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Energean investe sui giacimenti italiani ma chiede regole certe

La compagnia inglese ha rilevato dall’Edison le attività nell’upstream energetico e circa 240 addetti ma il Governo non aiuta l’uso di risorse nazionali

di Jacopo Giliberto

4' di lettura

Lo scivolone del Milleproroghe è un segnale. E Mathios Rigas, greco, amministratore delegato dell' Energean , si esprime in modo trasparente: «Nel rilevare le attività upstream dell'Edison abbiamo firmato un protocollo con i sindacati; confermiamo l'occupazione almeno per i prossimi 18 mesi. Però poi il Governo italiano deve essere chiaro: deve consentirci l'investimento sui giacimenti in modo di permettere la sicurezza di quei posti di lavoro. Per esempio, dobbiamo potenziare il giacimento Vega e raddoppiarlo; se l'Eni è interessata, siamo anche pronti a diventare operatori sul giacimento di gas Cassiopea. Ma se il Governo italiano non ci consentirà di investire, non possiamo garantire nulla».

Chi investe e chi frena

Gli avvenimenti sono questi. Primo. All'inizio di dicembre l'Edison ha venduto tutta la sua attività sui giacimenti di petrolio e di metano alla compagnia inglese, che è diventata la più grande compagnia di esplorazione e produzione nel settore oil&gas del Mediterraneo. Valore stimato dell'operazione, circa 284 milioni di dollari esclusi eventuali sviluppi per esempio sul giacimento Cassiopea . Insieme con i giacimenti, sono passati sotto le bandiere dell'Energean circa 240 addetti della casamadre di Milano, delle sedi tecniche di Pescara, di Siracusa e in Inghilterra, in Egitto e Croazia, imbarcati sulle piattaforme al largo di Ragusa, di Pescara, di Pola. Il programma di investimenti è impegnativo.
Secondo avvenimento. Negli stessi giorni in cui l'Energean investiva sui giacimenti italiani, il Governo meditava se imporre una nuova moratoria — ma questa volta tombale e lapidaria — per bloccare tutti gli investimenti che volessero sfruttare i giacimenti italiani; il progetto contro l'uso di risorse nazionali è entrato nel Consiglio dei ministri sotto la forma di un emendamento al decreto Milleproroghe di fine anno ma è stato cancellato prima di essere formalizzato.
Con quale sicurezza può un'azienda del gas o del petrolio spendere per valorizzare le risorse italiane?
Le compagnie chiedono anche agli italiani e ai loro governanti che cosa vogliono fare per soddisfare la domanda di energia dei prossimi anni in cui continuerà l'inerzia del petrolio e ci sarà il ricorso al metano come materiale energetico di transizione: è una decisione che va chiarita fra importare pagando oligarchi, sceicchi e califfati perché estraggano al posto nostro oppure se sfruttare le risorse disponibili in casa facendo pagare alle compagnie le royalty.

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I giacimenti ceduti dall’Edison all’Energean

L'accordo tra le due compagnie riguarda diverse aree importanti. Quella con le prospettive più interessanti potrebbe essere il giacimento di metano di Cassiopea, nel mare al largo di Gela e Agrigento, che l'Eni sta sviluppando come operatore al 60% mentre il socio di minoranza era l'Edison e ora l'Energean con il 40%.

Dice Rigas: «Noi siamo interessati a investirvi e, se l'Eni fosse d'accordo, potremmo anche rilevare il ruolo di operatore».
Rilevante è anche l'area di Vega, al largo della costa ragusana. Oggi c'è una grande piattaforma e l'Energean intende potenziare il giacimento anche con il progetto Vega B, una seconda piattaforma.
In Adriatico ci sono i giacimenti Rospo Mare, Clara e Sarago Mare. Inoltre sulla parte croata del golfo di Venezia ci sono i giacimenti Izabela e, nuova scoperta da sviluppare, l'area Isabella sul versante verso il Veneto.
In Egitto nel mare di Abukir di fronte ad Alessandria c'è una grande piattaforma, ma altri giacimenti ci sono a el-Amriya e Idku e Hap'y.
Nei mari inglesi, il giacimento Scott & Telford mentre è in corso il progetto Glengorm.

Il futuro degli addetti

«Siamo diventati la compagnia indipendente di produzione ed esplorazione del settore oil&gas più grande del Mediterraneo e ora, con questa acquisizione, operiamo in 9 Paesi», osserva Rigas.
L'Edison, controllata dal colosso elettrico francese EdF, da anni si sta concentrando sulle energie nuove, sulla transizione energetica, sulle fonti rinnovabili, sui servizi di efficienza. Insomma, sta dematerializzando parte dell'attività e invece di diventare un rivenditore di corrente elettrica sta sviluppando il segmento dei servizi dati dall'elettricità: il chilowattora non è un oggetto ma un vettore di riscaldamento, di raffrescamento, di mobilità, di elaborazione dati, di conservazione delle derrate alimentari, di gestione della logistica e così via. Per questo motivo si assottigliavano gli investimenti sui giacimenti, hardware della materia fisica.
«Ora noi, cioè la società per cui da oggi lavorano i 240 addetti che abbiamo rilevato, siamo una società che investe con intensità nelle attività upstream. Noi parliamo lo stesso linguaggio degli equipaggi sui giacimenti o imbarcati sulle piattaforme», aggiunge l'amministratore delegato.
«Confermiamo appieno il numero di persone; abbiamo firmato con i sindacati a Roma il protocollo sociale che ribadisce l'occupazione di tutti i dipendenti per almeno i prossimi 18 mesi. Però abbiamo chiesto al Governo italiano di consentirci gli investimenti che possano confermare anche dopo quella data i posti di lavoro tramite la produzione di idrocarburi. Se l'Italia non ci consentirà di investire, non potremo garantire alle persone quell'attività».

Certezza di investimenti, chiarezza di obiettivi

Specifica Rigas: «Abbiamo bisogno di tenere vivi i giacimenti e di rafforzare i nuovi investimenti. Per esempio il campo petrolifero Vega, al largo di Pozzallo, impone per adeguare la produzione e abbiamo in programma anche la nuova piattaforma Vega B. Noi abbiamo le competenze e le risorse finanziarie per mobilitare le persone, le competenze, il lavoro e le tecnologie. Ciò che non dipende da noi ma dipende dai vostri funzionari, dalle vostre leggi e dai vostri politici invece è un’altra cosa: i permessi».

La CO2 nei vecchi giacimenti vuoti

L’Energean si è data anche obiettivi ambientali coraggiosi, e vuole arrivare a zero emissioni al 2050, con un’accelerazione forte nei prossimi tre anni con una riduzione del 70%. «Ci stiamo focalizzando anche nel sequestro dell’anidride carbonica. Per esempio — conclude Mathios Rigas — vogliamo convertire in stoccaggi geologici di CO2 i vecchi giacimenti vuoti di gas. In altre parole, sostituire con l’anidride carbonica i giacimenti che prima sigillavano il metano».


Riproduzione riservata ©

  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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