permessi ue

Energia,la speculazione spinge la CO2 ai massimi da 14 anni

Nonostante la difficile ripresa dopo il Covid-19 i diritti per l’emissione di anidride carbonica hanno superato 30 euro per tonnellata sul mercato Ue, più che raddoppiando da marzo. Gli operatori puntano il dito contro gli hedge funds

di Sissi Bellomo

default onloading pic
(bluedesign - stock.adobe.com)

Nonostante la difficile ripresa dopo il Covid-19 i diritti per l’emissione di anidride carbonica hanno superato 30 euro per tonnellata sul mercato Ue, più che raddoppiando da marzo. Gli operatori puntano il dito contro gli hedge funds


3' di lettura

Non si ferma la corsa al rialzo della CO2. I diritti di emissione di anidride carbonica – in pratica i permessi per inquinare – hanno superato 30 euro per tonnellata portandosi ai massimi da 14 anni sul mercato europeo: un rally che si scontra con la debolezza dell’economia, che non ha ancora svoltato davvero dopo il coronavirus, e che solleva sempre più forte il sospetto di speculazioni.

L’attività industriale e i consumi di energia si sono parzialmente ripresi in seguito al lockdown, ma sul fronte dei fondamentali non sembra esserci davvero nulla in grado di giustificare la performance della CO2, più che raddoppiata di prezzo rispetto ai minimi toccati nel pieno della pandemia.

Il valore dei permessi, che migliaia di imprese sono obbligate a scambiare nell’ambito dell’Emission Trading Scheme (Eu Ets), era sceso fino a 14,34 euro per tonnellata a marzo. Nella seduta di lunedì 13 luglio, con un ulteriore balzo di oltre il 5%, ha raggiunto un picco di 30,70 euro, record da aprile 2006.

A questi livelli di prezzo e di volatilità gli operatori industriali si sono quasi tutti ritirati dal mercato. E il malessere, com’era già accaduto in passato in occasione di altri rally, sta cominciando a filtrare nelle istituzioni Ue.

Alcuni partecipanti al mercato hanno denunciano possibili tentativi di manipolazione da parte di «hedge funds e altri investitori armati di algoritmi», scrive la testata specializzata Carbon Pulse, e ora «un numero crescente di legislatori europei sta considerando misure per limitare la speculazione o imporre un tetto ai prezzi nell’Eu Ets».

Pressioni analoghe erano state fatte nel 2018, quando la CO2 addirittura era quasi quintuplicata di prezzo in un anno, ma non si arrivò ad imporre alcun correttivo. Ed è probabile che anche stavolta non ci siano interventi, salvo nell’ipotesi che si accertino comportamenti illeciti da parte dei soggetti finanziari che operano sul mercato: fondi specializzati e forse anche qualche grande banca, tra quelle più attive su energia e materie prime in genere.

La direttiva europea che regola l’Emission Trading Scheme (numero 2009/29/EC) prevede la possibilità di adottare misure «in caso di fluttuazioni eccessive dei prezzi», nello specifico quando questi per almeno sei mesi consecutivi superano il prezzo medio nei due anni precedenti. Ma questa situazione finora non si è mai verificata (e comunque ci sono interpretazioni contrastanti delle norme).

La direttiva, almeno in teoria, consente anche alla Commissione Ue di agire sul numero di permessi in circolazione: ampliandolo in caso di carenze o viceversa restringendolo quando – come oggi – ce ne sono troppi rispetto alle necessità: si stima che a causa del Covid-19 e della crisi le imprese tenute a partecipare all’Eu Ets quest’anno eviteranno di immettere in atmosfera almeno 200 miliioni di tonnellate di CO2.

È forse proprio su queste considerazioni che si fonda la scommessa degli speculatori.

Anche senza operazioni straordinarie è comunque certo che la Ue intende accelerare la svolta verde e che non consentirà mai più al mercato della CO2 di indebolirsi a causa di un surplus di permessi, come era accaduto dopo la recessione del 2009: la spirale ribassista all’epoca era stata così forte da spingere per anni il prezzo dell’anidride carbonica sotto 5 euro per tonnellata, vanificando del tutto l’obiettivo di incoraggiare la transizione energetica.

Per correggere gli errori del passato è stato introdotto l’anno scorso un meccanismo ad hoc, che riduce il numero dei diritti in circolazione, sostenendo indirettamente il prezzo della CO2. Si tratta della Market stability reserve (Msr), che ritira il 24% di permessi l’anno: 397,2 milioni tra settembre 2019 e agosto 2020, secondo i piani attuali, e altri 332,5 milioni tra settembre 2020 e agosto 2021.

I programmi di potrebbero comunque subire delle modifiche, non solo per contrastare l’impatto del coronavirus, ma anche per adeguarsi ai cambiamenti sul mercato e in particolare alla chiusura accelerata delle centrali a carbone nella Ue.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti