Energia

Enel Gp: «Aste deserte per le rinnovabili, l’Italia faccia come la Germania»

di Laura Serafini

(REUTERS)

3' di lettura

«Con l’ultima asta aggiudicata giovedì per gli incentivi sugli impianti rinnovabili indetta dal Gse abbiamo toccato il fondo. È necessario rimediare». Salvatore Bernabei, ceo di Enel Green Power, lancia l’allarme sulla paralisi verso la quale si sta andando in Italia in termini di capacità di realizzare impianti rinnovabili. E questo con gli impegni del Recovery Plan da rispettare e un piano nazionale che sta per alzare da 42 a 60 gigawatt il target entro il 2030. «Dovremmo fare come la Germania. Il decreto semplificazione è l’ultima occasione», avverte.

Dottor Bernabei cosa sta succedendo?

Loading...

Siamo partiti nel 2019 con il 100% di progetti aggiudicati, ma era la prima gara, si trattava di un lotto piccolo e c’erano molti progetti in attesa di essere realizzati. Poi le percentuali sono scese: la seconda 84%, poi 41%, il 24% a febbraio e ora siamo al 5%. Solo 74 megawatt su 1.581 megawatt di eolico e fotovoltaico per i lotti superiori a un megawatt. Questo vuol dire che negli ultimi due anni non c’è stato il processo di rigerenerazione delle pipeline e questo perchè mancano i permessi. Il processo è di forte deterioramento e sembra non si percepisca la gravità della situazione.

Che cosa stiamo rischiando?

Dal 2019 abbiano un Pniec (piano energia e clima, ndr) che prevede di realizzare 42 gigawatt entro il 2030: questo significa fare 4.200 megawatt all’anno e invece con le aste in due anni siamo appena a 1.600. Il punto è che l’Italia dovrà aggiornare il Pniec per allinearsi ai nuovi target della Commissione Ue. Si parla di circa 60 gigawatt da realizzare al 2030. Di questo passo non ci arriveremo mai. Eppure l’obiettivo non è impossibile, serve coraggio e una scelta radicale nel modo di procedere.

Che cosa si dovrebbe fare?

Anche gli altri paesi hanno problemi con i permessi, ma la situazione non è grave come in Italia. Nell’ultima asta per l’eolico del febbraio scorso in Germania hanno aggiudicato il 50% su 1.500 megawatt. Sul solare a marzo hanno aggiudicato il 100% su 600 megawatt.

La Germania è un Paese che aveva problemi con il permitting, ma a gennaio ha varato un pacchetto mirato di norme per l’accelerazione e la semplificazione per gli impianti rinnovabili. È un paese che negli anni scorsi aveva percentuali basse come l’Italia, ma ha stabilito che era una questione importante sulla quale intervenire e le ultime gare hanno dato questi risultati. In Francia l’ultima asta del dicembre 2019 relativa a un ampio pacchetto di progetti ha avuto richieste pari al 120 per cento. In Spagna l’asta di febbraio ha avuto richieste pari a 3 volte l’offerta. L’Italia è al 5 per cento. Siamo il fanalino delle economie europee più importanti e che dovrebbero essere leader nel processo di decarbonizzazione.

Il governo ha inserito una serie di misure nel decreto semplificazioni. L’Anev ha detto che sono inefficaci e rischiano di complicare le cose ancora di più. Lei che ne pensa?

Questo decreto è un’occasione unica e se la perdiamo
non avremo più tempo. Noi abbiamo presentato alcune proposte. I termini per autorizzare gli impianti devono essere certi e perentori.

Oggi sono orientativi e quindi si possono allungare. Non ci deve essere discrezionalità da parte di chi prende le decisioni. Penso alle varianti proposte perché i processi autorizzativi durano anni e frattanto l’innovazione corre: non si può far ripartire daccapo tutto l’iter.

È necessario far esprimere
tutti gli enti coinvolti in un margine temporale limitato. E dovrebbero esserci obiettivi minimi del target di rinnovabili da raggiungere - ad esempio sui 42 megawatt entro il 2030 - per ogni Regione, introducendo premi per chi li rispetta soprattutto per chi fa molto di più di quei target minimi.

Servirebbe una digitalizzazione di tutte le procedure per avere più trasparenza. C’è poi la questione delle aree agricole, nelle quali non si possono chiedere incentivi per costruire gli impianti: molte di queste non sono usate per la coltura e andrebbero riclassificate.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti