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Energia e clima, aziende e consumatori pronti al «green deal»

La politica ambientale e la transizione sotto la lente dell’Italian Energy Summit. I consumatori e le aziende si muovono, sviluppando investimenti e tecnologie, facendo scelte quotidiane di produzione e di consumo

di Jacopo Giliberto


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9' di lettura

La transizione energetica, la battaglia del clima, il modo in cui produrremo e consumeremo energia, la mobilità sostenibile. Un libro bellissimo che i consumatori, le aziende, i giovani del mondo ma anche i politici e le nazioni riunite dall’Onu stanno provando a scrivere. È il libro dell’energia sostenibile del futuro. A patto che non sia «un libro dalla fantasia cupa e onirica come Alice nel Paese delle Meraviglie», teme con un sorriso amaro Luca Bettonte, amministratore delegato della Erg.

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Le imprese dell’energia parlano con entusiasmo di questa evoluzione velocissima che hanno saputo anticipare (nel caso della Erg citata qui sopra, i consumatori sanno che la società è uscita del tutto dal segmento petrolifero e dei carburanti ed è una delle maggiori aziende italiana di sole energie rinnovabili). All’edizione 2019 dell’Italian Energy Summit del Sole24 Ore insieme con 24 Ore Business School (23 e 24 settembre) l’Eni, l’Enel, la Snam, l’A2A, l’Acea, gli analisti della Kpmg ne parlano con entusiasmo a patto che ci siano fatti concreti, che le politiche siano realistiche e non velleitarie, che ci siano numeri e “sottostanti” e non solamente una verniciata internazionale di bella figura.

I temi da declinare ripercorrono quanto avviene in Italia e nel mondo. Su grande scala, ecco l’evento delle marce per il clima dei Fridays for Future promossi dall’attivista svedese Greta Thunberg ed ecco l’assemblea generale sul clima convocata dalle Nazioni Unite a New York.
Su scala europea le indicazioni dell’Ue e il piano di investimenti annunciato dalla Germania di Angela Merkel e del ministro delle Finanze Olaf Scholz (da notare il fatto che in Germania a fianco della cancelliera si muove il ministro delle Finanze).
Su scala nazionale, ecco documenti come il Pniec — sigla impronunciabile del Piano nazionale integrato energia e ambiente — e come gli annunci dei giorni scorsi espressi da Giuseppe Conte sul Green New Deal e dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa con la bozza di decreto Clima ed Economia Circolare.

Italian Energy Summit: le foto di tutti i big dell’energia

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In questo contesto di impegno politico a grande visibilità i consumatori e le aziende si muovono con fatti meno appariscenti ma forse più efficaci, sviluppando investimenti e tecnologie, facendo scelte quotidiane di produzione e di consumo.

Ricci, Confindustria Energia
Le parole chiave sono pastoie burocratiche, governance chiara, investimenti sulle infrastrutture. «Siamo nel pieno della transizione energetica. Questo processo ha già avviato la trasformazione del modello

industriale del nostro paese verso un percorso di sviluppo più ambientalmente sostenibile», accenna Giuseppe Ricci, presidente di Confindustria Energia. «Il nostro sistema industriale e imprenditoriale è di assoluta eccellenza, dobbiamo imparare a fare sistema e dobbiamo liberarlo da quelle pastoie burocratiche che oggi gli impediscono di dare il meglio di sé in nuovi settori». Per applicare il piano energia e clima Pniec «occorre una governance chiara, che indirizzi e monitori lo stato di avanzamento proponendo o imponendo i giusti correttivi in modo tempestivo, con concretezza e pragmatismo, altrimenti rischiamo di disperdere risorse e non raggiungere neanche gli obiettivi». Con un' attenzione «particolare agli investimenti sulle infrastrutture energetiche senza le quali la trasformazione non sarà possibile».

