Inchiesta

Eni Nigeria: indagati a Brescia pm De Pasquale e Spadaro

Ipotesi di rifiuto d’atti d’ufficio in relazione al processo Eni/Shell-Nigeria di cui mercoledì il Tribunale ha depositato le motivazioni dell’assoluzione di tutti gli imputati

2' di lettura

Il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro sono indagati dalla Procura di Brescia con l’ipotesi di rifiuto d’atti d’ufficio in relazione al processo Eni/Shell-Nigeria di cui ieri il Tribunale ha depositato le motivazioni dell’assoluzione di tutti gli imputati. L’iscrizione risalirebbe a una decina di giorni fa dopo l’interrogatorio del pm Paolo Storari, pure lui indagato a Brescia per il caso dei verbali dell’avvocato Amara e i contrasti con i vertici del suo ufficio. La segnalazione del procedimento a carico dei due pm è arrivata al pg della Cassazione Salvi, al Csm e al Ministero della Giustizia.

I pm di Milano De Pasquale e Spadaro sono indagati in quanto – scrive l’Ansa – pur avendo la consapevolezza della falsità delle prove portate dall’ex manager di Eni Vincenzo Armanna alla pubblica accusa, avrebbero omesso di mettere a disposizione delle difese e del Tribunale gli atti su tale falsità, nel corso del dibattimento sul blocco petrolifero Opl245. L’inchiesta bresciana riguarda oltre a un video tra Armanna e l’avvocato Piero Amara anche i documenti, a loro trasmessi dal pm Paolo Storari, relativi a un versamento di 50mila dollari da un conto dello stesso Armanna a un teste, Isaak Eke.

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Storari, interrogato dai pm di Brescia il 19 maggio sul caso dei verbali di Amara e sui contrasti coi vertici dell’ufficio anche sulla gestione del fascicolo sul ’falso complotto Eni’, avrebbe informato gli stessi vertici che l’ex manager Eni e imputato Vincenzo Armanna aveva prodotto ai pm del processo Eni-Shell/Nigeria chat ’modificate’ di suoi dialoghi con un teste, che lui avrebbe pagato. Nel processo, però, non sarebbero state depositate le chat corrette trovate nel telefono di Armanna. E’ un altro degli aspetti dell’indagine della Procura bresciana nella quale sono indagati i pm De Pasquale e Spadaro.

Come hanno scritto i giudici nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di tutti gli imputati del caso Eni/Shell-Nigeria, i due pm non hanno depositato agli atti un video tra Armanna e l’avvocato Piero Amara. Video di cui ha parlato al Procuratore della Repubblica di Brescia Francesco Prete e al pm Donato Greco Roberto Casula, ex manager della compagnia petrolifera, tra le persone finite sotto processo per corruzione internazionale e poi scagionate. Isaak Eke, invece, teste convocato da De Pasquale e Spadaro in dibattimento e definito il ’vero Viktor’, secondo gli atti trasmessi da Storari, non si è presentato in aula ritenendo il ’compenso’ di 50 mila euro insufficiente, e al suo posto sarebbe venuto un amico.

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