ricerca biogenetica

Enea: il San Marzano potrà essere giallo o nero. Ma il Dop rimane fedele alla tradizione

Una ricerca differenzia diversi tipi di caratteristiche del pomodoro valorizzandone le peculiarità. Ma le novità non saranno applicate alla Dop

di Davide Madeddu

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Esempi di San Marzano geneticamente modificato

Una ricerca differenzia diversi tipi di caratteristiche del pomodoro valorizzandone le peculiarità. Ma le novità non saranno applicate alla Dop


3' di lettura

Dalla sperimentazione genetica all’aiuto della musica per migliorare il benessere della pianta. Sono due strade di ricerca che riguardano il pomodoro San Marzano. A studiare la possibile valorizzazione biogenetica del pomodoro tipico delle campagne campane e le sue possibili trasformazioni è l’Enea, che ha messo in campo un progetto assieme al Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), all’Università Politecnica di Valencia e a quella degli Studi della Tuscia (che in questa fase svolge ruolo di coordinatore).

La sperimentazione di Enea e Università

Gli studiosi «hanno “ridisegnato” dal punto di vista estetico, organolettico e nutritivo – spiegano dall’Enea – il pomodoro simbolo del territorio campano». Il tutto, però, «mantenendo invariata la tipicità della specie tradizionale, con peculiarità organolettiche uniche che derivano dall'interazione con il terreno vulcanico su cui cresce nella zona dell'Agro Nocerino-Sarnese, in provincia di Napoli».

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Nello specifico, i ricercatori hanno caratterizzato 18 linee della bacca San Marzano (con mutazioni singole o multiple) responsabili del contenuto di pigmenti quali carotenoidi, clorofilla, flavonoidi e del processo di maturazione. L'Università degli Studi della Tuscia si è occupata della «caratterizzazione degli aspetti vegetativi, riproduttivi e genetici del frutto». I ricercatori Enea, invece, si sono occupati della caratterizzazione chimica dei frutti di genotipi di San Marzano, «con particolare riferimento alle molecole associate a caratteristiche sensoriali quali colore e gusto».

Così «è stato possibile conferire a ogni mutazione proprietà organolettiche e nutraceutiche più specifiche – spiega Gianfranco Diretto, del laboratorio Biotecnologie Enea –. Ad esempio, le linee a bacca gialla, se da una parte perdono le qualità antiossidanti del licopene, dall'altra acquistano maggiori contenuti in alcuni amminoacidi, vitamine, xantofille e chinoni. Le linee a bacca marrone presentano clorofilla, che generalmente è assente nei frutti rossi, e maggiori contenuti di zuccheri e vitamina E; quelle a bacca viola presentano gli antociani» aggiunge Diretto.

«Questi risultati saranno utilizzati per future ricerche nelle quali, anche attraverso l'uso di tecnologie innovative di ingegneria genetica quali il genome editing, con queste caratteristiche potranno essere generati in diverse varietà di pomodoro, in modo più rapido e sicuro rispetto ai classici programmi di miglioramento genetico. Inoltre, tali linee potranno essere convertite in nuove varietà commerciali di pomodoro», aggiunge Andrea Mazzucato dell'Università della Tuscia di Viterbo.

Le ricerche del consorzio di tutela Dop

La ricerca Enea non inciderà sull’attività del Consorzio di tutela della Dop che viaggia su un canale differente: «Tutta l’attività che riguarda il San Marzano Dop deve rispondere al disciplinare che è molto rigoroso e deve passare per il nostro Consorzio che svolge attività di ricerca e valorizzazione – dice Fabio Grimaldi, presidente del Consorzio di tutela del pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese Nocerino –. Per il terzo anno consecutivo portiamo avanti un rapporto di collaborazione e ricerca con il Cnr per l'attività di miglioramento genetico. La nostra attività non è finalizzata solo alla valorizzazione del prodotto, ma anche al rafforzamento della filiera».

Nonostante la crisi legata all’emergenza sanitaria l’attenzione del Consorzio è verso gli scenari internazionali. «Abbiamo in atto un programma di crescita negli Stati Uniti – aggiunge Grimaldi –. Dovevamo partecipare a una serie di iniziative che poi sono state annullate».

Il ruolo della musica

Viaggia invece su un altro binario ma non è escluso che possa incontrarsi e intrecciarsi con le altre iniziative il progetto che mette assieme agricoltura tradizionale, musica e nutracetica portato avanti da Paolo Ruggiero, presidente della storica cooperativa di produttori Danicoop (aderente al Consorzio di tutela) e il maestro e direttore d'orchestra Beppe Vessicchio, ideatore del progetto sull'agricoltura musicale. «Mio bisnonno è stato il primo a portare questo pomodoro in questa zona e io sono il rappresentante della quarta generazione – dice Ruggiero –. Da tempo, con il maestro Vessicchio e altri, stiamo lavorando sia per valorizzare ulteriormente questo prodotto sia per salvaguardare un tipo di agricoltura di alto valore».
Tra le attività portate avanti dalla cooperativa «formata da 70 soci di età compresa trai 50 e 90 anni», anche quella della selezione manuale dei semi «dell'ultima annata per i futuri raccolti».

Vessicchio, che da anni si occupa di sperimentazione è l'ideatore degli “Orti della cultura” e degli “Orti della musica”. «Sono partito alcuni anni fa in Puglia portando la musica nelle serre per vedere la differenza di atteggiamento delle piante e dei frutti – racconta – e ho scoperto che quelle che crescevano nelle serre dove c'era la musica avevano una condizione migliore». Da qui la decisione di estendere la sperimentazione utilizzando le sinfonie di Mozart. «Sia chiaro, quando parliamo di musica non parliamo di estetica o di generi, ma di polifonia, del modo in cui una nota incontra l'altra se è in uno schema ben preciso e equilibrato trasferisce equilibrio».

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