Starace, Enel
Parole chiave: sostenibilità, circolarità, contraddizioni, coraggio. «Questo Governo sembra essere abbastanza in sintonia con la Commissione Ue perché a livello europeo la transizione energetica è comunque la via che stanno imboccando quasi tutti: dobbiamo solo declinare la ricetta in termini italiani», avverte durante un’intervista Francesco Starace, amministratore delegato dell’Enel. Ora servono dunque «una elettrificazione del sistema economico e una decarbonizzazione» coniugate con una circolarità economica, «con riutilizzo e riciclo su cui l’Italia è uno dei Paesi più virtuosi» e con «sostenibilità per tutti di questo cambiamento: senza dimenticare che durante questa transizione ci sono settori che, a torto o a ragione, sentono di avere qualcosa da perdere».

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L’Enel aveva presentato al Workshop Ambrosetti di Cernobbio uno studio in cui emergeva che dalla transizione energetica, realizzata anche attraverso una elettrificazione del sistema, si perdevano 500mila posti di lavoro in alcuni settori ma se ne guadagnavano 1,5 milioni in altri segmenti. «Ci sono tanti modi per gestire la transizione energetica. È un processo che si svolge nell’arco di 10 anni, bisogna avere coraggio e prendere il toro per le corna e partire dicendoci la verità».
«La finanza è importante per sostenere la transizione energetica. Oggi c’è una incredibile massa di denaro che cerca uno sbocco sostenibile, c’è pressione da parte degli investitori per cogliere opportunità di investimento rinnovabili e green in generale. Il green bond si è dimostrato interessante ma inefficiente nello scaricare a terra i propri effetti».

Descalzi, Eni
Le parole chiave sono tecnologia, innovazione, risposte globali. «Sull’Italia l’impegno nel quadriennio è di 22 miliardi con gli investimenti principali sulla tecnologia, sulle rinnovabili e sulle attività di esplorazione», dice Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni nella sua videointervista. L’impegno principale, ha ricordato, «è nelle rinnovabili e

sulla parte di nuova economia, che parte dalla trasformazione dei grandi complessi di raffinazione fino alle nuove attività». L’ultima delle quali è quello di ricavare energia dalle onde. Un percorso in cui «il punto di partenza è l’Italia: qui sviluppiamo le nuove tecnologie e poi cerchiamo di fare un deployment».
«L’Europa in questi ultimi 10-15 anni è il continente che più ha fatto e investito nelle rinnovabili. Sono sicuro che già adesso ha politica orientata alla transizione. Il problema è che il cambiamento climatico è globale e non può essere gestito dalla singola entità. L’Europa ha l’8-9% delle emissioni. Se è l’unica di fare uno sforzo, il problema a mondiale non si risolve. Un problema globale deve essere affrontato in modo globale non parcellizzato».
«Questi cinque anni sono stati un’opportunità perché abbiamo ridotto debito e costi puntando su nuove tecnologie. Siamo in mezzo alla transizione energetica, questo cambiamento non lo vedrei come un problema ma come una grossa opportunità: lo scenario sarà volatile ancora per anni, si va verso qualcosa di completamente nuovo, sarà una transizione strutturale del business».

Bettonte, Erg
Parole chiave: tempi certi, spalma incentivi, repowering. L’impegno del Governo sul fronte della transizione energetica e dell’economia verde è «una bella notizia per gli operatori come noi: siamo in grado di raggiungere gli obiettivi al 2030, abbiamo avuto una grande accelerata nel passato ma serve anche per il futuro», avverte Luca Bettonte, numero uno di Erg. «Dobbiamo concentrarci sui temi più critici: c’è un tema legato allo sviluppo della normativa, gli ultimi decreti in Italia sono arrivati in ritardo. Un altro elemento importante è quello dei tempi: mediamente in Italia ci vogliono cinque anni per ottenere il permesso per un impianto eolico. In

