lettera al risparmiatore

Enel spinge sulle rinnovabili e investe nella digitalizzazione

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Il business di Enel è articolato. Così, per cogliere alcune priorità del gruppo, può essere utile guardare alle tabelle del piano d’impresa 2018-2020. In particolare a quelle che descrivono gli investimenti capitalizzati (Capex). La società, nell’arco del business plan, ne ha previsti 24,6 miliardi. Di questi: 3,3 miliardi sono riferiti agli “allacciamenti in rete”(“connections”) mentre 6,7 miliardi sono per l’attività di manutenzione. Infine la più grande parte (14,6 miliardi) vengono direttamente legati alla crescita (Capex growth).

È chiaro che questi ultimi, in linea di massima, possono considerarsi una cartina tornasole delle strategie di sviluppo. Quali, allora, le linee di business cui sono indirizzati? Per 8,3 miliardi vengono ricondotti alle rinnovabili; ulteriori 1,5 miliardi sono ripartiti tra la “thermal generation”(700 milioni) ed Enel X (cioè la nuova divisione cui tra le altre cose si riconducono l’illuminazione pubblica, la mobilità elettrica, l’efficienza energetica, la domotica e servizi innovativi a valore aggiunto). I rimanenti 4,7 miliardi, infine, sono destinati alle reti. Dai numeri, insomma, si evince abbastanza chiaramente come, insieme alla rinnovabili, il “network” sia tra i focus aziendali.

Il digitale
L’indicazione, evidentemente, non stupisce. Sennonché la rete è altresì un tassello di un processo più ampio che coinvolge non solo gli asset ma le stesse attività, i processi aziendali fino ai clienti e la cyber security. È la cosiddetta digitalizzazione. La strategia prevede, nell’arco di piano 2018-2020, esborsi per 5,3 miliardi. Un impegno che, per l’appunto, ha come oggetto pure il “network”. In che modo? Una delle strade seguite porta ai contatori intelligenti. L’introduzione, in Italia, di quelli di prima generazione è da tempo completata mentre, ad esempio in Spagna, è a buon punto l’installazione massiva dei contatori elettronici (più indietro gli altri mercati). Adesso, però, si punta alla nuova generazione di “smart meters”. Un progetto che nel mercato domestico è già avviato. Il passaggio per Enel è rilevante: da un lato consente alla società di gestire in maniera più proattiva la rete stessa. Dall’altro offre alle famiglie uno strumento di maggiore (e reale) efficienza energetica. Quest’ultima caratteristica, a ben vedere, è connessa alla prevista ulteriore elettrificazione dei consumi energetici casalinghi. Se, come sono convinti diversi esperti, si andrà verso la più stretta interazione degli elettrodomestici (ad esempio con l’Internet delle cose) e al calo dell’uso del gas è chiaro che disporre di un software in grado di gestire, e ridurre, il consumo di Mega Watt è importante.

IL GRUPPO ENEL IN NUMERI

IL GRUPPO ENEL IN NUMERI

Ma non è solo il contatore intelligente. C’è anche l’automazione della rete stessa (ad esempio, apertura o chiusura di parti del network da remoto). Senza dimenticare, poi, i big data. Enel, soprattutto attraverso l’uso di sensori, raccoglie informazioni sui suoi asset. Un’operatività che, grazie all’utilizzo di algoritmi, è alla base, ad esempio, della manutenzione predittiva. Cioè: si individuano, prima che il sinistro accada, le sezioni o i punti che hanno maggiori probabilità di rompersi. E li si sostituisce. Il tutto con vantaggi sul fronte delle efficienze e della riduzione dei costi. Sennonché il risparmiatore esprime una perplessità: la spinta sulla digitalizzazione implica la crescita del rischio legato alla cyber security. Una situazione che può danneggiare il business di Enel. La società, di cui Il Sole 24 Ore ha incontrato i vertici, pure consapevole del problema smorza il dubbio. Il gruppo, è l’indicazione, ha una struttura dedicata a contrastare il fenomeno ed investe un’adeguata somma sul tema. Inoltre, aggiunge Enel, giornalmente l’azienda già è oggetto di centinaia di cyber attacchi. Un contesto che però non ha provocato alcun impatto rilevante. La società, quindi, non vede particolari criticità.

