ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl piano di lungo termine

Eni guarda al 2050 e punta su un futuro sempre più “green”

Forte accelerazione sulle energie rinnovabili e produzione oil&gas che, dopo aver raggiunto il suo picco nel 2025, tenderà a ridursi. E completamento della svolta sostenibile in tutti i business

di Celestina Dominelli

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Forte accelerazione sulle energie rinnovabili e produzione oil&gas che, dopo aver raggiunto il suo picco nel 2025, tenderà a ridursi. E completamento della svolta sostenibile in tutti i business


4' di lettura

L’obiettivo è chiaro: condurre in porto la trasformazione che l’ad Claudio Descalzi ha voluto fin dal suo arrivo al timone del gruppo, nel maggio 2014, per consentire a Eni di traguardare la crisi più dura che ha impattato sulle major oil, completando quel “cambio di pelle” non più differibile in uno scenario progressivamente dominato dalle energie “verdi”. Ecco perché il piano annunciato venerdì 28 febbraio da Eni cammina su un dobbio binario con una strategia di lungo termine al 2050 e una al 2023 che hanno l’ambizione di disegnare un gruppo sempre più “green” in cui la produzione “core” dell’oil&gas tenderà a ridursi a partire dal 2025 dopo aver raggiunto il suo picco massimo (e con il gas che rappresenterà al 2050 l’85% del mix produttivo).

La spinta garantita dal rodato “motore” dell’upstream
Il duplice piano consegnato al mercato fissa dunque una serie di obiettivi a stretto e ad ampio raggio, ribadendo innanzitutto, nel medio periodo, il ruolo cruciale dell’upstream (la ricerca e la produzione di idrocarburi) che continuerà a spingere a un ritmo del 3,5% annuo fino al 2025 e che sarà sostenuto anche da una più che significativa valorizzazione delle riserve e da nu0ve scoperte (2,5 miliardi di barili da qui al 2023) senza tralasciare, come da filo rosso che percorre l’intera strategia, l’esigenza di assicurare la sostenibilità della produzione con progetti di conservazione delle foreste e di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, su cui gli uomini di Eni sono al lavoro da tempo.

La svolta “green” in tutti i business
Un’impronta decisamente “green”, dunque, che Eni è intenzionata a sviluppare anche sul fronte delle rinnovabili, alzando nettamente il livello di sviluppo che dovrebbe superare i 55 gigawatt al 2050. E anche la raffinazione e la chimica vedranno incrementare la loro componente “bio”. Tradotto: sempre più prodotti decarbonizzati dalle raffinerie di Eni, mentre negli impianti della chimica - leggi Versalis -si punterà sempre più a tecnologie che garantiscano sostenibilità delle produzioni e riciclo dei materiali. Un’accelerazione molto forte, quindi, che guarda alla creazione di valore nel lungo termine e che si alimenta di fondamentali solidi, a cominciare dal flusso di cassa organico cumulato che, da qui al 2023, è atteso sopra i 25 miliardi nel “cuore” della macchina (l’upstream).

Il piano di investimenti al 2023
Ma, per trasformare l’Eni nel lungo periodo, i suoi vertici metteranno intanto in campo nei prossimi 4 anni investimenti per 32 miliardi con un 74% destinato all’upstream (e la rotta puntata soprattutto su alcune aree chiave, a partire dal Medioriente) e rafforzeranno, come detto, la “gamba” rinnovabile con uno sforzo di 4 miliardi (il 30% in più del precedente piano) per fonti verdi, efficienza energetica, economia circolare e abbattimento del flaring, vale a dire la combustione di gas associato alla produzione di olio (in particolare in Nigeria e Libia). Il tutto potendo contare anche sulla capacità di abbassare ulteriormente la neutralità di cassa (cioè il livello che consente al gruppo di ripagare con la propria cassa dividendi e investimenti) a 45 dollari al barile (oltre 10 dollari sotto l’asticella attuale). Senza dimenticare gli azionisti ai quali Eni consegnerà una cedola in crescita a 0,89 euro per azione (+3,5%) e una politica di remunerazione progressiva sostenuta anche grazie a una manovra di riacquisto di azioni proprie (buyback) per 400 milioni nel 2020.

Il target assai ambizioso di riduzione delle emissioni
È questa, quindi, la “nuova Eni” che, rimarca il suo ceo Descalzi, vuole ridurre significativamente «l’impronta carbonica del suo portafoglio». E, per farlo, non cambierà solo il business ma scommetterà su un calo consistente al 2050 dell’80% delle emissioni di gas serra, sia dirette (scope 1) che indirette (scope 2 e 3), quantificato attraverso una metodologia totalmente nuova e onnicomprensiva (che ha avuto il “timbro” del Rina, società indipendente di certificazione) e superiore all’asticella fissata dall’Agenzia Internazionale per l’energia (Iea) nello scenario giudicato compatibile con quanto stabilito dagli accordi di Parigi sul clima.

I conti del 2019
La scelta di un doppio piano d’azione ha raccolto l’apprezzamento del mercato a giudicare dai primi report diffusi a valle del duplice annuncio (Santander, Equita, Barclays) che considerano la strategia a lungo termine «un catalizzatore positivo» per il titolo del gruppo. Che contestualmente ha diffuso anche i risultati del 2019 chiusi con un utile netto adjusted - cioè depurato dalle partite straordinarie - a 2,88 miliardi (-37% rispetto al 2018, mentre nell’ultimo trimestre è stato di 550 milioni, in calo del 62% sullo stesso periodo dell’anno prima), l’utile operativo adjusted a 8,6 miliardi (-24%, nel trimestre, invece, a 1,8 miliardi in riduzione del 40%), mentre i ricavi si sono attestati a 69,9 miliardi (-8% sull’anno e -19% nel trimestre con l’asticella a 16,2 miliardi). Il debito, infine, è pari a 11,5 miliardi, in aumento del 38% rispetto al dato del 2018 e risente in particolare dell’acquisizione di Adnoc Refining (per 2,9 miliardi).

Per approfondire:

Eni svela il piano: cedola più ricca nel 2019 e al via programma di buyback
Descalzi (Eni): «I rifiuti sono il petrolio del futuro»
Eni accelera sul riciclo dei rifiuti, tecnologia per trasformarli in olio

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