questo lasso di tempo cambiano tante cose, a partire dalle tecnologie». Ciò senza trascurare altri nodi chiave come la rete, che «fino a poco tempo fa poteva assorbire con maggiore facilità maggiori volumi ma se si aggiunge più capacità intermittente (quella rinnovabile) può andare incontro a possibili scompensi: per questo Terna ha messo in campo svariati miliardi di investimenti. È importante focalizzarsi su questi elementi e intervenire per velocizzare il percorso».
Un ultimo elemento, non meno importante, è rappresentato dal fatto che l’industria eolica «comincia ad avere problemi di obsolescenza: in Italia abbiamo oltre 2,4 gigawatt di eolico con torri di capacità inferiore a 1 megawatt e ormai senza incentivi», peraltro posizionate nelle location più ventose. Per questo, ha concluso, «bisogna consentire all’industria di fare un upgrade tecnologico, un repowering: ci sono miliardi di euro che si potrebbero sbloccare ma che il vecchio decreto spalma-incentivi sta rallentando».

Alverà, Snam
Parole chiave: gas, idrogeno, infrastruttura, innovazione. «Per noi il 2019

è un anno importante, come Snam stiamo sperimentando una miscela di idrogeno e metano nella nostra rete. Stiamo rompendo il ghiaccio con questa novità, anche perchè è un trend in cui crediamo molto», ha annunciato in un intervento video Marco Alverà, amministratore delegato della Snam. «L’idrogeno ha la proprietà intrinseca di riuscire a fare da ponte tra due mondi che non si sono mai parlati: elettricità e gas. Può metterli in connessione nell’ottica della transizione energetica a costi che stanno scendendo in modo vertiginoso».

Camerano, A2A
Le parole chiave di Camerano: semplificare, entusiasmo, chiarezza di obiettivi, Revinco, Sorgenia. Affinché il Green Deal lanciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte abbia il sostegno delle imprese «è molto importante che vi sia la semplificazione dei processi autorizzativi, che vi sia un coordinamento tra i vari attori istituzionali, e poi un target chiaro con degli obiettivi chiari», ha affermato Valerio Camerano, amministratore delegato dell’A2A. «Se vi fossero questi ingredienti, A2a risponderà sicuramente con entusiasmo a questo appello, mettendo in campo tecnologie, capitali, investimenti e uomini».

«Il green bond da 400 milioni simbolo della sostenibilità di gruppo»

Nel frattempo è partita la gara per acquisire gli asset eolici italiani di Renvico, del fondo australiano Macquarie, e «ci aspettiamo sviluppi nel giro di qualche settimana. Noi ci siamo». Per quanto riguarda l’interesse a rilevare gli asset di Sorgenia, «siamo in attesa di sviluppi da parte advisor. Non c’è una scadenza per la presentazione delle offerte».

Vetrò, Gse
Parole chiave di Vetrò: cooperare, amministrazioni pubbliche, interfaccia. istituzioni, imprese. Francesco Vetrò, presidente del Gse (Gestore dei servizi energetici), ricorda che «nel corso del 2019 il Gse ha fornito supporto ai ministeri nella valutazione degli oltre 4mila commenti giunti in sede di consultazione pubblica della proposta di Pniec e in questi giorni si sta lavorando alla elaborazione della proposta finale di Pniec».
In questo “metabolismo istituzionale” il Gse è a fianco delle istituzioni nell’elaborazione della strategia al 2030 (è stato proprio il Gse a coordinare la redazione del Pniec) e al 2050. «Il Gse è impegnato nell’attuare in maniera proattiva le azioni che sono nella propria responsabilità, nei confronti di pubblica amministrazione, imprese e cittadini. Ciò sia in termini di gestione dei meccanismi di incentivazione (semplificazione delle modalità di accesso ai numerosi meccanismi incentivanti disponibili sul fronte delle rinnovabili elettriche e termiche), dell’efficienza energetica (si pensi ai certificati bianchi) e della mobilità sostenibile».

Marra, Acea
Le parole chiave: fare sistema, Giuseppe Conte, New Green Deal, vedremo. «Sul fine non si può che essere d’accordo. Io colgo nelle parole di Conte un aspetto significativo, la necessità di fare sistema perché questo processo si possa adempiere», avvisa il presidente di Acea Energia, Valerio Marra, a proposito del New Green Deal cui il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha invitato le imprese. «Poi sulle modalità mi sembra che il governo stia ancora definendo la strada. Vedremo quali sono le conclusioni».

