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Eni: la doppia crisi del petrolio e del Covid-19 impatta sui conti. Descalzi: «Periodo peggiore da 70 anni, ma il business è resiliente»

I risultati del primo trimestre scontano il doppio impatto dell’emergenza coronavirus e del crollo del prezzo del greggio

di Celestina Dominelli

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I risultati del primo trimestre scontano il doppio impatto dell’emergenza coronavirus e del crollo del prezzo del greggio


4' di lettura

Eni chiude i risultati del primo trimestre scontando il combinato disposto della crisi economica provocata dall’emergenza coronavirus e dal crollo del prezzo del greggio. Così i numeri approvati dal cda del gruppo guidato da Claudio Descalzi riflettono questo duplice impatto: l’utile netto adjusted è di 59 milioni, in calo del 94% rispetto al 2019 e paga, oltre al deterioramento del quadro macroeconomico, anche un incremento del tax rate adjusted (ora al 92%, +38 punti percentuali rispetto al primo trimestre 2019), mentre il dato non depurato è negativo per 2,93 miliardi (a fronte dell’utile di 1,1 miliardi nel primo trimestre 2019). L’utile operativo adjusted (depurato cioè dalle partite straordinarie) è di 1,3 miliardi (-44% rispetto allo stesso periodo del 2019), sopra le attese del mercato, ma escludendo l’effetto scenario (-1,1 miliardi) e i riverberi collegati alla pandemia (-0,15 miliardi), sarebbe cresciuto di 200 milioni (+16%), grazie alla spinta collegata soprattutto alla buona performance operativa del gas & power e della raffinazione. I ricavi sono pari a 13,8 miliardi, in calo del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

Descalzi: periodo peggiore da 70 anni ma business resiliente
«Il periodo che stiamo vivendo - è il commento dell’ad Claudio Descalzi che ha incassato nei giorni scorsi la conferma dell’azionista Mef per un nuovo mandato - è per l’economia mondale il più complesso degli ultimi 70 anni e oltre. Per l’industria energetica, e in particolare per l’oil & gas, la complessità è ancora maggiore dato il sovrapporsi della pandemia al crollo del prezzo del petrolio. Eni sta affrontando questo periodo contando su un’organizzazione operativa sicura per i suoi dipendenti, contrattisti e per le popolazioni dei paesi ospitanti».  Il ceo Descalzi sottolinea poi che «il business mostra di essere resiliente come mai in passato», mentre «la struttura patrimoniale è molto solida, frutto del lavoro fatto negli ultimi anni». In particolare il portafoglio upstream ha un punto di pareggio competitivo ed è flessibile, consentendo la rimodulazione delle attività e degli impegni finanziari in funzione dell’evoluzione del portafoglio. Il portafoglio mid-downstream sta reagendo bene alla crisi dei consumi, consuntivando un risultato operativo più alto di quello dell’analogo periodo 2019».

L’effetto della doppia crisi
Tornando ai numeri dei diversi business, nell’esplorazione e produzione (E&P), dove l’impatto della doppia crisi si è fatto sentire particolarmente, l’utile netto adjusted è di 212 milioni (in calo dell’80%), mentre l’utile operativo si attesta a 1,03 miliardi (-55%) per effetto di una perdita di 1,1 miliardi riferita allo scenario e di 0,17 miliardi per le minori produzioni (l’asticella di fine marzo segna 1,77 milioni di barili al giorno, in calo del 3,6% sul 1° trimestre del 2019. Bene, invece, il gas & power che registra sì un calo delle vendite di gas naturale (a quota 16,75 miliardi di metri cubi, -21% sul 2019), ma mostra un progresso sia per l’utile netto adjusted (317 milioni, +33%) che per il risultato operativo adjusted, pari a 431 milioni, con un incremento del 29% grazie soprattutto alle azioni di ottimizzazione del portafoglio degli asset alla luce dell’elevata volatilità dei prezzi.

L’andamento dei diversi business
Positiva anche la risposta del business raffinazione (refining & marketing) , grazie alla crescita di lavorazioni e volumi: nel primo trimestre dell’anno, l’utile operativo adjusted è di 81 milioni, con un incremento di 53 milioni sullo stesso periodo del 2019, mentre il risultato netto, negativo per 64 milioni (-49 milioni sul primo trimestre 2019) riflette un peggioramento dello scenario margini in Medio Oriente. La chimica, infine, fa registrare una perdita operativa adjusted di 65 milioni, in peggioramento rispetto al primo trimestre 2019 (-19 milioni) influenzata dal debole andamento della domanda dei principali settori utilizzatori di materia plastica, accentuato poi dal peggioramento del quadro economico indotto dalla pandemia.

Le mosse per il 2020
Guardando ai prossimi mesi, Eni ha aggiornato le previsioni del prezzo del brent a 45 e 55 dollari al barile per il 2020-2021 e rivisto il piano industriale per il 2020 e il 2021 che prevede la riduzione dei capex per circa 2,3 miliardi nel 2020, pari al 30% del budget originario, e la programmata riduzione di ulteriori 2,5-3 miliardi nel 2021, pari al 30%-35% di quanto originariamente previsto per lo stesso anno a piano. Quanto alla produzione 2020, è attesa a 1,75-1,80 milioni di barili al giorno per via della modifica delle previsioni a causa dei tagli sui capex e degli effetti del Covid-19, oltre che per la riduzione della domanda di gas mondiale. Eni prevede poi la rifasatura di alcuni progetti nell’upstream che potranno essere riavviati rapidamente al ripresentarsi delle condizioni ottimali e azioni diffuse di risparmio dei costi per 600 milioni nel 2020, oltre al già annunciato stop al piano di buy-back per il 2020.

Il fronte liquidità
Sul fronte liquidità, il gruppo, che ha chiuso il trimestre con un debito di 18,6 miliardi in aumento di 1,5 miliardi sul 2019 (12,2 miliardi escludendo l’effeto dell’Ifrs 16, +1,4 miliardi sull’anno prima), sottolinea di essere ben posizionato per superare l’attuale congiuntura grazie alla resilienza del proprio portafoglio di asset oil & gas convenzionali a basso prezzo di breakeven e alla solidita della posizione finanziaria netta. Al 31 marzo, infatti, la compagnia dispone di liquidità per 16 miliardi di cui 3,6 miliardi di attivi di tesoreria, 6,6 miliardi investiti in attività liquide, 1,1 miliardi di crediti finanziari a breve e 4,7 miliardi di linee di credito committed. E, allo scenario2020 di 45 dollari al barile, è previsto un flusso di cassa ante varizioni del capiale circolante adjusted di 7,3 miliardi.

Per approfondire:
Energia pulita: Eni ed Enea si alleano per spingere sulla fusione nucleare
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