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Rinnovabili, pronto il piano di Cingolani sulle nuove aste

Il ministero della Transizione ecologica ha definito la roadmap per programmare la nuova capacità rinnovabile e centrare i target «Fit for 55»

di Celestina Dominelli

Clima, Cingolani: "Da Cop26 sfida globale, non lasciare indietro nessuno"

3' di lettura

Programmazione di lungo termine su base quinquennale con frequenza continua (potenza attribuita in più sessioni, almeno 3 all’anno) ed eliminazione dei registri per piccoli impianti competitivi fino a 1 megawatt, mentre per quelli più grandi è in arrivo una semplificazione delle garanzie (le fidejussioni).

E ancora, l’esame da parte del Gestore dei servizi energetici (Gse), su richiesta del proponente, in parallelo all’iter autorizzativo in modo da accelerare i tempi e ridurre i contenziosi. Ma anche incentivi orientati all’autoconsumo e ai modelli che fanno ricorso allo storage, anche centralizzato, nonché sostegni ad hoc per gli impianti con potenza fino a 1 megawatt inseriti in comunità energetiche.

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Il nuovo schema per «Fit for 55»

È questo lo schema dei nuovi meccanismi di asta messo a punto dal ministero della Transizione ecologica che guiderà la programmazione della nuova capacità rinnovabile necessaria per raggiungere i target delineati dal pacchetto europeo “Fit for 55”.

La road map, che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, è parte integrante dello schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva Red II e potrà quindi essere confermata solo a valle del processo che prevede le valutazioni delle commissioni parlamentari competenti e della Conferenza unificata.

La roadmap del ministro Cingolani

Secondo la tabella di marcia definita dal ministero guidato da Roberto Cingolani, l’Italia dovrà dotarsi, entro il 2030, di 60 gigawatt di nuova potenza installata (di cui almeno 43 GW da fotovoltaico e 12 GW dall’eolico) e per farlo sarà necessario, suggerisce lo schema, puntare su stabilità ed efficienza nella programmazione con calendari su base quinquennale, come detto, e su misure di semplificazione e innovazione per sostenere l’accelerazione indispensabile per centrare gli obiettivi dettati dall’Europa.

In particolare, per assicurare al Paese la nuova potenza fotovoltaica (si parte con 2,8 Gw annui in esercizio tramite meccanismi di asta nel 2022 per arrivare ai 6,9 GW al 2030) si potrà contare, nella prima fase, sulla proroga delle aste Fer 1, cui si affiancheranno poi i nuovi bandi. Nella seconda fase si potrà quindi accelerare grazie alla definizione delle aree idonee e alla semplificazione delle autorizzazioni per nuovi impianti e siti esistenti. E una spinta dovrebbe arrivare, chiarisce il Mite nelle linee guida, dall’ammissibilità dell’agrivoltaico anche grazie al sostegno del Recovery Plan.

Le novità per l’eolico

Quanto all’eolico (0,9 GW annui nel 2022 che diverranno 1,7 GW nel 2030), il driver, da affiancare alla proroga delle aste Fer 1 e ai nuovi bandi, sarà rappresentato principalmente dallo sviluppo industriale dell’eolico offshore, anche questo grazie alle risorse previste dal Pnrr, e si potrà accelerare anche contando sulla capacità di sviluppo della rete elettrica e dei sistemi di accumulo. Per le altre rinnovabili, la nuova potenza in esercizio da qui al 2030 tramite aste sarà pari a 3 GW che includono bioenergie (in primis, il biogas) idro, geo e altre fonti.

I prossimi passaggi normativi

Per arrivare al traguardo, però, serviranno altri step. Il primo dei quali dovrà arrivare a stretto giro con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, entro novembre, dello schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Red II con la proroga delle aste Fer 1.

Il provvedimento, che ha già incassato il parere favorevole delle commissioni Industria e Ambiente del Senato (relatore Gianni Girotto) e ieri anche quello delle commissioni Ambiente e Attività produttive alla Camera, dopo il via libera delle Regioni nei giorni scorsi, dovrà poi tornare in Cdm per l’adozione definitiva.

A quel punto scatterà il conto alla rovescia: entro 180 giorni, come recita l’articolo 6, il Mite, con uno o più decreti, sentita l’Arera e la Conferenza unificata, dovrà mettere nero su bianco la regolamentazione delle nuove aste.

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