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Eni in corsa per lo sviluppo del gas del Qatar

di Sissi Bellomo


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3' di lettura

C’è anche Eni tra le compagnie in corsa per sviluppare le immense risorse di gas del Qatar. Il Cane a sei zampe potrebbe aggiudicarsi non solo una collaborazione tecnica, ma forse anche una partecipazione nel progetto per l’espansione del North Field (Nfe), uno dei più grandi – e probabilmente uno dei più redditizi – investimenti in rampa di lancio nel settore dell’Oil & Gas, attraverso il quale Doha punta a riconquistare la supremazia come fornitore di Gnl, tornando a superare l’Australia (appena balzata al primo posto) e respingendo la concorrenza sempre più insidiosa degli Stati Uniti e della Russia.

Il Qatar ha inviato il mese scorso un invito ufficiale a candidarsi per una partnership e la scelta sarà comunicata entro il primo trimestre del 2020, ha dichiarato il ministro dell’Energia Saad al-Kaabi, che è anche alla guida di Qatar Petroleum (Qp), intervistato dalla Reuters. La proposta è stata fatta a un numero circoscritto di major e Il Sole 24 Ore è in grado di confermare che Eni è una di queste.

La compagnia di San Donato finora non è presente nelle operazioni upstream del Paese mediorientale e potrebbe non essere facile superare la concorrenza di altre major internazionali, come Exxon, Shell e Total , che invece già vi operano. Ma questo è un periodo particolarmente positivo per le relazioni con il Qatar, non solo da parte dell’Eni, ma da parte dell’Italia in generale, sotto il profilo economico e diplomatico. Il nostro ambasciatore in Qatar, Pasquale Salzano, è stato un dirigente dell’Eni. E il Cane a sei zampe nell’ultimo anno ha intrecciato relazioni più strette con Qatar Petroleum, cedendole una partecipazione nei ricchi giacimenti di gas del Mozambico e in altri asset in Messico, Kenya e Marocco.

Lunedì a Venezia il ministro al-Kaabi in persona è intervenuto alle celebrazioni per i dieci anni di attività di Adriatic Lng, di cui Qp possiede il 22% attraverso la controllata Qatar Terminal Company (ExxonMobil Italiana Gas ha il 70,7% e Snam il 7,3%). L’impianto al largo di Rovigo è il rigassificatore più utilizzato d’Europa (addirittura al 96% della capacità nei primi otto mesi dell’anno) e da solo soddisfa il 10% dei nostri consumi di gas, anche se accoglie metaniere non solo dal Qatar. Doha si è invece aggiudicata pochi giorni fa da Fluxys Belgium l’uso esclusivo fino al 2044 del terminal Gnl di Zeebrugge: un impianto situato presso uno snodo nevralgico della rete europea di gasdotti.

Il tassello principale delle strategie del Qatar è comunque l’espansione del North Field, il maggiore giacimento al mondo di gas non associato al petrolio: grazie a questo progetto Doha conta di aumentare di oltre il 40% la sua produzione di Gnl, portandola da 77 a 110 milioni di tonnellate l’anno (mtpa) entro il 2024. Alle ambizioni si aggiunge quella di diventare un colosso della petrolchimica, con un maxi-impianto di etilene (feedstock della plastica) che prevede di costruire in joint venture con Chevron.

Eni potrebbe essere vista dal Qatar come una buona spalla per l’upstream, grazie all’expertise dimostrata sul campo, soprattutto con Zohr, in Egitto, scoperto in una zona in cui altri avevano gettato la spugna e portato in produzione in tempi record. Ma la concorrenza per aggiudicarsi una fetta del North Field promette di essere agguerrita: l’affare interessa anche a Total e Shell (che stanno puntando moltissimo sul gas liquefatto), oltre che agli americani di Chevron e di Exxon. Quest’ultima è socia di Qatar Petroleum anche negli Usa, nel terminal texano Golden Pass Lng.

L’espansione di North Field potrebbe costare cara (anche se molto meno di altri progetti nel Gnl realizzati nel passato): Sanford C Bernstein aveva stimato 27,6 miliardi di dollari nel 2017, quando il Qatar puntava ad arrivare a 100 anziché 110 mtpa. Ma al-Kabi avverte che Doha è pronta a procedere da sola se nessuna Major straniera riesce a convincerla:  «Il modello della partnership ci piace perché dà molti benefici, ma non abbiamo bisogno di partner. Quello che stiamo facendo è offrire un set di criteri, in modo che (le compagnie invitate, Ndr) possano dimostrarci quale valore aggiunto porterebbero al Qatar entrando nel progetto». Un modo per incoraggiare la scelta di Doha comunque ci sarebbe: «Forse potrebbero darci in cambio qualcosa all’estero», chiosa al-Kaabi.

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