strategia energetica nazionale

Energivori, sconti maggiorati con la riforma

di Carmine Fotina


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3' di lettura

Prima il piano con le slides, da presentare in Parlamento, poi un decreto legge con le norme più urgenti . Il percorso della nuova Strategia energetica nazionale, che aggiornerà quella varata nel 2013, è delineato e avrà il suo piatto forte nel nuovo regime degli oneri di sistema legati agli incentivi per le rinnovabili. Obiettivo numero uno: comprimere il divario di prezzo dell’energia elettrica pagato dalle imprese italiane rispetto ai competitor europei e supportare in questa direzione soprattutto la manifattura.

Le linee del decreto
La nuova Strategia, che il governo dovrebbe presentare in audizione in Parlamento il 27 aprile, per poi sottoporla a consultazione pubblica, ha un respiro ampio per rispondere ai nuovi obiettivi su clima ed energia fissati dall’Accordo di Parigi. Ma come detto entrerà nel dettaglio di alcune norme con un decreto legge, che potrebbe approdare in Consiglio dei ministri prima dell’estate o più probabilmente dopo la pausa. In quest’arco di tempo dovrebbe arrivare il via libera della Commissione europea a un meccanismo di agevolazione che, per le imprese manifatturiere che hanno un costo dell'energia superiore al 20% del valore aggiunto, comporterà un pagamento minimo sugli oneri riconducibili alle fonti rinnovabili dello 0,5% dello stesso valore aggiunto. Per le altre imprese lo schema prevede delle classi di agevolazione in relazione all’intensità energetica della produzione. Se non ci saranno intoppi il meccanismo entrerà in vigore il 1° gennaio 2018.

Stime elaborate alcuni mesi fa dal ministero dello Sviluppo economico indicavano in 1,4-1,5 miliardi l’importo totale degli sconti per le imprese energivore, più del doppio di quanto è stato garantito negli anni scorsi da un vecchio regime nel frattempo bocciato dalla Commissione europea. Una delle principali obiezioni di Bruxelles riguardava la degressività della tariffa a favore degli energivori che dovrà essere superata, per questo il governo intende “compensare” la manifattura con nuovi criteri. Il compito del nuovo regime tariffario, non semplice, è quello di bilanciare la quota fissa (calcolata sulla potenza e sul punto di prelievo) e quella variabile (sui kilowattora) tenendo conto dei vincoli Ue e degli effetti redistributivi tra consumatori. Da un lato - in un delicatissimo gioco di equilibrio - bisognerà recuperare a favore degli energivori l’efeftto «degressivo» della vecchia tariffa, dall’altro si dovrà evitare una possibile valanga di critiche per uno sbilanciamento a carico di utenze domestiche e piccole imprese.

IL PREZZO DELL'ENERGIA ELETTRICA

(Fonte: Aeegsi su dati Eurostat; Confcommercio, Terna, Istat)

IL PREZZO DELL'ENERGIA ELETTRICA

I divari con i concorrenti
Tutto questo per rispettare l’obiettivo “politico” enunciato dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda di tagliare il gap con i principali concorrenti stranieri, a partire dalla Germania che fin dall’inizio ha scelto di ridurre il peso degli oneri da rinnovabili che grava sulle imprese. In Italia gli energivori a regime agevolato pagavano nel 2015 85-90 euro/Mwh in fascia di consumo 70-150 Gwh/anno, valore che scendeva a 65-75 euro/Mwh includendo le agevolazioni da interrompibilità e i benefici di dispacciamento. Le analoghe imprese tedesche pagavano 40-45 euro.

Meno vistoso, ma non per questo meno rilevante secondo la Strategia energetica, è il differenziale di prezzo nel gas. Il calo c’è stato, ma resta comunque un differenziale di prezzo di 2 euro/Mwh (7-10%) tra PSV (prezzo di scambio sul mercato italiano) e TTF (prezzo «benchmark» olandese). Circa metà di questo divario, sempre secondo le stime dello Sviluppo, potrà essere annullato con un’altra norma che sarà inserita nel decreto Energia. Uno specifico articolo del provvedimento dovrebbe dare vita al cosiddetto “corridoio di liquidità” per mettere a disposizione dei trader i diritti di trasporto dall’estero inutilizzati, con l'obiettivo di annullare il costo della logistica.

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