Risanamento

Ennesima sfida da 100 milioni per la baraccopoli di Messina

di Nino Amadore

 Gli insediamento del capoluogo peloritano si fanno risalire addirittura al terremoto del 1908 che distrusse l’area dello Stretto

3' di lettura

Un articolo, 12 comma, 100 milioni di euro e la speranza di chiudere definitivamente una ferita. Possiamo sintetizzare così la norma, inserita in fase di conversione del decreto Covid (il Dl 1 aprile n. 44) cui si è arrivati dopo un lungo lavoro preparatorio partito da Messina e con la convergenza dei rappresentanti politici della città che hanno dimostrato in questa occasione unità di intenti e obiettivi: la ministra per Il Sud Mara Carfagna ha chiuso poi il cerchio.  In ballo c’è la salute e la qualità della vita di circa seimila persone (duemila famiglie) distribuite in 86 baraccopoli. Questa, dicono tutti, è la volta buona che si riesce a risolvere il problema dando una casa agli abitanti delle baraccopoli e riqualificando le aree che saranno liberate da questi precvari manufatti il più delle volte coperti con l’amianto che è la grande piaga della baraccopoli del capoluogo peloritano. Dei 100 milioni stanziati, a valere sul Fondo sviluppo e coesione, 75 milioni saranno disponibili da subito, 20 milioni l’anno prossimo e cinque milioni nel 2023. Secondo questa previsione, duinque, 115 anni dopo dovrebbe essere chiusa la ferita aperta con il terremoto che distrusse Messina e l’area dello Stretto.

L’articolo inserito come emendamento all’interno del testo del decreto legge 44 prova a essere il più dettagliato possibile proprio per evitare che l’occasione venga persa. Non è un caso che sia stata fatta la scelta di nominare, quale commissario per l’attuazione degli interventi, il prefetto di Messina il quale, entro 60 giorni dalla sua nomina, provvede alla esatta perimetrazione dell’area delle baraccopoli«anche ai fini delle strutture abitative da sottoporre a sgomberi e demolizione e alla predisposizione di un piano degli interventi » Non vi è dubbio che possa tornare utile al commissario il lavoro fin qui svolto dall’Agenzia per il risanamento delle baraccopoli voluta dall’amministrazione comunale guidata da Cateno De Luca e guidata da Marcello Scurria. La norma, al comma 8, dispone che per la predisposizione del piano il commissario acquisisca, in fase consultiva, le proposte del Comune di Messina entro e non oltre 10 giorni dalla richiesta. L’articolo 8 contiene un punto fondamentale per l’attuazione delle misure previste perché entra nel merito della tipologia di interventi necessari: «Il commissario straordinario - si legge - in raccordo con le strutture comnpetenti per le politiche abitative, effettua gli investimenti utili al ricollocamento abitativo delle persone residenti nell’area perimetrata, ivi inclusi l’acquisto e il conferimento al patrimonio del comune di Messina di immobili da destinare a unità abitative». una strada questa già segnata e percorsa dall’Agenzia guidata da Scurria e che ha consentito di trovare nuove unità abitative in un tempo ragionevole: «Siamo riusciti a fare in due anni quello che non era stato fatto in trenta» ha detto Scurria.

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La vera battaglia ora è quella che contro lo scetticismo soprattutto da parte di chi abita nelle baracche da sempre e ha già visto passare altre epoche di finanziamenti e impegni. Come quello della legge 10 del 1990: alla presidenza della Regione vi era Rino Nicolosi e vennero stanziati 500 miliardi di lire affiancati a un cronoprogramma preciso e a un piano di divisione della città. Di quei fondi ne vennero utilizzati 150 (sempre in lire) degli altri si sono perse le tracce. I piani particolareggiati sono stati approvati nel 2002 mentre nel 2004 la Regione ha approvato un altro finanziamento da 70 milioni.

E mentre ci si prepara al commissariamento e alla realizzazione degli interventi ora previsti dal parlamento nazionale si guarda al futuro ragionando sul più impegnativo dei cantieri: liberare e risanare le aree oggi occupate dalle baracche. Serviranno risorse ma soprattutto capacità di muoversi tra le norme ambientali perché in quel caso si tratta di interventi di bonifica di una certa complessità.

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