Le “renewables”
Fin qui alcune considerazioni su Capex e digitalizzazione. Quali tuttavia le ulteriori priorità? Una tra le altre, per l’appunto, è proseguire nella spinta sulle rinnovabili. Secondo il piano d’impresa, rispetto al quale Enel in generale conferma i target, gli investimenti cumulati per le “renewables” sono 8,3 miliardi. Un impegno concentrato su aree geografiche precise? Nel complesso la società non ha un focus su mercati particolari. Si guarda laddove le rinnovabili hanno buoni trend di crescita. Così, ad esempio, in Cile il livello raggiunto di Mega Watt installati è considerato soddisfacente. Discorso diverso per gli Usa. Qui il periodo di agevolazione fiscale sugli investimenti nelle “renawables” termina nel 2020. Quindi c’è spazio per crescere. Analogamente all’Europa, compresi Paesi quali la Spagna e la stessa Italia.

Insomma, tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La realtà è più complicata. Il risparmiatore nota un aspetto. Ogni piano d’impresa ha in sé l’ “execution risk”. Nel caso in oggetto un angolo visuale per analizzarlo è il seguente: c’è il rischio che, a fronte del protezionismo avviato dagli Usa e del pericolo di una crescente “guerra sui dazi”, ci sia l’allontanamento delle reali variabili macroeconomiche ed energetiche (ad esempio prezzo del petrolio) dai valori assunti a base del piano d’impresa stesso.

Enel, augurandosi che nessun ulteriore “conflitto commerciale” si concretizzi, non vede particolari problemi. Dapprima, sottolinea la multinazionale, le assunzioni del business plan si basano su fenomeni di fondo globali, quali la decarbonizzazione dei consumi energetici o l’incremento dell’urbanizzazione, che sono avviati e proseguono ben oltre le dinamiche contingenti. Inoltre, afferma sempre l’utility, nei Paesi avanzati la domanda di energia elettrica è, da una parte, slegata dalla crescita del Pil; e, dall’altra, sottostà a logiche strutturali quali la ricerca di più efficienze o l’elettrificazioni dei consumi. Poi, aggiunge il gruppo, il rialzo delle commodity implica un vantaggio per chi, come Enel, è diversificato sulle rinnovabili. Queste infatti, per loro stessa natura, scontano solo i costi fissi degli investimenti sugli impianti. Ciò detto, però, può anche obiettarsi che le attuali turbolenze in America Latina, seppure non direttamente imputabili alle dinamiche su dazi, possono dare fastidio. Enel rigetta l’ulteriore dubbio. Anche in quell’area, nonostante le dinamiche di breve, i trend di fondo sono al rialzo: l’economia cresce, gli investimenti industriali proseguono e la demografia, con la forte preponderanza di giovani, sostiene la domanda energetica.

Già, la domanda di energia. Questa, ovviamente, è anche legata all’incremento dei clienti finali (retail). Quei consumatori che, insieme all’incremento dell’efficienza operativa, costituiscono un altro focus di Enel. Il gruppo infatti, pure attraverso l’erogazione di innovativi servizi a valore aggiunto, punta ad incrementare i clienti finali. Soprattutto sul mercato libero.

Rispetto a quest’ultimo tema però in Italia, che costituisce un’importante area dove sviluppare la strategia, è stato di nuovo paventato il rinvio dell’abolizione del “Mercato a maggiore tutela”. Un problema? La società risponde negativamente. In primis, è l’indicazione, già adesso ci si trova di fatto in una situazione di liberalizzazione. Il gruppo, in Italia, ha circa 10 milioni di clienti nel mercato libero. Un numero che, dice Enel, testimonia come la sua offerta di servizi sia considerata ragionevole e sensata. Ciò detto l’auspicio della società è che, prevedendo un sistema di protezione per le fasce deboli dei consumatori, si arrivi all’eliminazione del “Mercato a maggiore tutela”. Il nuovo contesto, caratterizzato da precise regole, potrà consentire a realtà quali Enel di differenziarsi con la propria offerta. Se ciò accadrà con ritardo, afferma sempre l’azienda, non sarà un problema. Al momento del passaggio, conclude il gruppo, avendo Enel avviato da tempo l’erogazione dei nuovi servizi potrà vantare un vantaggio competitivo.

A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive sul 2018? La società, dicendosi in linea con il piano d’impresa, ne conferma gli obiettivi. Quindi, a fine dell’attuale esercizio, l’Ebitda ordinario dovrebbe essere di circa 16,2 miliardi mentre l’utile netto ordinario dovrebbe assestarsi intorno a 4,1 miliardi.

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