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Eni debole con vendite su oil, analisti positivi su dossier Neptune

La compagnia britannica di esplorazione e produzione è focalizzata sul gas con un ebitda dei primi nove mesi del 2022 vicino ai 3 miliardi di dollari. I rumors parlano di una valutazione tra i 5 e i 6 miliardi di dollari

di Andrea Fontana

(Bloomberg)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Eni scende a Piazza Affari in una sessione debole per le oil company (Shell, Bp, Total sono in calo) mentre i prezzi del greggio sono stabili, dopo un rimbalzo nelle ultime due sedute (+4% il Brent), tra l'attesa per le decisioni dei Paesi Opec+ nel week end sulle soglie produttive e la volontà di Pechino di adottare misure anti-Covid meno rigide. Ma gli operatori valutano anche la possibilità che Eni, come riferito dalle indiscrezioni di stampa, acquisti Neptune Energy, compagnia britannica di esplorazione e produzione focalizzata sul gas con un ebitda dei primi nove mesi del 2022 vicino ai 3 miliardi di dollari. I rumors parlano di una valutazione tra i 5 e i 6 miliardi di dollari. Le indiscrezioni sono emerse nella seduta di mercoledì 30 novembre e Eni ha chiuso le contrattazioni in rialzo.

Analisti positivi su possibile acquisto Neptune Energy

Per quanto l'operazione rappresenterebbe una sorpresa per le case di investimento visto che Neptune opera nelle attività di upstream, il giudizio di diversi broker è positivo. Neptune Energy, che produce circa 130.000 barili di petrolio equivalente al giorno è di proprietà di China Investment Corporation, Carlyle Group e Cvc Capital Partners. «Riteniamo che l'operazione potrebbe avere più risvolti positivi che negativi», sottolinea Equita Sim visto che l'acquisizione consentirebbe ad Eni di rafforzare la quota gas nell'upstream e che Neptune opera in regioni dove il gruppo italiano è già presente consentendo la realizzazione di sinergie. I valori ipotizzati per l'operazione sarebbero convenienti, secondo Equita, e l'equilibrio di bilancio del gruppo resterebbe solido, ma gli analisti osservano che l'acquisizione «andrebbe contro la tendenza dell'industria: da quando hanno fissato gli obiettivi di decarbonizzazione, le major oil europee sono state più propense a vendere asset upstream tradizionali piuttosto che ad acquistarli per favorire i programmi di buyback o le acquisizioni nel low carbon». «L’operazione rappresenterebbe una rara acquisizione upstream da parte di una major europea anche se va sottolineato come il suo portafoglio sia al 75% concentrato sul settore gas, il che lo renderebbe attraente in un’ottica di transizione energetica», aggiunge Intermonte ricordando l’obiettivo di Eni di portare la componente gas al 60% della produzione complessiva di idrocarburi entro il 2030. Secondo Banca Akros l'eventuale acquisizione avrebbe un effetto positivo, stimato nel 4%, sugli utili per azione 2022 di Eni e favorirebbe sinergie nelle attività del Nord Europa dove è concentrata la maggior parte della produzione di Neptune.

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