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Eni, il rialzo dei prezzi degli idrocarburi spinge i conti del trimestre

Utile netto a quota 3,27 miliardi di euro rispetto ai 270 milioni del primo trimestre 2021, mentre l’utile operativo adjusted risulta quadruplicato

di Celestina Dominelli

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4' di lettura

Il rialzo dei prezzi degli idrocarburi, sostenuti dai migliori fondamentali e da un mercato corto del gas naturale, spingono i conti di Eni. Che arriva al giro di boa del primo trimestre con un utile netto di 3,27 miliardi di euro rispetto ai 270 milioni del primo trimestre 2021, mentre l’utile operativo adjusted, depurato delle partite straordinarie, risulta quadruplicato rispetto al dato fatto registrare nei primi tre mesi dello scorso anno e si attesta a 5,19 miliardi a fronte dei 3,87 miliardi del 2021, in crescita del 300 per cento. A trainare la performance del gruppo guidato da Claudio Descalzi sono i solidi risultati dell’E&P, l’esplorazione e produzione, il motore della macchina di Eni che continua a marciare a pieni giri e che ha chiuso il trimestre con un ebit adjusted di 4,38 miliardi, con un incremento di 3 miliardi sul dato dei primi tre mesi del 2021. E questo nonostante il leggero arretramento della produzione che registra un -5% con un livello pari a 1,6 milioni di barili.

Descalzi: rilevanti sviluppi strategici nel trimestre

«Il trimestre è stato caratterizzato da rilevanti sviluppi strategici per Eni - spiega il numero uno di Eni, Claudio Descalzi, a valle della diffusione dei risultati -. Abbiamo concluso con successo l'iter di quotazione della nostra consociata upstream norvegese, Vår Energi, della quale adesso deteniamo il 64%, e abbiamo lanciato con BP l'operazione di integrazione dei rispettivi rilevanti portafogli upstream in Angola. Plenitude, la nostra controllata che integra le energie rinnovabili con il retail gas&power, procede verso la quotazione entro il 2022, subordinata alle condizioni di mercato ed abbiamo annunciato la prossima costituzione di una impresa per la Mobilità Sostenibile che combinerà le nostre bioraffinerie, il nostro network di punti vendita multi-prodotto, multi-servizio e la relativa clientela. Abbiamo completato con successo l'offerta iniziale di sottoscrizione presso il listino londinese delle azioni di Neoa, un veicolo che identificherà opportunità di acquisizioni nei settori della decarbonizzazione e transizione energetica».

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La solidità e resilienza del business

Quanto ai numeri, il ceo non nasconde la propria soddisfazione ed evidenzia come la performance del gruppo abbia dimostrato «solidità e resilienza in un contesto di estrema volatilità dei prezzi e di incertezza a causa della guerra in corso e delle tensioni internazionali». Descalzi sottolinea anche l’ottimo risultato conseguito sul fronte dell’ebit rettificato che ha toccato quota 5,2 miliardi di euro, con un incremento di 3,9 miliardi rispetto al primo trimestre 2021, e rimarca, come detto, «il robusto andamento della E&P (Exploration & Production) grazie al forte scenario prezzi, e di Ggp (Global gas and lng portfolio)».

La rigorosa disciplina finanziaria

Per il numero uno i risultati sono anche il frutto di una rigorosa disciplina finanziaria. «Era cruciale - aggiunge - che in un mercato caratterizzato da tale volatilità, rimanessimo finanziariamente disciplinati e in tal modo abbiamo generato un free cash flow organico di 1,8 miliardi di euro, nonostante i maggiori fabbisogni di capitale circolante connessi alla stagionalità delle vendite di gas resi ancora più accentuati dall'aumento delle quotazioni delle materie prime. In conclusione, è stato un trimestre di evidenti progressi nell'attuazione della nostra strategia volta a garantire sicurezza e sostenibilità del sistema energetico, mantenendo il nostro forte impegno a una giusta transizione energetica e alla creazione di valore per i nostri stakeholders».

La diversificazione energetica al fianco del governo

Descalzi ripercorre poi le scelte messe in campo dal gruppo anche rispetto all’impatto del conflitto in Ucraina e mette in fila la ricerca, al fianco del governo, di fornitori alternativi rispetto al mercato russo del gas. «Abbiamo reagito con rapidità alle mutate condizioni del mercato energetico facendo leva sulla dimensione globale del nostro settore upstream e sulle consolidate relazioni con i Paesi produttori per identificare nuove opportunità di forniture per l'Europa, incrementali e alternative a quelle esistenti», rammenta il ceo che ricorda le intese siglate nelle scorse settimane alla presenza del premier Mario Draghi e dei ministri Luigi Di Maio (Affari esteri) e Roberto Cingolani (Transizione Ecologica). «Abbiamo concluso importanti accordi con Algeria, Egitto e Congo, e un altro ancora in Angola, che rafforzano ulteriormente le attività congiunte con le società di Stato locali con l'obiettivo di promuovere maggiori flussi di export di gas naturale a beneficio dell'Italia e dell'Europa nel contesto della transizione verso un'economia decarbonizzata».

L’outlook 2022

Con uno sguardo al prosieguo dell’anno, poi, la produzione di idrocarburi è confermata in 1,7 milioni di barili al giorno allo scenario di 80 dollari al barile. Viene inoltre rivista al rialzo la guidance dell'utile operativo adjusted del settore gas, atteso a circa 1,2 miliardi di euro rispetto al precedente target di 900 milioni, considerando l'evoluzione attesa del mercato. Le previsioni di Eni indicano una variazione di 140 milioni di euro del free cash flow per ogni dollaro di variazione nel prezzo del Brent e di circa 600 milioni di euro per ogni variazione di 5 centesimi nel tasso di cambio dollaro/euro rispetto alla nuova assunzione di un cambio 1,115 tra euro e dollaro nel 2022, e con un prezzo del Brent ipotizzato a 90 dollari al barile.

Confermata l’Ipo di Plenitude entro il 2022

Nella guidance 2022 c’è anche un passaggio su Plenitude, prossima alla quotazione a Piazza Affari. L’ebitda della società è atteso superiore a 0,6 miliardi in linea con i target. Confermata poi la previsione di 2 gigawatt di capacità installata da fonti rinnovabili a fine 2022 (al 100%). Il futuro sarà segnato dallo sbarco in Borsa. Nella nota diffusa dal gruppo si legge infatti che «è anche confermata l’offerta pubblica di azioni della controllata e la quotazione sul listino milanese attraverso una Ipo entro il 2022, soggetta alle condizioni di mercato».

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