ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso il summit Ue del 18

Energia, Unione europea in stallo sulle misure finanziarie contro la crisi: procedere uniti o divisi?

In un tweet Ursula von Der Leyen scrive che sono stati compiuti buoni progressi e che sarà approvato un altro pacchetto di proposte legislative martedì

di Beda Romano

I 27 avanti sul caro energia, ma price cap al palo

3' di lettura

Non sono mancate critiche alla Commissione europea in questi ultimi giorni. L’Italia le ha rimproverato di essere lenta nel prendere le decisioni per meglio contrastare la crisi energetica. La Polonia l’ha accusata di lavorare al servizio del governo tedesco. Il Belgio le ha fatto notare la mancanza di ambizione. A dire il vero molto è stato fatto. Se oggi lo stallo è evidente, è perché i Ventisette sono chiamati a decidere come affrontare la crisi da un punto finanziario: uniti o divisi?

«Abbiamo compiuto passi estremamente significativi che sarebbero stati impensabili un anno fa», ha detto mercoledì a Praga Kadri Simson, evidentemente provata dalle critiche. La commissaria all’Energia ha preannunciato nuove proposte per martedì prossimo 18 ottobre: nuovi incentivi per ridurre la domanda di gas; nuovi interventi per assicurare solidarietà tra i Paesi; nuove azioni per facilitare gli acquisti in comune; e infine possibili decisioni in modo da agire sul prezzo del gas.

Loading...

E anche la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen oggi su Twitter, pubblicando una foto della riunione - avvenuta in formato digitale -, ha scritto che «sono stati compiuti buoni progressi nell’attuazione della tabella di marcia per affrontare i prezzi elevati dell’energia presentata ai leader al vertice informale di Praga. Approveremo un altro pacchetto di proposte legislative alla prossima riunione del Collegio, martedì».

Cosa è stato fatto finora

Nel frattempo, una carrellata delle decisioni prese nell’ultimo anno può essere utile. Cinque mesi prima dell’invasione russa dell’Ucraina, Bruxelles pubblicava una relazione in cui riassumeva le opzioni a disposizione dei Paesi membri rispettose delle regole comunitarie. In campo energetico, l’Unione europea è tuttora un animale bicefalo. Esiste un mercato unico nel quale Paesi membri possono scambiarsi fonti di energia, ma il mix energetico rimane prerogativa nazionale.

Scoppiata la guerra in Ucraina, la Commissione ha proposto via via una serie di misure. Prima di tutto quella che prevede l’uscita dalla dipendenza dal gas russo «ben prima del 2030», attraverso un ambizioso piano di diversificazione delle fonti energetiche chiamato REPowerEU. Tra le altre cose, l’obiettivo di elettricità prodotta da fonti rinnovabili è stato portato al 45% (dal 40% previsto) entro il 2030. Di recente, è stato poi approvato un progetto d’interesse comune europeo nel campo dell’idrogeno.

Sempre in marzo, Bruxelles suggerisce ai Ventisette obiettivi di stoccaggio del gas, pari all’80% delle riserve entro il 1° novembre. Il regolamento è stato approvato in giugno (e oggi il riempimento è già oltre il 91%). In aprile nasce una piattaforma per effettuare acquisti in comune di gas, e approfittare del potere contrattuale dei Ventisette. Lo schema non è ancora mai stato usato, anche perché l’uso è volontario e solitamente gli acquisti dipendono non dai governi, ma dalle aziende.

Successivamente, nel luglio scorso, in un contesto nel quale il rifornimento di idrocarburi russi si faceva sempre più incerto, l’esecutivo comunitario proponeva nuove regole sul risparmio dei consumi di gas. In appena qualche giorno, i Ventisette approvano un meccanismo che prevede tagli volontari del 15%, in media. A dire il vero, i Paesi membri si sono accordati su numerose eccezioni. Ciò detto, secondo la commissaria Kadri, la diminuzione dei consumi a livello europeo è già ora del 10%.

Le misure più recenti

Dopo la pausa estiva, e dinanzi a una crisi energetica dalle conseguenze sempre più gravi, la Commissione europea ha proposto obiettivi vincolanti di risparmio della corrente elettrica (del 5%). Ha anche suggerito di prelevare gli extra-profitti delle imprese petrolifere e delle imprese energetiche che non usano il gas nel produrre elettricità per ridurre le bollette dei cittadini e delle società. I provvedimenti sono stati tutti approvati dai Ventisette alla fine di settembre.

Insomma, decisioni ne sono state prese. Oggi, però, lo stallo è evidente. Le riunioni si susseguono, e paiono inconcludenti. Tutti i Ventisette sono d’accordo sull’urgenza di ridurre i prezzi dell’energia; e tutti in fondo stanno sussidiando in un modo o nell’altro le bollette elettriche. Ma il nodo è come continuare a finanziare il sussidio: con denaro nazionale o denaro comunitario? I commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton privilegiano la seconda opzione.

I contrasti tra i Ventisette ricordano quelli dello sconquasso debitorio o della crisi sanitaria.
In un articolo pubblicato martedì, Simone Tagliapietra, Georg Zachmann e Jeromin Zettelmeyer, ricercatori del centro-studi Bruegel, propongono anch’essi un fondo comunitario con il quale sussidiare le bollette. Soprattutto sostengono che la mano comunitaria oltre ad aiutare i Paesi con poco margine di bilancio dovrebbe servire a garantire il libero accesso al mercato (ossia il level-playing field).

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti