie che richiedono elevate temperature di esercizio che devono essere raggiunte per combustione di comuni combustibili fossili o tramite torce al plasma – prosegue Fontana – perché i materiali vengono inseriti in forni da cui si recupera una parte fusa e una scoria che deve poi essere sottoposta a ulteriori raffinazioni” Cosa che, come rimarca il ricercatore, non avviene nell’impianto pilota di Casaccia: «Con la nostra tecnologia trattiamo la scheda intera che viene immersa all’interno di un reattore e a contatto con una soluzione, formata da una miscela di acidi, che permette di ottenere una dissoluzione selettiva dei metalli». Nella fase di lavorazione le emissioni gassose vengono «trattate e trasformate in reagenti da impiegare nuovamente nel processo stesso, minimizzando in questo modo impatto ambientale e produzione di scarti».

L’obiettivo è quello di riproporre il tema su scala nazionale. Soprattutto alla luce dei dati del Centro coordinamento Raee, che in Italia, certificano una crescita nella raccolta di questi rifiuti del 10 per cento rispetto al 2018. Per un totale di oltre 343mila tonnellate pari al 43% dei rifiuti complessivi. Tutt’altro che trascurabile la parte economica. Secondo alcune stime dell’Enea, dal trattamento di una tonnellata di schede elettroniche è possibile ricavare 129 chili di rame, 43 chili di stagno, 15 di piombo, 350 grammi di argento e 240 grammi d'oro per un valore complessivo di oltre 10 mila euro (al prezzo attuale di mercato).

In prospettiva, vista la costruzione a moduli e la capacità di lavorare “matrici differenti” non ci sono solo le schede dei vecchi pc ma altri materiali come catalizzatori industriali e da autotrazione esausti, batterie ricaricabili, magneti permanenti alle terre rare e lampade a fluorescenza. Esperimento in parte riuscito che suona come una sfida.

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