Multiutility

Energia, parte la grande alleanza a Nord Est

Lavoro intenso anche durante il lockdown: alle battute finali l'intesa tra la lombarda A2A insieme con Agsm di Verona e Aim di Vicenza

di Cheo Condina

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Una veduta delle strutture Agsm

Lavoro intenso anche durante il lockdown: alle battute finali l'intesa tra la lombarda A2A insieme con Agsm di Verona e Aim di Vicenza


4' di lettura

Il traguardo non è a un passo, anzi c'è ancora parecchio da correre, ma si può dire che la grande alleanza lombardo-veneta tra A2A, Agsm Verona e Aim Vicenza sia a buon punto visto che i lavori sono proseguiti alacremente (a distanza) anche durante il lockdown.

L'obiettivo che al momento pare più plausibile è quello di raggiungere un accordo vincolante a giugno per poi chiudere definitivamente l'operazione dopo l'estate. Di certo, se tutto andrà liscio e nascerà la Multiutility del Veneto, gli equilibri energetici del Nord Est risulterebbero nuovamente modificati dopo la mossa di Hera, che proprio a dicembre ha siglato una maxi joint venture con la trevigiana Ascopiave su clienti finali e distribuzione gas. Quale sara il passaggio successivo nel consolidamento del settore in una delle aree più ricche del Paese? Tra le aziende medio-piccole da aggregare resta soltanto Tea Mantova. Più a Nord invece, ma di dimensioni più rilevanti, ci sono Dolomiti Energia (Trentino) e Alperia (Alto Adige).

I nodi da sciogliere

Sulla grande alleanza tra A2A, Agsm e Aim (nata in realtà un anno fa quando l'advisor Pwc mise al tavolo le tre realtà per formulare un'offerta congiunta per Ascopiave) ci sono tre grandi temi da definire nel dettaglio: la governance, i concambi (che insieme agli asset conferiti da A2A andranno a determinare gli equilibri azionari della nuova Multiutility del Veneto) e il piano industriale di quella che, già oggi, è la quinta realtà italiana del settore dopo la stessa A2A, Hera, Iren e Acea. Allo stesso tempo andrà costruito un consenso politico per la verità già sufficientemente saldo: da mesi i sindaci di Verona e Vicenza, supportati anche da un'analisi di Roland Berger, sono convinti della necessità di procedere con il consolidamento alla luce delle future sfide del mercato energetico, a maggior ragione dopo l'operazione Hera-Ascopiave. A convincerli ha contribuito sicuramente la garanzia fornita da A2A che tutte le future iniziative di crescita esterna nella Regione saranno prerogativa della Multiutility del Veneto.

Ironia della sorte, per la stessa A2A il riassetto Verona-Vicenza non verrà firmato dai manager che ci hanno lavorato per mesi - il presidente Giovanni Valotti, deus ex machina delle alleanze sul territorio, e il Ceo Valerio Camerano - ma da Marco Patuano e Renato Mazzoncini, che dall'assemblea del 13 maggio li hanno sostituiti e hanno comunque già preso confidenza con il dossier. La multiutility lombarda avrà circa un terzo del capitale nella newco veneta (i pubblici resteranno in maggioranza): cosa che comunque le permetterà di consolidarla come già avvenuto con Acsm-Agam.

Scintille venete e tregua di marzo

È stato proprio sull'asse Verona-Vicenza che tra fine 2019 e inizio 2020 si è consumata la contrapposizione tra A2A ed Hera. Quest'ultima, per bocca del presidente Tomaso Tommasi di Vignano, ha contestato che le due amministrazioni venete non abbiano indetto un'asta pubblica per individuare il potenziale partner, senza di fatto prendere in considerazione la loro proposta. Stessi appunti sono arrivati da Dolomiti Energia e Alperia che a loro volta si erano offerti per discutere un'alleanza.

Le scosse telluriche di questo scontro hanno raggiunto Ascopiave, in cui a fine gennaio A2A ha rilevato con un blitz oltre il 4% ed Hera il 2%: la stessa Ascopiave ha replicato comprando a sorpresa il 4,99% di Acsm-Agam, multiutility lombarda consolidata da A2A. Poi tutti i soggetti, consapevoli forse di avere investito fino troppi capitali in una partita difficile da vincere, hanno sotterrato l'ascia di guerra. Va peraltro ricordato che Hera ha rilevato la maggioranza dei circa 700mila clienti Ascopiave a un prezzo piuttosto aggressivo (oltre 800 euro ciascuno) e forse, visto il recente calo del mercato elettrico causa Covid, dovrà riaggiustare i conti sul recupero del maxi investimento.

Le possibili evoluzioni

Lo scacchiere del Nord Est resta in evoluzione anche se i soggetti potenzialmente aggregabili di una certa dimensione non sono molti.

Tea Mantova in passato era stata accostata ad A2A e a Hera ma alla fine ha sempre preferito restare da sola. Dolomiti Energia, di recente, sarebbe tornata a bussare alla porta di Verona e Vicenza per una possibile aggregazione: un tentativo che molto difficilmente andrà a buon fine.

Anche l'altoatesina Alperia, che ha chiuso un 2019 record, si era fatta avanti nei mesi scorsi presentando una proposta industriale e territoriale. Essa puntava a trasformare il Veneto, dove Alperia ha già rilevato negli ultimi due anni Bartucci, Sum e il gruppo Green Power, nella prima “Digital Region” italiana. Chissà che le due “deluse” della campagna veneta -si ragiona sul mercato - non possano mettersi al tavolo per discutere una possibile aggregazione vista anche la contiguità territoriale e l'affinità di business.

Un passaggio chiave, in questo senso, potrebbero essere le elezioni comunali di Trento e Rovereto, entrambe governate dal centro-sinistra, già in programma a maggio e slittate per il Covid. Trento e Rovereto sono infatti soci paritetici assieme a Trentino Sviluppo (agenzia territoriale della Provincia di Trento, governata invece dal leghista Maurizio Fugatti) di FinDolomiti Energia, primo azionista del gruppo Dolomiti Energia con il 47,8%. Qualsiasi decisione strategica sul futuro dell'azienda, che ha anche un tema non irrilevante di concessioni idroelettriche in scadenza, dovrà passare da lì.

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