Il piano

Eni scommette su Ravenna per spingere l’idrogeno blu

Il gruppo vuole creare il più grande centro di cattura e stoccaggio della CO2 per sfruttare giacimenti ormai esauriti e infrastrutture esistenti

di Celestina Dominelli

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Il gruppo vuole creare il più grande centro di cattura e stoccaggio della CO2 per sfruttare giacimenti ormai esauriti e infrastrutture esistenti


3' di lettura

La direzione al 2050 l’ha indicata nelle scorse settimane la Commissione europea decisa a innalzare fino al 13-14% l’attuale peso dell’idrogeno, che oggi vale meno del 2 per cento, nel mix energetico puntando nel lungo periodo soprattutto sulla generazione da fonti rinnovabili. Per raggiungere un simile obiettivo, Bruxelles ha perciò deciso di aumentare in modo consistente la produzione di elettrolizzatori che, utilizzando l’energia elettrica per scomporre l’acqua in idrogeno e ossigeno, consentono di ottenere il cosiddetto idrogeno “verde”, sia di promuovere in fase transitoria anche l’idrogeno “blu”, quello cioè ottenuto dal gas naturale con cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs, carbon capture and storage) in modo da ridurne le emissioni e rendere competitiva la sua produzione. Una strada, quest’ultima, su cui le compagnie energetiche, a cominciare da Eni, si sono già attivate includendolo nelle loro strategie di decarbonizzazione.

La scommessa di Ravenna

Per il gruppo guidato da Claudio Descalzi, che mira a conseguire al 2050 la riduzione dell’80% delle emissioni nette riferibili all’intero ciclo di vita dei prodotti energetici venduti e del 55% dell’intensità emissiva, la produzione e l’utilizzo di idrogeno blu rinvia al progetto per realizzare a Ravenna il più grande centro di cattura e stoccaggio di anidride carbonica al mondo. Con il gruppo intenzionato a candidare il piano di trasformazione del sito ravennate al primo bando, atteso a stretto giro, per accedere alle risorse del Fondo europeo per l’innovazione. Ma come? Sfruttando, da un lato, l’enorme potenziale di stoccaggi collegato ai giacimenti di gas offshore ormai esauriti del medio Adriatico, con una capacità compresa tra 300 e 500 milioni di tonnellate, e, dall’altro, mettendo a fattor comune, in un’ottica di economia circolare, il tessuto industriale e logistico già presente, le infrastrutture esistenti ancora operative, una filiera dalle elevate competenze e i sistemi di cattura della CO2. Il cui ruolo è stato riconosciuto anche dall’Agenzia internazionale per l’Energia che, nell’ultimo World Energy Outlook, attribuisce tecnologie di Ccus (non solo cattura e stoccaggio, ma anche utilizzo dell’anidride carbonica) un contributo importante nella riduzione delle emissioni al 2050.

Un piano in più fasi

Il progetto si articolerà per step e consentirà di valorizzare la filiera locale e le competenze specifiche maturate nel corso degli anni, di creare nuove opportunità di lavoro e, soprattutto, di decarbonizzare l’intera attività di Eni, nonché quella di altre realtà industriali, favorendo lo sviluppo di un distretto energetico “blu”, anche grazie alla produzione di idrogeno.

La prima fase prevede la cattura di parte delle emissioni provenienti dalle centrali a gas di Casal Borsetti e del polo chimico di Versalis per poi stoccare la CO2 nei giacimenti esauriti o in via di esaurimento. L’avvio del progetto è previsto entro il 2021 a valle del via libera alle autorizzazioni necessarie con il gruppo che, come ha spiegato lo stesso ad Descalzi in una intervista rilasciata al Sole 24 Ore (si veda l’edizione del 2 luglio), sta già collaborando con il ministero dello Sviluppo Economico per il prototipo. Il giacimento che servirà per lo stoccaggio è invece quello di Porto Corsini Mare Ovest che fa parte della centrale di Casal Borsetti: la scelta del sito è legata alla particolare vicinanza al polo industriale di Ravenna e alle sue caratteristiche dal momento che si trova nella fase matura del suo ciclo produttivo e il suo “identikit” lo rende un giacimento idoneo per lo stoccaggio.

Con il passaggio alla fase di sviluppo di Ravenna, destinata a diventare un vero e proprio hub per tutto il Mediterraneo, si entra nel vivo del progetto con la decarbonizzazione delle attività di Eni nella zona in modo da raggiungere fino a 2 milioni di tonnellate l’anno (Mtpa) di volumi di CO2. Un’asticella destinata a salire con lo step successivo che sancirà l’espansione a supporto di altre aree industriali del gruppo prossime a Ravenna, come Ferrara e Mantova, per arrivare a una capacità di 5 Mtpa. L’ulteriore tassello, nelle intenzioni di Eni, contribuirebbe poi a ridurre l’impronta carbonica di siti industriali nazionali e internazionali collegabili via mare o mediante trasporto ferroviario. Insieme alla cattura e allo stoccaggio della CO2, Ravenna rappresenterà quindi anche un driver per la produzione e l’utilizzo di idrogeno blu con l’eventuale distribuzione a utenze industriali e alla mobilità sostenibile.

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