finanza sostenibile

Energia, Bei vuole escludere le fonti fossili entro il 2020

La Banca europea degli investimenti (Bei) potrebbe uscire in via definitiva dal finanziamento dei progetti legati alle fonti fossili entro la fine del 2020. Domani il consiglio d’amministrazione dell’istituto sovranazionale europeo prenderà la decisione finale. Dopo la Spagna, l’Italia è stato il Paese che si è maggiormente avvantaggiato di nuovi finanziamenti della Bei (8,5 miliardi)

di Vitaliano D'Angerio


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2' di lettura

A un passo dalla svolta storica. La Banca europea degli investimenti (Bei) potrebbe uscire in via definitiva dal finanziamento dei progetti legati alle fonti fossili entro la fine del 2020. Domani il consiglio d’amministrazione dell’istituto sovranazionale europeo prenderà la decisione finale: la bozza di 41 pagine sulla politica di finanziamenti è passata attraverso una serie di consultazioni online avviate nel marzo scorso. Ora il rush finale.

Sono 10-12 miliardi di euro l’anno che saranno indirizzati esclusivamente sulle rinnovabili, allineando gli obiettivi Bei con quelli dell’agenda 2030 dell’Onu e con i target del Trattato di Parigi per il contenimento della CO2 per il 2050.

Investimenti colossali

La decarbonizzazione prevede investimenti colossali in Europa. Secondo il modello utilizzato da Bruxelles, si legge nel draft della Bei, bisognerà raddoppiare i miliardi di euro della decade 2011-2020 (229 miliardi) passando a 396 miliardi l’anno per il periodo 2021-2030. E per gli anni successivi il livello di investimenti per la transizione energetica europea salirà a 520-575 miliardi annui. Bei si pone dunque come capofila per il finanziamento delle fonti rinnovabili che entro il 2030 in Europa dovranno fornire almeno il 32% di energia al Vecchio continente.

Spagna e Italia

Dopo la Spagna, l’Italia è stato il Paese che si è maggiormente avvantaggiato di nuovi finanziamenti della Bei (8,5 miliardi). «Il valore complessivo degli investimenti sostenuti – si legge sul sito del Ministero dell’Economia – è stato di 27,1 miliardi, pari all’1,6% del Pil (la Bei finanzia mediamente un terzo del costo dei progetti). Nel corso dell’anno (2018) sono state sostenute 77.500 Pmi e 897.000 posti di lavoro». Nel decennio 2008-2018 i finanziamenti Bei in Italia sono stati 108 miliardi, per 300 miliardi di investimenti sostenuti.

la decisione degli Stati

Il 10 settembre sarà uno spartiacque importante. La Bei infatti, anticipando l’entrata in vigore della tassonomia europea sulla finanza green, sta dicendo alle banche europee che è ora di cambiare la politica di lending, privilegiando coloro che sono allineati con gli obiettivi Onu e del Trattato di Parigi per il contenimento del riscaldamento globale. C’è però un voto in cda: gli azionisti sono gli Stati membri dell’Unione. I quattro principali sono Italia, Francia, Germania e Regno Unito, con il 16,1% ciascuno. Salvo colpi di scena, il testo dovrebbe passare l’esame.

Le reazioni in Italia

In attesa del cda, la decisione della Bei ha trovato in Italia dei sostenitori importanti come Catia Bastioli, presidente di Terna, azienda molto impegnata anche sul versante green bond: «Trovo la nuova energy lending policy di Bei uno straordinario strumento per passare dalle parole ai fatti, per dare reale concretezza alla strategia sul clima, a valle dell’accordo di Parigi nonché maggiore forza e fiducia a chi ha già intrapreso complessi percorsi di cambiamento relativamente sia allo sviluppo delle reti elettriche e dei sistemi energetici italiani sia alle imprese che fanno della sostenibilità una leva strategica di valore. Vedi lo sforzo fatto da Terna con il nuovo Piano». E ha aggiunto: «Si tratta soprattutto di una irripetibile opportunità di rigenerazione dei territori potendo stimolare lo sviluppo di filiere lunghe attorno ad un comune ed inclusivo progetto».

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