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Energia, crescono i consumi da fonti fossili. Emissioni record di CO2

di Sissi Bellomo


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(Marka)

3' di lettura

Le emissioni di gas serra provocate dai combustibili fossili – e in primo luogo dal carbone – non smettono di crescere nel mondo, trainate da una straordinaria fame di energia che a sua volta in una spirale perversa è in buona parte generata proprio dal cambiamento climatico.

È quanto emerge da un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), secondo cui un quinto della «straordinaria» crescita dei consumi energetici globali l’anno scorso è da attribuire alle maggiori necessità di riscaldamento o di raffreddamento degli edifici: un lusso figlio del progresso, ma anche del moltiplicarsi di eventi meteo estremi.

Nel complesso la domanda di energia è aumentata del 2,3% nel 2018, un tasso quasi doppio rispetto alla media del decennio precedente. E le fonti rinnovabili – nonostante uno sviluppo a doppia cifra percentuale – non sono riuscite a soddisfare nemmeno la metà delle esigenze dei nuovi impianti di generazione elettrica.

Il risultato è stato un nuovo record delle emissioni di CO2 legate all’energia, di cui soltanto l’Europa e il Giappone non sono responsabili. Nel Vecchio continente, grazie anche alle politiche contro il cambiamento climatico, c’è stato un calo dell’1,3%. Ma altrove la tendenza non è altrettanto virtuosa e la colpa non è solo dei dei Paesi emergenti: se in India la CO2 è aumentata del 4,8%, fa impressione il +3,1% degli Stati Uniti, un tasso addirittura superiore al +2,5% della Cina (che però emette quasi il doppio degli Usa).

Nel complesso le emissioni globali del comparto energetico hanno raggiunto 33,1 Gigatonnellate, in crescita dell’1,7%, un ritmo ridotto rispetto al +4,6% del 2017, ma comunque allarmante dopo l’illusoria stabilità del 2015-2016 e soprattutto se si considera la CO2 extra in atmosfera equivale a quella prodotta dall’intero settore dell’aviazione.

Ben un terzo delle emissioni, stima l’Aie, sono da ricondurre al carbone, combustibile che da solo ha fatto aumentare la temperatura globale di 0,3° C (su un totale di 1° C rispetto all’epoca preindustriale).

Il più sporco tra i combustibili fossili continua a guadagnare consensi solo in Asia, l’unica regione in cui tuttora si costruiti nuovi impianti a carbone. Ma tanto basta ad incrementare la domanda globale, nonostante un numero crescente di Paesi sia ormai avviata se non al completo phase-out, quanto meno al declino dei consumi.

Lo «switch» verso altri combustibili sta giocando soprattutto a favore del gas, che nel 2018 ha battuto ogni altra fonte in termini di crescita dei consumi: +4,6%, un incremento che non si vedeva dal 2010 e che è dovuto principalmente alla Cina (+17,7%) e agli Stati Uniti (+10,5%).

Gli Usa hanno registrato anche un boom dei consumi petroliferi, tornando – per la prima volta dopo vent’anni – a fare da traino alla crescita della domanda mondiale:  lo sviluppo dell’industria petrolchimica ha fatto aumentare i consumi americani di greggio di 20 milioni di barili al giorno (+2,7%) contro un incremento di 13 mbg in Cina (che però si traduce in un +3,5%).

In un mondo che ha sempre più bisogno di elettricità – tanto che i consumi sono aumentati di ben il 4%, superando 23mila TWh – nessuna fonte di energia ha perso terreno nel 2018.

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