DOPO GLI SCONTRI NEL PAESE

Eni: situazione sotto controllo in Libia, monitoriamo sviluppi

di Celestina Dominelli


La scommessa di Eni nel Golfo Persico: dal Bahrain agli Emirati, ecco le ultime mosse

3' di lettura

L’escalation degli scontri armati in Libia, stretta tra l’offensiva del generale Khalifa Haftar su Tripoli e la risposta delle forze leali al Governo di unità nazionale (Gna), riconosciuto dalla comunità internazionale e guidato dal premier Fayez al-Serraj, non ha impattato, almeno per il momento sulle attività di Eni nel paese.

«La situazione nei campi petroliferi è sotto controllo e stiamo monitorando l’evolversi della vicenda con molta attenzione», è la posizione fatta filtrare in queste ore dal gruppo guidato da Claudio Descalzi dopo le voci di un piano di evacuazione dei dipendenti attivi a Tripoli messo in campo dall’azienda dopo le ultime mosse di Haftar che marcia verso la capitale dove, hanno precisato le stesse fonti, «Eni attualmente non ha personale presente».

Eni: situazione sotto controllo
Il gruppo mantiene insomma alta l’attenzione sul paese, ma al momento non ci sono rischi per il business né per i dipendenti. Quanto agli espatriati italiani di Eni in Libia, la loro presenza è ridottissima e limitata ad alcuni siti operativi offshore dove a essere impegnate sono soprattutto risorse locali che garantiscono lo svolgimento regolare delle attività produttive. Le operazioni in Libia vengono gestite dalla sede maltese di Eni. Anche perché la Libia rimane comunque uno dei motori principali del gruppo: nel 2017 oltre il 20% della produzione di idrocarburi è arrivato da lì, 384mila barili al giorno di olio equivalente, il livello più elevato mai registrato nella storia di Eni nello Stato africano. E attualmente si viaggia sotto i 300mila barili (attorno ai 280mila al momento) che ne fanno il secondo Paese per produzione nel business di Eni alle spalle dell’Egitto.

L’ultimo viaggio di Descalzi a Tripoli
L’ultimo viaggio di Descalzi a Tripoli risale a novembre scorso: una visita lampo per incontrare il premier al-Sarraj e fare un punto delle attività libiche di Eni, anche alla luce del recente start-up del progetto di Bahr Essalam Fase 2 a fine luglio dello scorso anno che completa lo sviluppo del più grande giacimento a gas in produzione nell’offshore libico e che dovrebbe incrementare il potenziale produttivo di circa 400 milioni di piedi cubi di standard gas al giorno (pari a 11,3 milioni di metri cubi).

L’andamento della produzione nel paese
Prima dello scoppio della rivoluzione, il Paese produceva 1,6 milioni di barili al giorno. Ma, con l’inasprirsi dello scontro interno nel 2010 sfociato nel cambio di regime, le attività petrolifere di Eni in Libia hanno subito uno stop per quasi un anno. Dal 2014, poi, dopo una iniziale fase a singhiozzo, per via del perdurare del conflitto civile, l’asticella si è attestata su una media di 350-400 mila barili giornalieri, fino al picco di 384mila barili del 2017.

Le attività di Eni in Libia
Nell’upstream, l’attività di Eni è condotta nell’offshore del Mediterraneo di fronte a Tripoli e nel deserto libico per una superficie complessiva sviluppata e non di circa 27mila chilometri quadrati (di cui circa 13mila in quota Eni). L’attività di esplorazione e sviluppo è raggruppata in sei contratti. Per l’onshore: area A, comprendente l’ex Concessione 82 (Eni 50%); area B, ex-concessione 100 (Bu Attifel) e il Blocco NC 125 (Eni 50%); area E, con il giacimento El Feel (Elephant) (Eni 33,3%); area F, con il Blocco 118 (Eni 50%) e area D, con il Blocco NC 169, nell’ambito del Western Libyan Gas Project (Eni 50%). Nell’offshore, le attività sono invece distribuite tra l’area C, con il giacimento a olio di Bouri (Eni 50%) e l’area D, con il Blocco NC 41, parte del Western Libyan Gas Project. Nella fase esplorativa, Eni è operatore nelle Aree Contrattuali onshore A e B e offshore D. La parte gas rinvia al Green Stream, il “tubo” sotto il Mediterraneo che collega l’impianto di trattamento di Mellitah, sulla costa libica, con Gela in Sicilia, punto di ingresso della rete nazionale di gasdotti.

Il supporto al fabbisogno energetico locale
Nonostante l’incertezza politica, Eni è riuscita a mantenere la produzione su certi livelli garantendo peraltro alla popolazione locale l’energia necessaria. Va infatti ricordato che il gruppo è il principale fornitore di gas del mercato libico (gas che viene convogliato verso le centrali elettriche del paese e che consente così di soddisfare il fabbisogno energetico della popolazione): i dati disponibili parlano di un raddoppio negli ultimi quattro anni con 20 milioni di metri cubi al giorno destinati interamente alle centrali libiche per una capacità di generazione di energia di oltre 3 gigawatt.

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