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EnelX sbarca nei servizi finanziari: pronti al via i pagamenti elettronici

di Laura Serafini

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L’ad di EnelX,  Francesco Venturini, al lancio dell’innovation hub di Boston


3' di lettura

EnelX si trasforma in un operatore del fintech. La società dei servizi innovativi del gruppo Enel guidata da Francesco Venturini è stata autorizzata dalla Banca d’Italia a operare come istituto di moneta elettronica ed è stata iscritta nell’apposito albo. La trasformazione avviene per prepararsi all’appuntamento dei pagamenti digitali consentiti dalla direttiva europea Psd2, che prevede nei fatti la liberalizzazione dell’ultimo miglio dei conti correnti bancari e che consentirà le prime operazioni da settembre. EnelX è la prima utility a debuttare in un comparto nel quale si giocherà una vera e propria sfida per il sistema bancario. A fine 2018 erano state le Poste, con il lancio di Postepay spa, a diventare istituto di moneta elettronica.

La nuova società del gruppo elettrico si chiamerà EnelPay e sarà lanciata prima dell’estate. Da settembre, alla stregua degli altri soggetti autorizzati da Bankitalia, su richiesta del cliente potrà gestire, attraverso app, addebiti diretti nei conti correnti. Niente più carte di credito o altre intermediazioni. L’iniziativa è stata annunciata a Boston, in occasione dell’inaugurazione del nuovo innovation hub di Enel, che viene ospitato all’interno del Greentown Lab, il più grande incubatore di startup focalizzate sull’energia e le tecnologie green negli Stati Uniti.

«Stiamo evolvendo da gestore di infrastrutture a gestore di piattaforme - ha spiegato Venturini -. Entro il 2026 il 70% della creazione di valore, oggi incentrato sulle commodity, si sposterà sui servizi legati ad esse». Anche il business di chi entrerà nei pagamenti digitali funzionerà così: i soldi non arriveranno tanto dalle fees sulle transazioni, ma dai servizi aggiuntivi che verranno pubblicizzati sulle piattaforme.

EnelX punta proprio a questo: fare dei pagamenti il volano per vendere energia, ricariche di veicoli elettrici, efficientamento dei consumi e quant’altro. I servizi finanziari saranno la nuova frontiera di Enel: in Sudamerica il principio assumerà una declinazione diversa e il canale utilizzato per veicolare i pagamenti saranno le bollette elettriche. La maggioranza della popolazione non ha grandi mezzi e non è bancarizzata.

«Puntiamo ad accordi con piattaforme di servizi (come ad esempio potrebbe essere Netflix, ndr) per veicolare la vendita ai nostri clienti con l’addebito in bolletta», chiosa Venturini. È la chiave per fidelizzare l’utente finale (75 milioni i clienti di Enel nel mondo) e vendere anche altri servizi. In America Latina il gruppo elettrico ha quasi un milione di clienti su carte di credito (usate in Colombia per pagare la fornitura di energia), 4,5 milioni di persone cui sono state vendute polizze assicurative, oltre a prestiti.

Lo sbarco nei servizi di pagamento va sistematizzato all’interno di un’idea innovativa: e qui potrebbero arrivare la spinta delle startup. «La scelta di Boston per il nuovo hub è cruciale al fine di coprire la costa est degli Stati Uniti e il Canada - spiega il responsabile dell’innovazione di Enel, Ernesto Ciorra -. A New York cerchiamo idee sui servizi finanziari e fintech. A Boston, cuore dell’industria pesante, idee su componenti per efficientare le centrali termoelettriche e gli impianti eolici. Al Canada guardiamo per i servizi alle microimprese».

Nel Green Lab ci sono 140 startup. È gestito con l’affitto degli spazi, il 35% delle spese è sostenuto dalle imprese partner, tra le quali ora c’è anche Enel. «L’80% delle startup che selezioniamo ha una storia di successo - spiega Emily Reichert, ceo del Lab - Il tempo di permanenza medio è di 2-3 anni: la crescita poi avviene attraverso acquisizioni, fondi di investimento o Ipo». Il Greentown Lab è inserito in un circuito di innovation hub del NordAmerica.

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