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Energivori: pacchetti minimi di 1 GWh per la luce calmierata

Originariamente era stato concordato un range di prezzo compreso tra 115 e 130 euro per megawattora, ma il livello finale è stato aumentato in virtù dei nuovi rincari

di Celestina Dominelli

(AdobeStock)

3' di lettura

Pacchetti minimi di elettricità di un gigawattora l’anno (e con un tetto massimo che non potrà superare il 3% di quanto offerto) che saranno disciplinati attraverso contratti di cessione per differenza a due vie fino al 31 dicembre 2025. E ancora, volumi assegnati mediante l’applicazione di un meccanismo pro quota ponderato tra gli utenti prioritari (energivori e clienti finali industriali in primis) e per i quantitativi residui per tutti gli altri. Sono queste le linee generali del decreto appena firmato dal ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, e anticipato dal Sole 24 Ore (si veda l’edizione del 13 settembre), con cui è stata data attuazione alla previsione contenuta nel Dl Bollette (articolo 16 bis) che prevede la vendita con contratti triennali di elettricità a prezzi calmierati per clienti industriali, Pmi e soggetti che partecipano al servizio di interrompibilità e riduzione istantanea insulare nelle isole maggiori (Sicilia e Sardegna).

Gse in prima linea

Il decreto, anche noto come energy release, disciplina quindi in questa prima fase la cessione dell’energia elettrica nella disponibilità del Gse, vale a dire l’energia prodotta da fonti green che beneficia di tariffe onnicomprensive o del servizio di ritiro e vendita a lungo termine, nell’ambito dei meccanismi già previsti del ritiro dedicato dell’energia o dello scambio sul posto. Spetterà alla società guidata da Andrea Ripa di Meana definire, entro dieci giorni dall’entrata in vigore del decreto, i volumi di energia elettrica interessati dal percorso e comunicarli al Gme (il Gestore dei mercati energetici) affinché predisponga le procedure di assegnazione ai clienti finali prioritari sulla piattaforma dedicata (la bacheca Ppa).

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Sarà sempre il Gse poi a stipulare con ciascun assegnatario un contratto di cessione per differenza a due vie, di durata fino al 31 dicembre 2025, in relazione al volume di energia assegnato acquisendo «idonee garanzie». Il Gse dovrà quindi, a partire dal 1° gennaio 2023, rideterminare l’energia aggiudicata sulla base di quella nella sua disponibilità al 31 gennaio di ogni anno e, per tutta la durata del contratto, sul 70% di questa quota dovrà calcolare la differenza tra il prezzo di allocazione attraverso questo meccanismo e il prezzo medio mensile di vendita sul mercato organizzato. In modo da erogare all’impresa la differenza se la risultante fosse negativa, mentre sarà l’azienda a provvedere al conguaglio se il risultato sarà positivo.

Il nodo del prezzo

Quanto al prezzo dell’offerta di cessione, l’asticella è stata fissata a 210 euro per megawattora. Originariamente era stato concordato un range di prezzo compreso tra 115 e 130 euro per megawattora, ma il livello finale è stato poi aumentato in virtù dei nuovi rincari registrati dal costo dell’elettricità negli ultimi giorni. Quel prezzo, chiarisce però lo stesso decreto nella premessa, potrà essere rivisto e aggiornato sulla base di eventuali variazioni di costo «derivanti da diverse e migliori condizioni di mercato per l’energia sottesa ai contratti di ritiro dedicato e scambio sul posto», nonché a valle dell’applicazione della proposta di regolamento messo a punto da Bruxelles che prevede l’applicazione di un cap di prezzo non superiore ai 180 euro per megawattora per l’energia elettrica prodotta con fonti diverse dal gas.

Le imprese non potranno acquisire, come detto, pacchetti energetici inferiori a 1 gigawattora l’anno e superiori al 3% di quanto offerto complessivamente dal Gse. E il volume massimo di elettricità richiesta dalle aziende - che potranno presentarsi anche in forma aggregata - non potrà comunque superare il 30% del consumo medio degli ultimi tre anni.

Carbone, capacità al massimo

Accanto al decreto per l’elettricità a prezzi calmierati, ha preso poi ieri il via ufficialmente il programma di massimizzazione delle centrali a carbone e a olio per fronteggiare l’emergenza gas. Terna ha infatti definito la data di avvio e pubblicato la lista degli impianti potenzialmente interessati. E accanto alle sette centrali note (Brindisi Sud, Fiumesanto, Fusina, San Filippo Del Mela, Sulcis, Torrevaldaliga Nord e Monfalcone), ci sono anche 12 impianti a bioliquidi rilevanti che, come stabilisce il piano del ministero, potranno essere temporaneamente alimentati con combustibile convenzionale.

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