Le interviste del Sole 24 ore

Energia “made in italy”. Da Eni ad Enel, da Terna a Snam: dieci a.d. raccontano la ricetta per un futuro sostenibile

Al suo ventesimo compleanno l'Italian Energy Summit del Sole 24 Ore ha visto la partecipazione di tutte le maggiori aziende del settore dell'energia del nostro Paese: ben dieci amministratori delegati, compatti nello sposare la causa della transizione energetica e nel mettere in evidenza che la sfida può essere vinta solo se si esaminano con franchezza le criticità del sistema, per riuscire a superarle

7' di lettura

Cruciale portare progetti nuovi per poter accedere ai fondi Ue

Per accedere ai fondi del Recovery fund «è cruciale portare progetti nuovi, che possano sostenere l'ulteriore sforzo per uscire dalla crisi e siano cantierabili, perché fondi devono essere spesi tra il 2021 e il 2023». Lo ha affermato Francesco Starace, ad di Enel. «Nei 4 paesi in cui siamo presenti (Italia, Spagna, Grecia e Romania) puntiamo su progetti che consentano, ad esempio, di sviluppare una tecnologia non ancora matura, come nel caso dei sistemi di accumulo. L'importanza di avere una chiarezza e una onestà progettuale è fondamentale per la stessa Ue, la quale per la prima volta andrà sul mercato per finanziarsi e dovrà dimostrare agli investitori come ripagherà il suo debito», ha spiegato. Per Starace l'idrogeno verde è il futuro. «La sfida, per renderlo competitivo, è la riduzione dei costi degli impianti elettrolisi di un fattore 6. Penso ci si arriverà in 3-5 anni: per raggiungere le economie di scala servirà un'industria europea dell'idrogeno come è avvenuto per l'Airbus», ha detto. Il manager è detto convinto che«presto anche i governi lanceranno titoli di Stato legati a obiettivi Esg».

Cruciale portare progetti nuovi per poter accedere ai fondi Ue

Il Recovery Fund accelereratore per la transizione energetica

Il Recovery Fund come «una grandissima opportunità» che consentirà a Eni «di accelerare i progetti finalizzati alla transizione energetica e di trasformazione del nostro business». L'ad del colosso energetico, Claudio Descalzi, delinea la sua ricetta per intercettare al meglio le risorse messe a disposizione dall'Europa: «Servono progetti e bisogna essere pragmatici, ma occorrono anche le competenze perché i fondi non sono scarsi ma neppure infiniti». Per il ceo di Eni ci dovrà poi essere «un coordinamento tra le aziende, chiamate a realizzare queste opere, e il pubblico». Con il governo che dovrà predisporre la «cornice normativa» per supportare tale percorso, cruciale per la decarbonizzazione. Un binario, quest'ultimo, che Eni intende affiancare anche «all'impegno sui diritti umani e sull'inclusione» che concorre alla creazione di un nuovo modello di sviluppo. Sfide precise, quindi, come quella che a Ravenna porterà all'avvio del più grande centro di cattura e stoccaggio di anidride carbonica al mondo: «Il progetto è molto maturo e ne faremo presto uno simile in Gran Bretagna».

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Il Recovery Fund acceleratore per la transizione energetica

Italia in pole position sull'idrogeno, ora bisogna farlo convivere col gas

Sul fronte dell'idrogeno l'Italia è in pole position, assicura Marco Alverà, ceo di Snam: «Siamo messi benissimo, abbiamo già fatto sperimentazioni , siamo dinamici e abbiamo un vantaggio geografico fondamentale», anche se «dovremo essere bravi a far convivere le varie fonti di energia» visto che il gas «continuerà ad avere un ruolo fondamentale nella transizione energetica al 2050». L'idrogeno puro può già transitare nei gasdotti Snam, afferma il manager: «L'adeguamento necessario non è tanto sui tubi, ma su stazioni di pompaggio e altri elementi della rete. Ci stiamo lavorando, con l'obiettivo di avere tutto hydrogen ready». Anche sul fronte dello stoccaggio sono necessari interventi. «La frontiera della ricerca per noi è capire cosa accade se mettiamo l'idrogeno nelle caverne dei giacimenti esausti».Snam ha un piano di investimenti da 6,5 miliardi, di cui 1,5 miliardi destinati a nuovi business.

Italia in pole position sull'idrogeno, ora bisogna farlo convivere col gas

Nuovo piano Terna a novembre per accompagnare il cambiamento

Un nuovo piano industriale «pronto entro fine autunno, indicativamente a novembre». E un ruolo sempre più cruciale nell'accompagnare il cambiamento che sta investendo il sistema elettrico con un peso crescente delle fonti verdi. Dal palco dell'Italian Energy Summit, Stefano Donnarumma, ad di Terna, nella sua prima intervista da nuovo capo azienda, disegna i contorni della sfida che la società dovrà affrontare. «Terna deve fare di tutto nei prossimi anni per abilitare questa crescita - spiega -. Da un lato, dovrà continuare negli investimenti di sbottigliamento della rete, e, dall'altro, dovrà raggiungere ancor meglio di oggi le aree di potenziale sviluppo». Insomma, la società sarà in prima linea nel sostenere i target di decarbonizzazione più sfidanti posti dall'Europa e che si rifletteranno nei piani nazionali: «È una partita che deve essere vinta e che dovrà essere giocata da tutti con massima energia e orientamento al risultato».

Nuovo piano Terna a novembre per accompagnare il cambiamento

Il sistema gas sarà protagonista nella sfida della decarbonizzazione

Il sistema gas sarà protagonista per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione e di contrasto ai cambiamenti climatici fissati dal Green New Deal. L'ad di Italgas, Paolo Gallo, tratteggia così i contorni della sfida che attende anche la distribuzione gas, chiamata dalla commissaria Ue per l'Energia, Kadri Simson, a ridurre le emissioni di metano associate al settore. «Come associazione europea dei distributori di cui sono presidente – spiega Gallo – abbiamo presentato una proposta di lavoro che va in questa direzione». E che farà leva sullo sviluppo di reti digitali e sull'innovazione tecnologica, al centro della trasformazione già avviata da Gallo. Il ceo è poi tornato sulla gestione dell'emergenza Covid: «Abbiamo accelerato i pagamenti e gli stati avanzamento lavori, garantendo così un flusso finanziario dalla nostra azienda verso i fornitori». Quanto alle gare gas, «ci sono oltre 3 miliardi di investimenti l'anno che si sbloccherebbero se il sistema ripartisse». Infine, la partita in Grecia su Depa: «Stiamo guardando i dati – chiosa l'ad – e dialogando con i potenziali partner, la scelta di averli o no dipenderà se la cosa ci renderà più competitivi».

Il sistema gas sarà protagonista nella sfida della decarbonizzazione

Accorciare l'iter dei progetti necessario per non perdere i fondi Ue

A2A presenterà il suo nuovo piano industriale al 2030 nei primi giorni del 2021 e sarà un documento «con una visione di lungo periodo». Secondo il nuovo ceo e dg della multiutility lombarda, Renato Mazzoncini, «tra 10 anni l'azienda sarà più grande di oggi, magari più focalizzata su alcuni business, ma non per questo ne abbandonerà completamente altri poiché vorrà comunque garantire una presenza sul territorio». Di recente Utilitalia, la Federazione nazionale delle aziende di servizi pubblici, ha pubblicato uno studio secondo cui tutte le utility sarebbero pronte a mettere in campo investimenti da 50 miliardi per rilanciare il Paese e l'occupazione. Per Mazzoncini il settore che più abbisogna di capitali in questo momento forse è quello dell'acqua, «visto che ad oggi non abbiamo ancora una rete nazionale» e dunque ci sono margini di crescita importanti. Inoltre, il manager ha fatto notare come l'eccessiva burocrazia blocchi gli investimenti e come serva agire con urgenza su questo fronte: tempi troppo lunghi rischiano di farci perdere i capitali del Recovery Fund. «Se non spendiamo noi questi soldi, lo farà qualcun altro»

Accorciare l'iter dei progetti necessario per non perdere i fondi Ue

Alle multiutility un ruolo primario nello sviluppo sostenibile delle città

Un ruolo di primo piano come abilitatore del cambiamento che ha investito le reti di distribuzione elettrica. E un nuovo piano industriale, che sarà presentato a fine ottobre, in cui ci sarà anche un aggiornamento degli investimenti per la resilienza dell'infrastruttura (oltre 100 milioni nel quadriennio 2019-2022). Giuseppe Gola, ad di Acea, indica i requisiti fondamentali che dovranno guidare il distributore nella gestione delle reti elettriche nel prossimo futuro. «Transizione energetica e decarbonizzazione passano per flessibilità, digitalizzazione e resilienza». Su questi binari, dunque, la società è pronta a intensificare i propri sforzi. «Le multiutility come Acea svolgeranno una funzione primaria per contribuire a uno sviluppo armonico e sostenibile delle città con una visione sempre più green». E in quest'ottica Acea ha avviato nella capitale un piano per sostituire i contatori elettrici con i nuovi misuratori di ultima generazione. «Complessivamente, nei prossimi 6-7 anni - aggiunge il ceo - saranno installati 1,7 milioni di contatori 2G per un investimento di 300 milioni».

