ENergia e digitalizzazione

Eni: punta sul digitale, algoritmi per supportare la transizione energetica

L'intervista a Dario Pagani, executive vice president del gruppo

di Alessandra Capozzi

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L'intervista a Dario Pagani, executive vice president del gruppo


4' di lettura

La trasformazione digitale nell'oil & gas sarà un vero e proprio traino di nuovi modelli di business. Eni, che da tempo ha investito nella digitalizzazione parla del suo modello, orgogliosa di mantenere l'Italia al centro della trasformazione. Dario Pagani, executive vice president e Information & communication technology di Eni, spiega a DigitEconomy.24 (report di Radiocor e Luiss Business School) che l'emergenza Covid-19 si è configurata come uno stress test per l'azienda e anche per il Paese, ma può essere un acceleratore per superare la crisi.

Eni ha scommesso e sta scommettendo molto sulla digitalizzazione anche con ingenti investimenti. Qual è il vostro modello?


In Eni la trasformazione digitale interessa tutta l'azienda. Gli ambiti su cui le tecnologie digitali stanno trovando maggiori opportunità variano in modo diverso lungo la catena del valore di un'energy company: la trasformazione digitale migliora la sicurezza delle persone riducendone i rischi operativi, assicura l'asset integrity, aumenta l'efficienza energetica. Partendo dallo studio del sottosuolo, su cui l'azienda ha da anni investito in tecnologia Hpc (High performance computing), Eni nel tempo ha saputo trasformare la capacità di processare grandi quantità di dati in un vantaggio competitivo. Il nuovo supercomputer di Eni, HPC5 – il più potente al mondo in ambito industriale – fornisce una potenza di calcolo fondamentale per l'evoluzione dell'azienda, in grado di accelerare la ricerca sulle fonti di energia pulita. Il nostro modello coniuga persone, tecnologie e competenze per la creazione di valore con la passione per l'innovazione. L'aspetto vincente di questo modello, motivo per Eni di grande orgoglio, è che l'Italia è sempre al centro di questa trasformazione: dall'ideazione dei progetti, alla collocazione del Green data center (in provincia di Pavia, ospita l'HPC5 e i sistemi informatici centrali di Eni) come alla realizzazione del primo impianto completamente digitalizzato in Val d'Agri.

Quanto la digitalizzazione può cambiare il mondo dell'energia e dell'oil & gas? Oltre ai vantaggi ci sono anche rischi?

La digitalizzazione sarà sempre più un supporto strategico per l'evoluzione del settore e, nello specifico nella transizione energetica. Il suo ruolo cambierà: da elemento di miglioramento di processo a vero e proprio traino di nuovi modelli di business, ad esempio tutto il tema dell'economia circolare e della smart energy. Ovviamente ci sono anche rischi: tra questi senza dubbio la maggiore esposizione agli attacchi cyber e in generale alla resilienza dell'infrastruttura tecnologica, temi sui quali Eni è molto attenta.

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Che cosa cambia per l'azienda e anche per le persone?


Noi abbiamo adottato una strategia di "Employee relationship management", abilitata proprio dalle tecnologie digitali, che mette al centro dei servizi il dipendente, con l'obiettivo di renderne il lavoro più efficiente e produttivo, in mobilità come in ufficio – come diciamo noi "Eni-time, Eni-where, Eni-way". E' fondamentale, inoltre, promuovere un nuovo approccio al lavoro, prevedendo iniziative di informazione e coinvolgimento mirate, insieme alla formazione per lo sviluppo e la valorizzazione delle competenze, oltre che innovation challenge e hackathon interni che stimolano le persone e facilitano la contaminazione di idee. Chi ne guadagna è il "sistema" che cresce in termini di business, sviluppa nuovi modi di lavorare e migliora la qualità del work-life balance.


L'emergenza Covid-19 ha reso indispensabile il progresso verso la digitalizzazione. Quanto ha aiutato e cosa si deve fare ancora?

La gestione dell'emergenza si è configurata da subito come il più grande stress test per le infrastrutture digitali, per la nostra azienda e per l'intero Paese. In questo contesto, grazie al percorso di evoluzione delle infrastrutture intrapreso negli ultimi anni per rendere Eni più resiliente ed agile, è stato possibile, in neanche due giorni, mettere in smart working più di 21.000 persone. Da aprile, Eni ha poi messo HPC5 e le proprie competenze di modellazione molecolare a disposizione della ricerca sul Coronavirus all'interno del progetto europeo EXSCALATE4CoV, che aggrega istituzioni e centri di ricerca di eccellenza in Italia e altri Paesi europei, al fine di individuare i farmaci più sicuri e promettenti nella lotta al Covid-19.


La vostra esperienza e i vostri investimenti possono essere utili per superare la crisi? E su cosa ancora si deve lavorare?

Certamente sì; il focus dell'azienda, anche a valle del periodo di emergenza Coronavirus, è proseguire nel percorso già avviato verso la transizione energetica. In tal senso si stanno già compiendo passi avanti anche dal punto di vista tecnologico: infatti, su HPC5 gli algoritmi proprietari sviluppati da Eni saranno usati sempre di più per supportare la transizione energetica. Su HPC5 girano programmi originali per la ricerca sulla fusione a confinamento magnetico, modellazioni teoriche delle molecole e dei polimeri fotoattivi per la cattura dell'energia solare, modelli matematici che combinano informazioni meteo-marine per sfruttare l'energia del moto ondoso. Tutto ciò può certamente essere un acceleratore per superare la crisi e allo stesso tempo sviluppare modelli di business in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

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