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Eni, ok inglese alla licenza per lo stoccaggio di CO2

Il ceo Descalzi: «Progetto di vitale importanza per i target di emissioni zero»

di Celestina Dominelli

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3' di lettura

Eni accende i motori per realizzare in Inghilterra un progetto di stoccaggio di anidride carbonica dopo aver messo in pista un piano per Ravenna, dove si punta a realizzare il più grande centro di cattura e stoccaggio della CO2 (Ccs) al mondo, e dopo l’esperienza ultraventennale maturata con Equinor in Norvegia dove il governo ha inserito da tempo la Ccs tra le prime cinque priorità nel settore dello sviluppo e della crescita energetica del Paese.

Ora per il gruppo guidato da Claudio Descalzi si apre ufficialmente la partita inglese: la licenza, assegnata dall’Autorità britannica per il petrolio e il gas (Oil and Gas Authority-Oga), riguarda un’area situata nella porzione della Baia di Liverpool, nel Mare d’Irlanda Orientale, in cui il Cane a sei zampe conta di utilizzare i giacimenti esausti di idrocarburi (Hamilton, Nord Hamilton e Lennox) e di riconvertire le relative infrastrutture per lo stoccaggio permanente della CO2 catturata nell’Inghilterra nordoccidentale e nel Galles settentrionale.

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«Pilastro essenziale»

«Sono molto soddisfatto e orgoglioso per l’assegnazione della licenza CS004 per lo stoccaggio di anidride carbonica nel Regno Unito, la prima licenza di questo genere per Eni - è il commento del numero uno Claudio Descalzi -. Questo è un progetto di vitale importanza per Eni e rappresenta un traguardo fondamentale per gli obiettivi di “zero emissioni” del Regno Unito, oltre a essere un pilastro essenziale della strategia per la transizione energetica e la decarbonizzazione in cui Eni è fortemente impegnata».

Il Recovery Fund acceleratore per la transizione energetica

La licenza durerà sei anni ed è propedeutica alla messa a punto del progetto definitivo che dovrà essere nuovamente sottoposto al vaglio dell’Authority britannica e con il quale l’Eni punta sia a contribuire ai piani di decarbonizzazione di quella parte del Regno Unito sia a collaborare con le imprese industriali per catturare e trasportare la CO2 dagli stabilimenti esistenti e dai futuri siti di produzione dell’idrogeno. 

Quest’ultimo rappresenta infatti uno gli approdi finali del progetto che così congegnato, analogamente a quanto avverrà a Ravenna, spianerebbe la strada all’idrogeno “blu”, prodotto attraverso il gas naturale e poi decarbonizzato e che sarà utilizzato come combustibile di transizione per il riscaldamento, l’elettricità e i trasporti nell’ambito del piano britannico di taglio delle emissioni. A regime, grazie alla licenza inglese, Eni conta di riuscire a ottenere 200 milioni di tonnellate di CO2 stoccate con 3 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica, nella fase iniziale del progetto, che potrebbero essere iniettate nei giacimenti britannici.

Il progetto inglese di Eni vale circa 1,5-1,7 miliardi di euro, ma si tratta di una stima molto prudenziale che non tiene conto della necessità di realizzare ulteriori pipeline per ottimizzare la cattura della CO2 e la produzione di idrogeno. Il tassello del gruppo italiano si inserisce infatti in una strategia più ampia, HyNet North West, con cui il governo britannico mira a fare dell’area una sorta di modello da replicare in tutto il Regno Unito con la creazione di un cluster industriale a basse emissioni di carbonio.

Hynet North West dovrebbe comprendere lo sviluppo di un nuovo gasdotto per l’idrogeno e la realizzazione di una infrastruttura di cattura e stoccaggio del carbonio. Ed Eni è destinata a giocare la partita in prima linea.

«L’Oga è molto lieta di concedere la licenza a quello che confidiamo sia un progetto di grande successo - ha sottolineato Andy Samuel, il numero uno dell’Authority britannica -. Hynet è un esempio entusiasmante di integrazione energetica in atto che comprende il riutilizzo di infrastrutture esistenti e giacimenti esauriti per lo stoccaggio di notevoli quantità di anidride carbonica e la generazione di idrogeno per molteplici applicazioni innovative».

Tassello fondamentale per la transizione energetica

Nei giorrni scorsi, l’ad Descalzi aveva parlato del progetto nel Regno Unito intervenendo all’Italian Energy Summit del Sole 24 Ore organizzato da 24 Ore Eventi. «La cattura della CO2 è un tassello fondamentale per la transizione energetica ed è stato identificato come tale sia dall’Agenzia internazionale per l’energia (che le ha dedicato di recente uno studio ad hoc, ndr) sia dalla Commissione Europea», aveva detto il ceo non prima di ricordare lo stato di avanzamento dell’altro grande progetto, quello di Ravenna: «È già molto maturo e infatti l’abbiamo presentato all’interno del Recovery Plan».

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