IL FORUM DEL SOLE 24 ORE

Energia verde, maxi piano di Eni da 230 milioni

di Celestina Dominelli


3' di lettura

Nel futuro di Eni, come ha spiegato lo stesso numero uno Claudio Descalzi, nel corso del forum con i giornalisti del Sole 24 Ore, c’è la scommessa sull’aggregazione di un polo forte della chimica verde in Italia. Ma intanto, guardando all’immediato, il gruppo si prepara ad accendere i primi impianti di energia rinnovabile del cosiddetto “progetto Italia”, che nasceranno sui terreni recuperati da Syndial, attiva nel settore delle bonifiche, e che sono il frutto, come ha rimarcato ieri l’ad, della nuova organizzazione capace di far dialogare business apparentemente molto diversi attraverso modelli di sviluppo innovativi.

Il “progetto Italia” prevede 230 milioni di investimenti per arrivare a installare fino a 220 megawatt (MW) di nuova capacità da fonti rinnovabili entro il 2022. La fase 1 del programma porterà alla creazione di 85 megawatt distribuiti tra 5 siti (Assemini, Porto Torres, Priolo, Monte Sant’Angelo e Augusta), in Sardegna, Puglia e Sicilia. Il secondo step, poi, consentirà di avviare altri 10 progetti per complessivi 135 megawatt, che copriranno altre regioni (Liguria, Calabria e Basilicata). E, secondo la tabella di marcia predisposta dal gruppo, i primi, come detto, dovrebbero partire tra la fine del 2017 e gli inizi del prossimo anno e, a seguire, quelli della fase 2. Il condizionale, però, d’obbligo perché la tempistica di lancio della prima parte dipenderà dall’ottenimento, per le diverse tessere, del via libera dei governi regionali, ma il gruppo di Descalzi punta a far decollare a stretto giro il progetto Italia. Che, sotto il profilo tecnologico, prevede soprattutto il ricorso al fotovoltaico, affiancato però anche da eolico, biomasse e solare a concentrazione (per il sito di Assemini, per esempio, 5,4 megawatt saranno assicurati da quest’ultimo tassello oltre ai 26 megawatt da impianti fotovoltaici). In particolare, la scelta di puntare sull’eolico è legata alla possibilità di trarre vantaggio dalle particolari condizioni climatiche di alcuni dei siti del progetto (Porto Torres, Gela, Brindisi, solo per citarne alcuni).

Eni, dunque, vuole spingere su questo fronte e tale mossa va vista alla luce della volontà del gruppo, ribadita anche ieri nel corso del forum dal ceo, di procedere lungo la strada dell’integrazione tra business tradizionale e produzione di energia da fonti “verdi”. Una svolta intrapresa da tempo e culminata, a novembre 2015, nella creazione di una direzione ad hoc, Energy solutions, alle dirette dipendenze dell’ad, che ha lanciato analoghi progetti anche all’estero potendo contare su oltre 550 milioni di euro di investimenti per il capitolo rinnovabili, messi nero su bianco nel piano strategico 2017-2020.

Ma l’impegno del gruppo su questo fronte si sta intensificando, complice la conversione green in corso nella raffinazione, anche nel campo dei biocarburanti. Dove, giusto qualche settimana fa, Eni ha siglato un accordo con il Comune di Torino, Gtt (Gruppo torinese trasporti) e Amiat (gruppo Iren), per avviare un progetto di sperimentazione su larga scala di Eni Diesel+ (che contiene il 15% di componenti rinnovabili) per gli autobus del capoluogo piemontese: in pratica, fino al 31 ottobre, la flotta di Gtt (650 mezzi) utilizzerà il nuovo carburante. Mentre, sfruttando l’asse con l’Amiat e promuovendo la raccolta degli oli vegetali usati, Eni punta a incoraggiare, in stretto raccordo con le amministrazioni, politiche di “economia circolare” all’interno delle città. E, soprattutto, a riutilizzare gli oli recuperati per trasformarli in biocarburanti presso la raffineria di Venezia da destinare poi nuovamente alla circolazione dei mezzi pubblici del territorio comunale.

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