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Energia: Ue contraria a riduzione tasse, meglio aiuti mirati a famiglie e imprese

Lettera ai ministri dell’Economia: «Utilizzare le maggiori entrate fiscali dovute all’aumento prezzi o gli extraprofitti delle società energetiche»

di Giuseppe Chiellino

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3' di lettura

La Commissione europea è preoccupata per gli effetti che nel medio termine potrebbero avere sugli obiettivi climatici le misure fiscali di emergenza adottate dagli Stati membri per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia e ritiene che sia più equo ed efficace utilizzare l’aumento di gettito e gli extraprofitti che derivano dall’impennata dei prezzi per aiutare le famiglie e i settori più colpiti anziché procedere con tagli generalizzati del carico fiscale su energia e carburanti. In una lettera inviata lunedì ai ministri dell’economia dei 27, il commissario Paolo Gentiloni ricorda le regole fiscali in vigore e indica tre criteri guida a cui gli Stati membri dovrebbero attenersi: efficacia, coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione ed equità.

Questione di equità

Proprio affrontando il tema dell’equità, Gentiloni afferma che «ridurre la tassazione indiretta non è necessariamente al soluzione più efficace per rendere accessibili le fonti energetiche, soprattutto se i prezzi restano alti a lungo. Riutilizzare invece le maggiori entrate fiscali legate all’aumento dei prezzi oppure i profitti abnormi delle società energetiche può aiutare a finanziare in modo più equo e sostenibile aiuti mirati per le famiglie vulnerabili e per le imprese o per categorie specifiche di utenti dei trasporti». Aiuti che possono essere erogati «sotto forma di assegni o di rimborsi» ma comunque «tenendo bene in mente l’impatto regressivo delle impennate dei prezzi dell’energia» che colpiscono soprattutto i redditi più bassi.

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Coerenza con obiettivi climatici al 2050

Bruxelles è preoccupata anche per altri due aspetti, l’efficacia delle misure e il rischio che possano essere compromessi gli obiettivi a lungo termine di decarbonizzazione dell’economia europea. «Ridurre le tasse sull’energia è una misura facile da attuare» si osserva nella lettera. Ma per raggiungere l’autonomia energetica e centrare gli obiettivi di sostenibilità climatica fissati al 2030 e al 2050 «richiede che gli sgravi fiscali sui combustibili fossili siano temporanei e mirati a migliorare la disponibilità di prodotti energetici per le imprese e le famiglie mentre i prezzi sono alti». Ma questo serve anche a «salvaguardare la capacità degli Stati membri e della Ue di generare entrate fiscali adeguate per finanziare la ripresa e la doppia transizione, verde e digitale, in modo equo».

Rischio di sgravi fiscali poco efficaci

Quanto all’efficacia degli sgravi fiscali, sottolinea Bruxelles, se i prezzi alti dovessero persistere «i benefici per consumatori e imprese sono più incerti». In particolare le riduzioni delle aliquote Iva in passato non sono state così efficaci: «I tagli fiscali - avverte Bruxelles - rischiano di essere compensati da incrementi di tariffe da parte dei fornitori di energia» con danni ancora maggiori per le imprese non energetiche che pagherebbero comunque prezzi più alti ma pagando meno Iva avrebbero minori deduzioni.

Le regole europee attuali consentono di applicare un’aliquota Iva ridotta (non inferiore al 5%) a gas naturale, elettricità e teleriscaldamento. Aliquote ridotte sono possibili anche per altri sistemi ad alta efficienza energetica, per i pannelli solari l’Iva può essere azzerata. Ma gli Stati membri devono scegliere su cosa puntare. non possono avere più di due aliquote agevolate. Sono esclusi i carburanti per autotrazione. L’attuazione di misure del genere è stata semplificata rendendo non più necessaria la consultazione del Comitato Iva. Le misure sono vincolate ad una clausola di decadenza che impegna gli Stati membri ad eliminare gradualmente i regimi agevolati sui combustibili fossili entro il 2030.

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