L’ACCORDO SINDACALE

Eni apre ai suoi 20mila dipendenti lo smart working per mamma e papà

di Cristina Casadei


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3' di lettura

Se mamma e papà sono smart worker, sono più produttivi. È una loro percezione, ma è confermata, seppure con percentuali più basse, anche dai capi. Tra una percezione e l’altra, però, la produttività per l’azienda comunque aumenta. Dopo aver introdotto con un progetto pilota lo smart working sulla genitorialità, all’Eni hanno scelto la via della survey per capire l’effetto del nuovo strumento sui lavoratori coinvolti. Grazia Fimiani, direttore risorse umane e organizzazione di Eni, spiega che «dato il carattere di novità del progetto, abbiamo voluto valutare l’andamento di questa fase attraverso una survey, destinata sia ai colleghi direttamente coinvolti sia ai loro responsabili». I risultati? «Hanno confermato le nostre aspettative - continua Fimiani -: i vantaggi e i benefici associati allo smart working sono tangibili e l’esperienza si è rivelata positiva. Per le nostre persone, lo smart working si è dimostrato uno strumento in grado di favorire autonomia, fiducia e responsabilizzazione, elementi essenziali nell’ambito di un rapporto lavorativo». Se prendiamo la valutazione degli smart worker, per l’80% di loro migliora la conciliazione tra sfera privata e lavorativa, per il 65% c’è una maggiore concentrazione, mentre per una percentuale analoga cresce la motivazione. E i capi cosa dicono? Il migliore funzionamento del team ha una valutazione molto per il 7%, abbastanza per il 42%, poco per il 35%, per niente per il 16%. C’è però molta maggiore disponibilità dei dipendenti per il 45% dei capi, mentre parla di molta maggiore autonomia il 47%.

Anche alla luce dell’esito di questa survey, il gruppo, che in Italia ha oltre 20mila collaboratori, ha deciso insieme ai sindacati (Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec) di avviare la fase due con un nuovo accordo con i sindacati che conferma lo smart working sulla genitorialità ed estende gli ambiti organizzativi. Il segretario generale della Uiltec, Paolo Pirani, dice che «questo accordo è l’espressione di un modello di partecipazione e condivisione che è quello che vogliamo creare sulle nuove forme di lavoro legate all’uso della tecnologia, il cui effetto deve essere condiviso con i sindacati. In Eni abbiamo iniziato un percorso che punta ad estendere questa forma di lavoro dando delle regole ed evitando una unilateralità da parte dell’azienda nel rapporto con il dipendente». L’approccio è stato sperimentale, sono state previste survey per “aggiustarlo” e questo «ci permetterà di adeguare il progetto, facendo sì che l’innovazione sia ben accetta e condivisa dai lavoratori», continua Pirani.

SMART WORKING NEL GRUPPO ENI: L'IMPATTO SULLA PRODUTTIVITÀ

Risultati del sondaggio interno condotto tra il personale Eni (Impiegati e dirigenti). Dati in % (Fonte: accordo Eni Sindacati)

SMART WORKING NEL GRUPPO ENI: L'IMPATTO SULLA PRODUTTIVITÀ

L’accordo sindacale estende il perimetro dello strumento che potenzialmente si rivolge a un perimetro di oltre 2mila persone. «Abbiamo deciso di avviare da aprile un’estensione graduale dello smart working anche ai colleghi non neo-genitori, con alcune restrizioni legate alle mansioni svolte. Partiremo dalle società EniServizi, EniProgetti e Syndial che per le loro caratteristiche rappresentano un bacino ideale per il proseguimento del progetto, con circa 2.000 persone potenzialmente coinvolte», precisa Fimiani.

Sono quindi esclusi a priori i lavoratori in turno e quelli che richiedono l’uso di strumentazioni non remotizzabili. Lo smart working in ambito organizzativo sarà di un giorno a settimana e in presenza di un giustificato motivo (come può essere per esempio l’assegnazione del lavoratore a un altro ufficio o reparto incompatibile con lo smart working) le parti possono recedere senza preavviso. La progressiva estensione dello strumento per risorse con mansioni compatibili prevede forme di comunicazione e formazione alle persone interessate. Lo smart working verrà inoltre esteso a chi è affetto da patologie gravi (ex lege n°68/1999) con una frequenza fino a 2 giorni a settimana per 12 mesi, tacitamente rinnovabili. Un paio di novità riguardano infine l’orario di lavoro. Lo smart worker sarà tenuto a rispettare le fasce orarie previste dagli accordi sindacali che riguardano la propria sede di lavoro con una flessibilità aggiuntiva di 60 minuti, concessa per bilanciare al meglio le esigenze vita lavoro. L’altra novità è che durante le giornate di smart working non saranno previste e autorizzate ore di lavoro straordinario né prestazioni di lavoro festivo o notturno. «Crediamo fortemente che per un’azienda come Eni, sempre attenta alle esigenze delle proprie persone, alle trasformazioni in atto nei modelli organizzativi e culturali, - conclude Fimiani - e concretamente impegnata in un percorso di evoluzione digitale, lo smart working rappresenti un elemento d’innovazione imprescindibile».

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