Schieppati, Tap
Parole chiave: collaborazione internazionale, corridoio sud, infrastrutture, potenziamento. Per l’Italia «confermiamo il primo gas proveniente dal gasdotto Tap per l’ultimo trimestre del prossimo anno», anticipa il managing director di Tap Ag, Luca Schieppati. «Il Governo ha rinnovato ed esteso il Via, che sarebbe scaduto in questi giorni, quindi possiamo continuare: è un segnale concreto e tangibile di collaborazione e dell’importanza di aprire il corridoio meridionale. Anche in Grecia, dove siamo pronti a inserire il primo gas a novembre, e Albania siamo in linea con i tempi».
Nel mercato «c’è la piena consapevolezza che Tap possa raddoppiare la capacità di gas da immettere nella rete. Abbiamo fatto un market test su questa possibilità fino a 20 miliardi di metri cubi di gas. Tecnicamente non ci sono problemi, servono solo due compressori in Grecia e Albania, ma i tubi restano gli stessi».

Voci e contributi
L’assessore Marco Granelli per il Comune di Milano: sul tema dei bus elettrici la problematica maggiore è quella di rivoluzionare il sistema dei depositi. Per questo l’Atm ha un piano per creare depositi per i mezzi elettrici.

Stefano Liotta (responsabile ingegneria e innovazione Areti): i l tema della mobilità elettrica è centrale, soprattutto da noi a Roma.
Francesco Gagliardi, partner in Kpmg : in Kpmg abbiamo maturato metodologie, approcci ed esperienze che permettono di associare un valore economico alle esternalità sociali e ambientali. La misurazione del valore è fondamentale per creare un nuovo modello di sviluppo. Il 76% delle principali aziende 250 quotate al mondo comunica dati di sostenibilità all’esterno. La transizione energetica spinge le aziende a integrare la loro offerta con servizi a misura del cliente.
Pier Francesco Zanuzzi responsabile Rete trasmissione Italia di Terna : le energie da fonti rinnovabili sono già il 35-40% del settore elettrico in Italia, dobbiamo affrontare la transizione anche con lo sviluppo delle capacità di accumulo e con il capacity market.
Matteo Codazzi di Cesi: in Italia la filiera delle tecnologie di elettrificazione è potenzialmente costituita da circa 160mila imprese, 823mila occupati e un fatturato annuo di quasi 390 miliardi di Euro.”
Michele Crisci,presidente e amministratore delegato della Volvo Car Italia e presidente dell’Unrae: la CO2 non è un inquinante, è un climalterante. È importante fare chiarezza.
Francesco Venturini, amministratore delegato dell’Enel X Italia: è interesse di tutte le utility che si diffonda l’auto elettrica ma bisogna lavorare perché l’automotive capisca di più il nostro settore e viceversa: oggi spesso parliamo lingue diverse.
Paolo Meneghini, amministratore delegato dell’A2A Energy Solutions: in questo momento gestiamo circa 500 punti di ricarica in Lombardia.
Massimo Derchi, Snam: le infrastrutture per il gas forniscono flessibilità a basso costo e sono cruciali per coprire picchi stagionali.
Claudia Canevari, vicedirettrice Efficienza energetica della dg Energia della Commissione Ue: ecco gli obiettivi europei su energia e clima.
Paolo Quaini, Edison : quasi la metà degli investimenti per contrastare la CO2 e contro le polveri sottili sarebbe coperto da ecobonus e creerebbe migliaia disposti di lavoro.
Fabrizio Allegra, Tirreno Power: occorre lavorare a livello di tutti gli stakeholder interessati per garantire il successo di una riconversione industriale come quella di Vado Ligure.

(Hanno collaborato Sissi Bellomo, Cheo Condina, Celestina Dominelli, Laura Serafini)

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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