Alle multiutility un ruolo primario nello sviluppo sostenibile delle città

Alle amministrazioni pubbliche bisogna imporre tempi certi

Le fonti rinnovabili d'energia sono uno degli strumenti per uscire dalla crisi economica cui si somma la tragedia del virus e per questo motivo Erg sta viaggiando in anticipo rispetto al piano industriale 2018-2022: è già stata messa in cantiere il 75% della nuova capacità produttiva prevista dal gruppo, ricorda l'amministratore delegato Luca Bettonte. «Tutto il mondo sta riconoscendo come lo sviluppo delle energie rinnovabili sia fondamentale, servono investimenti di grandissima dimensione e in questo senso il Recovery Fund è molto importante». I problemi contro cui si scontrano le imprese sono mille, ricorda Bettonte della Erg, ma uno su tutti danneggia il settore e la ripresa del Paese: la complessità burocratica che paralizza gli investimenti. Il decreto Semplificazioni per esempio ha aiutare i piani di potenziamento dei parchi eolici, ma Bettonte chiede che agli iter autorizzativi – «troppo lenti e assolutamente non adeguati» – vengano imposti tempi certi e perentori.

Alle amministrazioni pubbliche bisogna imporre tempi certi

Dai fondi europei occasione unica, unire le forze tra pubblico e privato

«Il Recovery Fund è un'occasione unica per accelerare sulla transizione energetica spingendo sulla partnership pubblico-privato: Edison è pronta a investire e a cogliere opportunità in tal senso». A sottolinearlo è il numero uno del gruppo, Nicola Monti. L'azienda energetica più antica d'Europa ha cantieri aperti per circa 1 miliardo, focalizzati su tre linee d'azione: generazione elettrica low-carbon, riqualificazione energetica e decarbonizzazione dei trasporti. Sulla prima, ha specificato il manager, è attiva nell'eolico (in questi giorni sta riacquistando tutta la partnership con F2i su circa 900 MW) e storicamente nell'idroelettrico, «settore che avrebbe bisogno di nuovi investimenti e che ha un tema di concessioni scadute da mettere a gara». Sull'efficienza energetica, Foro Buonaparte ha come cliente core i gruppi industriali ma sta allargando il campo a sanità e pubblica amministrazione, che hanno «margini di sviluppo importanti». Infine la mobilità: «Siamo stati i primi in Italia a investire nel Gnl per il trasporto pesante».

Dai fondi europei occasione unica, unire le forze tra pubblico e privato

Gasdotto Tap al traguardo: forniture all'Italia entro fine anno

Il gasdotto Tap entrerà in funzione entro fine anno. A confermarlo è il managing director Luca Schieppati: «Siamo quasi arrivati, stiamo completando le attività e vi confermo che per fine anno potremo finalmente aprire il Corridoio Sud. È stato un periodo intenso, abbiamo avuto molte complessità ma siamo in linea con le aspettative». Le forniture di gas azero aumenteranno gradualmente nei prossimi mesi, fino a raggiungere la piena capacità: «Ho fiducia che il gas sarà pienamente utilizzato», spiega il manager, sottolineando che il Tap è anche pronto per poter trasportare idrogeno in futuro. Nel frattempo si andrà avanti anche con la Fase 2, per il raddoppio della portata del gasdotto dagli attuali 10 miliardi di metri cubi l'anno, di cui 8 destinati all'Italia: il Covid ha solo spinto a rinviare le decisioni vincolanti. Quanto agli scontri tornati a infiammare il Nagorno-Karabach, tra Armenia e Azerbaijan, Schieppati fa notare che «per fortuna il Corridoio Sud è molto lontano dall'area più critica».

Gasdotto Tap al traguardo: forniture all'Italia entro fine anno
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