ENERGIA

Eni, Total e Shell: il virus e l’effetto prezzi colpiscono i conti delle big energetiche

Nel semestre il gruppo italiano registra una perdita di 7,34 miliardi di euro. Rivista la politica della distribuzione delle cedole. Per Shell perdita record nel secondo trimestre. Total in profondo rosso, mai così male dal 2015

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Nel semestre il gruppo italiano registra una perdita di 7,34 miliardi di euro. Rivista la politica della distribuzione delle cedole. Per Shell perdita record nel secondo trimestre. Total in profondo rosso, mai così male dal 2015


4' di lettura

L’impatto del coronavirus sui conti dei big energetici europei è di quelli che lascia il segno. Eni, Total e Shell hanno diffuso a pochi minuti di distanza i risultati semestrali, e per tutte l’effetto della crisi pandemica è particolarmente pesante. Shell e Total mandano infatti in archivio i conti con perdite molto consistenti, mentre Eni ha rivisto la politica di dividendi per adattarla a uno scenario estremamente volatile e con prezzi del petrolio caratterizzati da estrema incertezza.

Eni rivede piano a breve-medio termine e ritocca il dividendo

Per il colosso italiano, il semestre si chiude con conti in rosso, come per l’intero comparto, anche se le perdite sono più contenute rispetto a quelle di altri big energetici, e con una revisione della strategia di breve-medio termine che include anche una correzione della politica dei dividendi. Con una nuova strategia che punta su una componente fissa parametrata a un prezzo del barile di almeno 45 dollari al barile e una “quota” variabile commisurata alla crescita del prezzo fino a 60 $/barile, oltre il quale il gruppo promette anche la riattivazione del piano di buyback (con un range compreso tra 400 e 800 milioni a seconda del prezzo del petrolio). In sostanza, con prezzi del Brent uguali o sopra 45 dollari al barile, il dividendo sarà composto da una valore base fissato a 36 centesimi per azione (che sarà assicurato nel 2020 anche se le previsioni indicano quotazioni medie annue del petrolio sotto l’asticella fissata dal gruppo), e una componente variabile che sarà calcolata come percentuale crescente, tra il 30 e il 45%, del free cash flow incrementale generato dallo scenario (900 milioni in più per ogni incrementod di 5 dollari al barile per il Brent) con prezzi, come detto, superiori a 45 dollari e fino a 60 dollari al barile.

La nuova stretta su costi e investimenti

Accanto al ritocco della cedola, Eni ha poi irrobustito le misure per fronteggiare gli effetti della pandemia dopo le azioni messe in campo nei mesi scorsi in quella che, l’ad Descalzi, definisce «la crisi peggiore nella storia dell’industria dell’oil&gas». In sostanza, per il 2020 Eni interverrà nuovamente a efficientare investimenti e costi, rispettivamente, per 2,6 miliardi di euro e 1,4 miliardi, con un taglio ulteriore rispetto a quanto comunicato in precedenza al mercato, di 300 milioni per i capex e 800 milioni per i costi. Nel 2021, le azioni di ottimizzazione porteranno invece a una manovra complessiva di 3,8 miliardi, di cui 1,4 miliardi di minori costi e 2,4 miliardi di riduzione di investimenti, con un intervento più deciso lato costi (che sarà strutturale nei due anni) rispetto al solo taglio degli investimenti (tra 2,5 e 3 miliardi) comunicato nei mesi scorsi.

Rimodulati i target produttivi. Crescono gli investimenti green

La revisione, che riguarda in termini di ottimizzazione soprattutto l’upstream, porta anche a una rimodulazione dei piani di produzione di olio e gas, ora previsti a circa 2 milioni di barili al giorno al 2023, arrivando poi a toccare il picco al 2025 con circa 2,05-2,10 milioni di barili equivalenti al giorno. Restano invece immutati tutti i target legati ai nuovi business della transizione energetica, anzi sono previsti fondi incrementali per 800 milioni per progetti collegati a bioraffinerie, generazione rinnovabile e crescita dei clienti retail, in linea con la volontà di Descalzi di potenziare significativamente la presenza del gruppo su questo versante. Come risultato della riprogrammazione, gli investimenti green sono destinati a pesare per il 17% sul totale della spesa nel quadriennio (rispetto al 12% del precedente piano) e arriveranno a rappresentare il 26% al 2023.

Scenario depresso e Covid impattano i conti

Quanto ai conti, impattati com’era prevedibile guardando anche ai numeri degli altri colossi energetici dal duplice effetto prodotto dallo scenario depresso e dalla pandemia, si chiudono con un risultato operativo adjusted mostra una perdita di 0,43 miliardi nel secondo trimestre (utile operativo adjusted di 2,28 miliardi del periodo di confronto) e nel semestre di 0,87 miliardi (-81% rispetto al 2019). Il risultato netto adjusted mostra una perdita di 0,71 miliardi nel secondo trimestre e di 0,66 miliardi nel semestre, dovute alla flessione dell'utile operativo a cui si aggiunge l'aumento del tax rate consolidato a causa dello scenario. Ne consegue una perdita netta di 4,41 miliardi e 7,34 miliardi rispettivamente nel secondo trimestre 2020 e nel primo semestre 2020. Il flusso di cassa netto da attività operativa adjusted pari a 3,26 miliardi nel semestre (-52% dal corrispondente periodo 2019); 1,31 miliardi nel trimestre (-61%). La produzione di idrocarburi scende a 1,71 milioni di boe/giorno nel trimestre, -6,6% rispetto al periodo di confronto (1,74 milioni di boe/giorno nel semestre, -5,1%). Al netto dell'effetto prezzo, la variazione è spiegata dagli effetti del Covid-19 e dai correlati tagli produttivi dell'Opec+ e riduzione della domanda gas (principalmente Egitto).

Shell, perdite pesanti nel secondo trimestre

La doppia morsa non risparmia nemmeno Shell che paga uno scotto molto più alto di Eni. Il gruppo anglo-olandese manda infatti in archivio i conti con una perdita netta di 18,1 miliardi di dollari nel secondo trimestre, a causa di enormi svalutazioni di attività che riflettono, come detto, un mercato petrolifero depresso dalla pandemia. Il gruppo anglo-olandese, che aveva generato un utile netto di 3 miliardi di dollari l'anno precedente, paga nei suoi numeri trimestrali un addebito di 16,8 miliardi di dollari causato dalla debolezza duratura dei prezzi del petrolio a causa della domanda profondamente impattata dall’emergenza coronavirus.

Total in profondo rosso, mai così male dal 2015

Numeri pesanti anche per Total, che ha registrato nel secondo trimestre la sua prima perdita netta dal 2015, appesantita dai forti deprezzamenti annunciati ieri e dalla caduta dei prezzi del greggio e dei margini di raffinazione. Il rosso nel trimestre ha raggiunto così gli 8,4 miliardi di dollari, contro un utile di 2,8 miliardi un anno prima, ha comunicato il colosso francese del petrolio e del gas.

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